Coronavirus. Tre “lezioni” per il dopo

Coronavirus. Tre “lezioni” per il dopo

Coronavirus. Tre “lezioni” per il dopo

Gentile Direttore,
questo momento drammatico dovrebbe anche essere l’occasione per tenere un “notes” per il dopo, delle cose fatte bene e di quelle che abbiamo sbagliato per mettere a frutto tutto quello che stiamo imparando. Come sostiene Thomas Lee su Catalyst “nulla sarà come prima” e dobbiamo iniziare a pensarci ora. Vorrei solo proporre tre brevi riflessioni con tre titoli.
 
Primato del sapere e della scienza. In questi giorni le aziende sanitarie e la politica (spero) hanno o dovrebbero aver imparato che le decisioni più importanti derivano dai suggerimenti  di chi sa e di chi conosce, non da chi ha un ruolo gerarchico più alto. È vero, anche i medici possono avere opinioni diverse ma hanno un sistema implacabile di verifica, la sperimentazione e la pubblicazione sulle riviste scientifiche. Il “principio della falsificabilità” di popperiana memoria.
 
Ascolto dei professionisti. in troppe aziende ed in alcune regioni si cerca di far tacere ogni protesta, osservazione, critica di chi lavora sul campo. In alcuni casi sono partite lettere e mail di diffida dal comunicare con i media. Dovremmo fare esattamente il contrario. In una situazione di emergenza come questa il segnale di pericolo che ci dice che dobbiamo migliorare le cose è un bene preziosissimo da usare, non da censurare. E questo anche se il dipendente e il professionista lo esprime con la rabbia e la veemenza di chi è sul campo ogni giorno. Se non facciamo questo butteremo alle ortiche anni di corsi di formazione sulla gestione del rischio clinico e sul modello Toyota.
 
Democrazia e informazione. L’unico sistema per combattere le fake news e il caos è informare e ascoltare i cittadini. A tutti i livelli, quello nazionale e quello locale aziendale, comunale. Sapere, conoscere, capire, criticare aiuta lo sforzo che si sta facendo, aiuta la consapevolezza, la cittadinanza attiva. Il modello , nella nostra democrazia non può essere “obbedir tacendo” bensì “agisco sapendo”.
 
Ce la faremo ne sono sicuro se cercheremo l’aiuto di tutti.
 
Giorgio Simon 
Già direttore generale AAS5 Friuli Occidentale

24 Marzo 2020

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