Cure palliative e fine vita, servono servizi e legge che rispettino dignità e autonomia del paziente

Cure palliative e fine vita, servono servizi e legge che rispettino dignità e autonomia del paziente

Cure palliative e fine vita, servono servizi e legge che rispettino dignità e autonomia del paziente

Gentile Direttore,
in Italia le cure palliative continuano ad essere organizzate in modo frammentato, diseguale e drammaticamente insufficiente rispetto al bisogno reale. A fronte di centinaia di migliaia di persone che ogni anno avrebbero diritto ad un percorso strutturato, solo una minoranza riesce ad accedervi e ciò accade quasi esclusivamente nelle poche regioni che hanno investito con continuità, mentre vaste aree del Paese restano in condizioni di arretratezza intollerabile.

La conseguenza è duplice: da un lato si assiste a un ritardo sistemico nella presa in carico, spesso confinata agli ultimissimi giorni di vita; dall’altro il dibattito pubblico continua a considerare le cure palliative come un presidio “terminalistico”, ignorandone la natura globale, anticipatoria e centrata sui bisogni della persona.

In questo contesto, il tema del suicidio medicalmente assistito non può essere affrontato come se esistesse in un vuoto. La mia posizione favorevole ad una sua regolamentazione chiara e rispettosa dell’autodeterminazione del paziente nasce proprio dalla consapevolezza che una scelta così radicale può essere libera solo quando esiste un sistema capace di prendere in carico la sofferenza in modo serio, tempestivo e competente. Oggi questa condizione, nel nostro Paese, semplicemente non è garantita.

Dire che le cure palliative e il suicidio assistito rispondano a bisogni diversi è corretto; fingere però che l’una escluda l’altro è riduttivo. Il diritto di non essere lasciati soli nel dolore e il diritto di scegliere, quando ogni alternativa è svanita, restano entrambi parte integrante di una medicina che rispetta davvero la dignità della persona.

La verità è che l’Italia non può continuare a usare la fragilità come argomento per rinviare le scelte. Servono più professionisti, più formazione, più servizi domiciliari, più consulti precoci. Serve allo stesso tempo una legge sul fine vita che riconosca pienamente l’autonomia del paziente. Solo così smetteremo di contrapporre cure e diritti e inizieremo finalmente a tutelarli entrambi.

Giorgio Trizzino

24 Novembre 2025

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