Convenzione Medicina generale. Quella di Ministero e Regioni è una buona proposta

Convenzione Medicina generale. Quella di Ministero e Regioni è una buona proposta

Convenzione Medicina generale. Quella di Ministero e Regioni è una buona proposta

Gentile Direttore,
abbiamo letto con piacere e con un po' di soddisfazione la proposta delle Regioni e del Ministero della Salute per il rinnovo dell’ACN della medicina generale pubblicata su QS. Una proposta che non prevede il passaggio alla dipendenza dei medici di medicina generale da noi proposto ma che nei fatti, se realizzata, è un avvicinamento sostanziale a quel modello.
 
Certo la bozza ricorda molto l’accordo sulla specialistica ambulatoriale interna più che il contratto della dipendenza ma intanto, rispetto all’ipotesi iniziale delle Regioni, si abbandona la terza ipotesi dell’accreditamento degli studi di medici di medicina generale e quindi si manda in soffitta la privatizzazione degli stessi. Un fatto questo estremamente positivo.
 
Nell’attuale proposta delle Regioni si introduce l’analogo tetto e debito orario del CCNL della dirigenza medica e dell’ACN della specialistica ambulatoriale superando, così, il primo tabù della completa autodeterminazione della categoria in termini di servizio reso. Un dispositivo da cui deriva un effetto ben preciso perché con esso con esso il medico di medicina generale, sia che operi nel suo studio che all’interno della casa della comunità, dovrà svolgere attività di medicina di iniziativa.
 
È innegabile che la proposta rappresenta un compromesso tra le due opzioni iniziali, cioè il mantenimento dell’attuale rapporto convenzionale o il passaggio al rapporto di dipendenza tout court; essa tuttavia è un buon compromesso, un lodo rispettabile tra le due ipotesi, che se realizzata potenzierebbe il ruolo del medico di medicina generale rendendolo parte integrante ed organica non solo della casa della comunità ma dello stesso distretto sociosanitario e quindi dell’Azienda Sanitaria Locale.
 
Il contratto è infatti un “costrutto sociale” che disciplina il rapporto di lavoro non sulla base di principi astratti ma su istituti e norme che tendono al raggiungimento di precisi obbiettivi.
 
Nei mesi precedenti eravamo intervenuti sempre su QS con un’ipotesi organica di riforma delle cure primarie che in parte larga ritroviamo nella attuale proposta delle regioni, proposta che riprendeva, contestualizzandole, le elaborazioni sulla riforma della medicina generale prodotte negli anni dalla CGIL ed in particolare dalla FP-CGIL Medici. Un’organizzazione sindacale di milioni di individui, il più grande sindacato europeo, che certo non si può rappresentare nei termini di lobby come avventatamente ha fatto un MMG che dovrebbe mostrare più cautela nell’uso delle parole.
 
Certo avremmo preferito, come insegnano positivamente l’esperienza iberica e lusitana del medico di famiglia dipendente, un medico di famiglia non più libero professionista bensì dirigente medico inserito in quello cha abbiamo definito un “contratto di filiera” con le sue peculiarità ma con gli stessi diritti, doveri, garanzie e prospettive, ad iniziare dallo stesso percorso formativo di specializzazione post-laurea, degli altri suoi colleghi dirigenti medici dipendenti delle Aziende sanitarie.
 
Un medico nuovo con un ruolo di “primario” del suo ambito di competenza; una battaglia che continueremo a portare avanti ma che ci fa in ogni caso apprezzare la proposta delle regioni.
 
E poi se il rinnovo dell’ACN della medicina generale facesse propria la proposta delle Regioni e del Ministero della Salute, mai dire mai a eventuali miglioramenti.
 
Roberto Polillo e Saverio Proia

11 Gennaio 2022

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