Covid, fondamentale ma spesso carente la Cura della Sofferenza

Covid, fondamentale ma spesso carente la Cura della Sofferenza

Covid, fondamentale ma spesso carente la Cura della Sofferenza

Gentile Direttore,
la feroce pandemia da COVID 19 non ci ha ancora lasciato tregua e purtroppo sappiamo, che per avere diffusa immunità da parte della futura vaccinazione, occorrerà parecchio tempo.
 
Questa seconda ondata ancora travolgente, ci ha colti impreparati sotto molti versanti, al punto da sembrare che anche alla mortalità elevata ci si sia quasi abituati, come un fatto ineluttabile;  paiono calare i dati dei ricoveri e dell'occupazione delle rianimazioni, eppure contestualmente non cala significativamente l’ampia mortalità, ben maggiore di quella degli altri paesi.
 
A prescindere da altre considerazioni che forse saranno fattibili con rigorose analisi future dei dati,  certo resta elevatissimo il numero di malati con forme gravi di COVID 19,  che sappiamo portare con sè notevoli sofferenze intercorrenti,  sia algiche, sia (soprattutto) dispnoiche, sia correlate alla fase evolutiva e terminale di malattia (nei numerosi casi purtroppo ad evoluzione sfavorevole).
 
Eppure, rispetto a quanto si faceva nella prima ondata pandemica, ora  scarsamente si sente parlare della grave solitudine e sofferenza di questi poveri malati, che può giungere sin anche alla morte per soffocamento, sintomatologie talora difficili da lenire, per le quali sarebbero davvero opportune adeguate Cure Palliative specialistiche.   
 
Tali sintomatologie infatti possono trovare risposta adeguata in cure mediche attuabili da esperti nelle discipline Cure Palliative e Terapia del Dolore che purtroppo però non paiono davvero essere state significativamente e diffusamente impiegate sul campo in maniera istituzionalizzata nei reparti COVID, nonostante in essi vi siano tali tristemente elevati livelli di sofferenza e di mortalità (ben paragonabili a quelli riscontrabili in setting di cura propriamente palliativi).
Peraltro proprio la dispnea è fra i sintomi in cui le Cure Palliative sono maggiormente impegnate per la sua non facile gestione sintomatologica.
 
Sarebbe dunque buona cosa porre davvero diffusamente in campo nei reparti COVID, a fianco delle altre discipline,
anche le Cure Palliative (CP), per approntare adeguati trattamenti,  non solo nel purtroppo ancor vasto numero di pz che giungono in fine vita, ma anche come sacrosante cure della sofferenza, del dolore e della dispnea, atte non solo a migliorare la qualità della vita, ma a ridurre il distress, altamente negativo e logorante le già scarse riserve funzionali di questi malati che vanno preservate, anche per poter essere utilizzate nei necessari sforzi volti verso la guarigione, quando possibile.
 
Si tratterebbe di utilizzare le CP in  Symultaneous care, ovvero attuare le cure sintomatologiche sinergicamente alle cure eziologiche disponibili (ricordando peraltro che una delle vecchie denominazione di Cure Palliative era appunto “Cure di Supporto”) che ovviamente devono proseguire sin quando possibile, sussistendo potenzialità di guarigione.  
 
Correttamente il Position Paper congiunto SICP-SIAARTI stigmatizzava sin da aprile 2020 l'importanza delle Cure Palliative nel COVID, inoltre recentemente vi è stato l’importante documento della “European Respiratory Society” che ha pubblicato delle raccomandazioni cliniche sull’adozione di cure palliative nei pazienti affetti da COVID-19; eppure non si ha la sensazione che sia davvero diffusamente migliorata la presenza delle CP nei reparti COVID, presenza che certo non pare sia divenuta strutturale come sarebbe stato doveroso, ma piuttosto episodica e volontaristica, in dipendenza solamente della presenza pregressa o meno di CP ospedaliere nei singoli presidi (presenza rara dopo che il DM 70 /2015 fra gli altri numerosi tagli aveva anche cancellato proprio tali cure dal novero delle discipline ospedaliere).
 
Comunque, essendo ancora nel mezzo di questa seconda ondata pandemica e verosimilmente in attesa di una terza, si sarebbe ancora in tempo per porre rimedio a queste carenze, vista la generale scarsissima presenza di CP ospedaliere, nonostante siano divenute anche un Livello Essenziale di Assistenza (LEA) sin dal 2017 (ma senza fattiva ricaduta applicativa).
 
Almeno per i reparti COVID sarebbe ora di concretizzare davvero con urgenza e diffusamente l’art. 38 comma 2 dei citati LEA (“Nell'ambito dell'attivita' di ricovero ordinario sono  garantite tutte le prestazioni cliniche .. inclusa la terapia del dolore e le cure palliative,….”, con l’istituzione concreta di piccole unità di esperti in cura della sofferenza in ogni ospedale per assicurarne davvero l'effettivo controllo nei malati, almeno durante tali ricoveri (ma anche poi per i ricoveri ordinari come i LEA imporrebbero).  
 
Marco Ceresa
Medico

Marco Ceresa

23 Dicembre 2020

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