Curar nevrotici

Curar nevrotici

Curar nevrotici

Gentile Direttore, le sorti della Medicina del Territorio, non sono certo la priorità governativa di questi tempi, dove ci sono ben altre gatte da pelare: tremino i magistrati, perché è sulla loro pelle che si decide. Noi medici di base ci abbiamo fatto il callo, non tremiamo più, perché assuefatti alle corbellerie governative...

Gentile Direttore,
le sorti della Medicina del Territorio, non sono certo la priorità governativa di questi tempi, dove ci sono ben altre gatte da pelare: tremino i magistrati, perché è sulla loro pelle che si decide. Noi medici di base ci abbiamo fatto il callo, non tremiamo più, perché assuefatti alle corbellerie governative, anzi, è più probabile una crisi di astinenza quando si smetterà di affermare sulla pubblica piazza che lavoriamo “solo” 15 ore a settimana.

Un partito di maggioranza ha in gestazione un decreto per le 38 ore settimanali, sai che novità, lavoriamo più di 40 ore a settimana da Adamo ed Eva, ma come da malattia ereditaria, anche questo governo non fornisce le garanzie della dipendenza pubblica. Continueremo a lavorare un tanto al chilo, senza ferie, né malattia, sai che novità: è da Adamo ed Eva che ci paghiamo i sostituti. Come da gattopardiana memoria: cambiare tutto per non cambiare nulla, la specialità olimpica dei decreti di governo, da Andreotti in poi. Sono un veterano in odore di pensione: tra qualche mese andrò in giro per cantieri, e qui a Cortina ce ne sono tanti, avrò molto da fare e scuotere la testa, ma mi chiedo: cosa ho curato in 40 anni di professione? Alcune considerazioni: alle nove, in sala di attesa, trenta persone. Si definiscono “frequent attenders” quelli con 12 accessi/anno in ambulatorio, tra i miei ci sono persone che vedo due/tre volte a settimana.

Per quanto la cronicità sia la realtà operativa della medicina del territorio, non riesco a immaginare nessuna patologia che necessita di 12 accessi mensili in ambulatorio, tranne pochissimi casi, per fortuna. Ma la realtà è diversa, almeno 400 pazienti occupano tutta l’attività destinata ai 1500 assistiti, una fantasmagorica girandola del nulla che occupa tempo e spreca risorse, mi viene in mente un titolo di Cesare Musatti: “curar nevrotici”, “c’è del disagio in giro”, direbbe Antonio Albanese e anche l’ipocondria e le nevrosi, in genere, sono un problema clinico, ma quello della medicina generale, non sarebbe il setting giusto, anche perché i tempi lunghi dell’ascolto del nevrotico, mettono a repentaglio l’incolumità dei pazienti in sala di attesa e quella del medico.

Lo sanno bene gli informatori scientifici del farmaco che vengono redarguiti dai pazienti: “Se si trattiene più di cinque minuti, le tagliamo le gomme della macchina”. Quelli che andrebbero passati per le armi sono gli avventori degli ultimi 5 minuti di ambulatorio: io chiudo alle ore 12, alle 11,55 si presentano in cinque/sei: sono gli strateghi della “non attesa”: “Andiamo alle 11,55 così non aspettiamo”. Quelli che aspettano, invece, sono i poveracci che nella mattinata hanno chiesto una visita domiciliare, perché alle 13 non sanno se continuare ad aspettare il medico o mettersi a tavola per il pranzo. I simpatici avventori delle 11,55 hanno bighellonato per uffici, spesa, ufficio postale per la pensione, e lettura della Gazzetta dello Sport, allo scoccare dell’ora, escono dai cespugli come berretti verdi e assaltano l’ambulatorio.

Gli orari dei vetusti cronici, in montagna sono da spaccare il secondo: sveglia alle cinque, perché soffrono di insonnia e le goccine di Tavor non coprono tutte le ore dalle 19 alle 5 (solo dieci ore di sonno). Alle 12 a tavola, pennichella fino alle 15 (perché soffrono di insonnia) cena alle 18 e a nanna alle 19. Nei miei primi anni di professione, ho passato ore in attesa dopo le 19, chiedendomi perché nessuno mi aprisse. Poi ho capito che è inutile suonare il campanello alle 12 e dopo le 19.

Qualche volta. Per non sedermi a tavola a mezzogiorno, ho dovuto accettare almeno un bicchiere di vino per buona creanza. Rifiutare è da maleducati, e io astemio che bevo acqua anche la domenica, ho dovuto mettere in ambulatorio il cartello: il dottore è astemio. Qualcuno a penna, ha aggiunto: si faccia vedere, o chiami il parroco. La montagna veneta non ammette eccezioni: se sei astemio hai scheletri nell’armadio o un brutto male, comunque ti guardano con sospetto, meglio accettare con cortesia.

Nonostante la mia proverbiale sobrietà, accendo il computer alle sette e, molto spesso, lo spengo alle 22. Siamo ben oltre le 40 ore settimanali, ma mi chiedo: tutto questo tempo, serve realmente alla clinica o stiamo facendo della cosmesi psicologica e un mare di prescrizione inutile e dannosa per coprire un immenso malessere da paura della popolazione tutta? Ci penserò su, tra un cantiere e l’altro, con le mani dietro la schiena e scuotendo la testa. Da buon pensionato.

Enzo Bozza
Medico MMG a Vodo e Borca di Cadore (BL)

11 Marzo 2026

© Riproduzione riservata

La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane
La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane

Gentile Direttore,quando parliamo di salute, il pensiero corre quasi automaticamente agli ospedali, agli ambulatori, alle liste d’attesa e alle prestazioni sanitarie. È comprensibile, ma è una rappresentazione incompleta della salute...

Le competenze non si riscrivono una professione alla volta
Le competenze non si riscrivono una professione alla volta

Gentile Direttore,il caso dell’Atto del Governo n. 440 mostra quanto sia delicato intervenire sulla disciplina delle attività di una professione senza valutare contestualmente gli effetti che quelle modifiche possono produrre...

Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato
Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato

Gentile Direttore, il disegno di legge N° 179/2023 “Modifiche al decreto legislativo 4 agosto 2016, n.171, in materia di nomina del Direttore Generale delle Aziende Sanitarie Locali, delle Aziende Ospedaliere...

Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative
Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative

Gentile Direttore,la barca della scienza naviga verso orizzonti sempre nuovi e, per esplorare territori ancora in parte ignoti, richiede oggi un approccio globale - quello della "One Health" - e...