Covid e vaccini: attenzione a non mandare messaggi fuorvianti

Covid e vaccini: attenzione a non mandare messaggi fuorvianti

Covid e vaccini: attenzione a non mandare messaggi fuorvianti

Gentile direttore,
il Presidente Meloni ha detto che sul Covid non è accettabile un approccio ideologico, ma servono soltanto evidenze scientifiche. Parole giustissime, però paradossalmente la decisione di reintegrare i sanitari che si sono sottratti all’obbligo di vaccinazione è apparsa proprio come una presa di posizione ideologica e scientificamente non sostenibile. Nei reparti di medicina interna, che hanno preso in carico oltre il 70% dei pazienti Covid, la totalità di medici e infermieri è vaccinata. E proprio le evidenze scientifiche hanno infatti dimostrato che è grazie alla vaccinazione se abbiamo potuto attenuare fino ad oggi l’impatto della pandemia in termini di letalità e di occupazione dei posti letto ospedalieri, oltre che limitare i contagi.

Resta però il fatto che in questo modo si rischia di mandare un messaggio fuorviante, che non essendo obbligatorio il vaccino perfino fra gli operatori sanitari, vaccinarsi non serva a nulla, premiando chi fino ad oggi ne ha sostenuto l’inutilità. Il tutto con il rischio di innescare nella popolazione un effetto emulazione, proprio mentre l’abbassamento delle temperature e l’affacciarsi di nuove varianti suggeriscono di accelerare nella somministrazione delle dosi booster. Vi è poi anche un problema deontologico: il medico che rifiuta un obbligo professionale compie un atto che stride con la professione. La vaccinazione tutela il paziente, la persona fragile e un medico non può esporre i suoi pazienti a un rischio.

Non va esclusa neanche la possibilità di contenziosi nei confronti delle amministrazioni da parte degli operatori esclusi dal lavoro.

Infine va sottolineato che su 4000 operatori sanitari reintegrati, soltanto 1200 lavorano nel servizio pubblico. Un numero trascurabile che non risolve la grave e cronica carenza di decine di migliaia di medici e infermieri. Basti ricordare che ogni anno quasi 6000 medici del SSN vanno in pensione.

Un’altra riflessione sulla proposta del Ministro Schillaci di dare un’incentivazione a chi lavora nei reparti Pronto soccorso, anche se è una questione sindacale che non appartiene a FADOI. Però da un punto di vista tecnico scientifico, sostenere che il lavoro nei PS sia più impegnativo e logorante di quello in una Medicina Interna con area COVID, o in una rianimazione o di un chirurgo che operi di notte, non appare sostenibile. Non credo sia utile una graduatoria di impegno o di merito e di stipendio fra le singole specialità. Tutti i medici hanno diritto un riconoscimento adeguato al loro lavoro nel SSN.

Riguardo poi alla applicazione di quanto previsto dal PNRR, il Ministro ha annunciato che si sta lavorando per una possibile revisione del piano che prevede Case e Ospedali di Comunità, appena normato dal DM 77. Su questo decreto abbiamo espresso riserve in molte occasioni, così come abbiamo da sempre indicato la necessità di rivedere, finalmente, gli standard ospedalieri previsti dal vecchio DM 70. La FADOI, società scientifica dei medici internisti ospedalieri, fin da subito è disponibile a dare un contributo di idee e proposte, in un confronto sereno e costruttivo.

Dario Manfellotto
Presidente Fadoi

03 Novembre 2022

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