Dal cattivo giornalismo alle corrette indicazioni per la Salute Mentale delle persone LGBTI

Dal cattivo giornalismo alle corrette indicazioni per la Salute Mentale delle persone LGBTI

Dal cattivo giornalismo alle corrette indicazioni per la Salute Mentale delle persone LGBTI

Gentile Direttore,
nel giro di pochi giorni alcuni giornali locali italiani hanno dato voce, in modo violento, alle storie drammatiche di due persone LGBTI e sofferenti psichiche, una a Cesena ed una a Pescara.

Nel primo, il più grave, l’articolo perseguita il ragazzo gay, sofferente psichico, revolving door del SPDC di Cesena, sieropositivo, Sex worker ma soprattutto colpevole a loro avviso di aver denunciato di aver subito uno stupro. L’articolo lo trasforma in un “untore” di HIV alle spese di inermi vecchietti, attratti innocentemente dalla sua incredibile bellezza.

Le informazioni sanitarie fornite sono scarsamente credibili, ma tuttavia dicono che nemmeno l’SPDC sapesse che il paziente, revolving door fosse sieropositivo e Sex worker, e che pertanto il presunto “untore” avesse messo in pericolo anche il personale sanitario.

Rimettiamo in ordine le idee:

1) se i pronto soccorso, i reparti e le UOSM facessero una semplice domanda o due di Anagrafica Inclusiva LGBTI, potrebbero scoprire un mare di bisogni sanitari e di assistenza sanitaria dei loro pazienti LGBTI;

2) se una persona è sieropositiva ma assume regolarmente da oltre sei mesi la terapia ART non può in nessun caso trasmettere l’HIV perché è in una condizione detta U=U;

3) una persona gay, Sex worker e/o sofferente psichica più frequentemente può essere vittima di stupro e, ribadisco, vittima da tutelare;

4) i clienti dei o delle Sex worker impongono, in genere, di non usare il preservativo e non è certamente una scelta del o della Sex worker, soprattutto se sofferente psichico;

5) fare sesso con un sofferente psichico per denaro è un doppio reato dell’anziano, in questo caso, non della bellezza del giovane, che triplica se è un vero stupro;

6) se il paziente è un revolving door evidentemente non riceve cure socio-sanitarie adeguate.

Potrei continuare ma preferisco passare al secondo caso, di Pescara, dove un ragazzo transgender, che ha appena perso la madre, ha avuto comportamenti alterati fino a restare due notti in bilico su un cornicione.

I primi articoli dileggiavano il ragazzo con aggettivi femminili offensivi in ogni caso e scrivendo addirittura che aveva acquistato la nuova identità fisica e anagrafica. Le ultime notizie, quelle dell’avvenuto ricovero in SPDC, fornite da una testata nazionale, riportano tutto nella scala del rispetto del paziente transgender.

Abbiamo meno informazioni accurate di tipo sanitario, ma possiamo proporre alcune ipotesi, che dovrebbero essere vagliate nel SPDC di Pescara:

1) i bisogni sociali del ragazzo, la cui sussistenza economica forse dipendeva dalla madre, e l’ostilità possibile del condominio e affermata del padre, sono probabilmente la causa principale della richiesta esasperata di aiuto: un aiuto economico, sociale, affettivo…;

2) l’uso del testosterone, se assunto in modo autonomo a dosi inopportune, o semplicemente aumentato di livello per motivi metabolici (come il dimagrimento per scarsa alimentazione) oppure per la comparsa di un effetto collaterale tipico, deve essere valutato da un Endocrinologo, che forse risolverà così anche il rischio di futuri comportamenti eccessivi;

3) le persone Transgender sono spesso diagnosticate per Disturbo di personalità, che notoriamente si manifesta in condizioni di stress. Le persone Transgender subiscono molto più stress ed abbiamo visto quelli recent subiti dal ragazzo nel punto uno. In questo caso, oltre alla consulenza endocrinologica, servirà una Psicoterapia Affermativa e forse l’uso di Psicofarmaci.

Spero che queste spiegazioni su due casi di cronaca aiutino i e le colleghe in tutta Italia ad accogliere meglio le persone LGBTI, guardando alle loro esigenze sociali, sanitarie e affettive in modo accogliente ed affermativo. Mi taccio sui giornalisti ed editori di quelle riviste che li hanno dileggiati e che meritano solo la radiazione dall’albo.

Infine ricordo le patologie per le quali è più frequente incontrare persone LGBTI e dove un approccio socio-assistenziale ed affermativo è prioritario:

1) Ansia
2) Depressione
3) Disturbi della condotta alimentare incluso obesità nelle nate donne
4) Abuso precoce di Nicotina Alcol Stupefacenti
5) Rischio suicidario (fino ad 1/3 casi in adolescenza)

Spero nella sensibilità anche nel condividere queste informazioni e nel sostegno al progetto di Formazione in Medicina Psicologia Infermieristica di Genere LGBTI che portiamo avanti come AMIGAY aps.

Manlio Converti
Psichiatra
Presidente AMIGAY aps

01 Marzo 2024

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