Dai costi ai tempi. Oltre gli slogan e l’ideologia ecco cosa vuole dire la dipendenza dei medici di famiglia

Dai costi ai tempi. Oltre gli slogan e l’ideologia ecco cosa vuole dire la dipendenza dei medici di famiglia

Dai costi ai tempi. Oltre gli slogan e l’ideologia ecco cosa vuole dire la dipendenza dei medici di famiglia

Gentile direttore,
il dibattito sul passaggio dei medici convenzionati al rapporto di subordinazione va avanti tra alti e bassi ormai da quasi tre anni a partire dall’impatto della pandemia sull’assistenza primaria, nella cornice di un imponente ricambio generazionale che coinvolgerà nel prossimo lustro oltre la metà dei medici attualmente in attività. Vediamo schematicamente gli aspetti pratici, che riguardano due punti chiave, anche per uscire dalle secche di un dibattito astratto ed ideologico: le risorse finanziarie e i tempi attuativi.

Il primo problema riguarda la possibilità di estendere a tutto il comparto convenzionato il trattamento ipotizzato per quelli dell’assistenza primaria o AP. Secondo i dati SISAC al gennaio 2022 i Professionisti a rapporto convenzionato con il SSN erano quasi 89mila circa, appartenenti a 2 grandi categorie

– quasi 70 mila professionisti dell’AP, di cui quasi 39270 MMG, 6921 PLS, 21011 medici di CA ed il resto tra medici dell’emergenza territoriale, della medicina dei servizi, esclusi gli infermieri di famiglia e di comunità a rapporto libero-professionale;

– 19 mila circa dell’area specialistica: di cui 14.424 medici specialisti ambulatoriali e il resto tra psicologi, biologi, chimici, fisici e veterinari.

Ai 70mila medici dell’AP vanno aggiunti gli infermieri di famiglia entrati in servizio dal 2021 che dovrebbero arrivare progressivamente a 7mila. Se tutti gli oltre 75mila professionisti sanitari del territorio dovessero diventare in toto e subito dipendenti è probabile che anche gli altri 20mila, ovvero specialisti ambulatoriali, chimici, fisici, biologi e psicologi, richiederanno lo stesso trattamento. Nonostante le proposte avanzate dalle regioni, da alcuni sindacati e numerose associazioni non è ancora disponibile una “valutazione di impatto economico/finanziario e in termini di personale di supporto (infermieri, personale amministrativo) per l’ipotesi del passaggio alla dipendenza” dei medici dell’AP, come si augurava il documento regionale dell’ottobre 2021. A suo tempo il dossier regionale sulla riforma della medicina territoriale non forniva una quantificazione di massima degli oneri finanziari dell’operazione, prevedendo solo “un atto normativo nazionale che renda compatibile l’incremento della dotazione organica con i tetti di spesa del personale e permetta l’inquadramento dei MMG nella dipendenza anche se non possiedono un titolo di specializzazione”.

A quasi 2 anni dal documento delle regioni non mi risulta che l’ipotetico passaggio alla dipendenza di oltre 95 mila convenzionati sia stato oggetto di un’approfondita analisi pubblica di fattibilità finanziaria da parte del MEF. In compenso il documento delle regioni enumerava le necessità della transizione alla subordinazione, vale a dire: fornitura di ambienti, strumentazione personale per i futuri 95mila neo-dipendenti, valutazione del costo del lavoro, tutela pensionistica, della malattia, infortunio, ferie, indennità e permessi vari, effetti della carenza di medici per il ricambio generazionale e aspetti previdenziali legati alla sorte dell’ENPAM. Peraltro il documento non considerava le assunzioni di personale amministrativo e professionale necessarie per far funzionare le circa 2 mila nuove strutture territoriali previste dal DM77 ed altri oneri correlati alla subordinazione.

Nell’elenco non figura un altro immediato contraccolpo del passaggio alla dipendenza dei medici dell’AP a ciclo di scelta: il verosimile licenziamento delle decine di migliaia di collaboratori di studio, tra infermieri e segretari assunti dai MMG e dai PLS, non considerati negli organici della CdC che potrebbero ingrossare le fila dei disoccupati o come novelli esodati. Per queste criticità appare poco probabile un immediato assunzione dei convenzionati a favore di una forma graduale riservata ai futuri MMG usciti dal Corso di specializzazione universitaria.

Riguardo ai tempi di attuazione l’impressione è che al passaggio immediato alla dipendenza dei medici convenzionati – peraltro a suo tempo escluso in modo esplicito dal ministro Speranza prima ancora dell’impatto inflattivo della guerra – venga preferita la soluzione transitoria e ibrida del cosiddetto doppio canale, caldeggiata nel 2021 dal documento regionale, ovvero

  • un graduale inserimento nei ranghi del SSN dei neo MMG specialisti dopo la trasformazione del Corso regionale in specializzazione universitaria
  • in contemporanea al varo di un ACN “snello” con una doppia remunerazione dei MMG: per il 70% a quota capitaria e per il restante 30% per l’impegno orario nelle CdC per compiti verso la popolazione.

Difficile quantificare in modo preciso i tempi di un’operazione amministrativa ed organizzativa imponente e carica di incertezze finanziarie e giuridiche, come ha sottolineato il prof. Mapelli sul QS. Anche ammettendo che il corso di specializzazione universitaria in MG venga attivato a partire dal 2024 serviranno non meno di 4-5 anni prima che entri in servizio attivo la prima generazione di Specialisti in MG. E nel frattempo?

Dott. Giuseppe Belleri
Ex MMG – Brescia

Giuseppe Belleri

28 Giugno 2023

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