Dalla Sanità Generativa alla Sanità Agentica: prove tecniche di trasmissione verso Malattia Zero e Territorio Zero

Dalla Sanità Generativa alla Sanità Agentica: prove tecniche di trasmissione verso Malattia Zero e Territorio Zero

Dalla Sanità Generativa alla Sanità Agentica: prove tecniche di trasmissione verso Malattia Zero e Territorio Zero

Gentile Direttore, tutti i nativi non digitali ricordano il cartello delle prove tecniche di trasmissione: l’antenna funzionava, il segnale arrivava, ma il palinsesto non c’era ancora. Nessuno aveva deciso cosa mandare in onda...

Gentile Direttore,
tutti i nativi non digitali ricordano il cartello delle prove tecniche di trasmissione: l’antenna funzionava, il segnale arrivava, ma il palinsesto non c’era ancora. Nessuno aveva deciso cosa mandare in onda.

È esattamente il punto in cui si trova oggi l’intelligenza artificiale in sanità. L’impianto è installato, il segnale è pulito, le sperimentazioni si moltiplicano. Ciò che manca non è la tecnologia: manca la decisione su cosa trasmettere.

Due cose diverse chiamate con lo stesso nome
Negli ultimi tre anni abbiamo imparato a convivere con la sanità generativa: modelli che, interrogati, producono un testo. Sintetizzano una cartella, redigono una lettera di dimissione, propongono una diagnosi differenziale, rispondono a una domanda clinica. È molto, e in alcuni contesti ha già cambiato il lavoro quotidiano. Ma la struttura del rapporto resta quella del consulto: il professionista chiede, il modello risponde, il professionista decide. Il modello non ricorda il paziente della settimana prima, non sa che l’appuntamento non è stato preso, non si accorge che quella persona è scomparsa dal percorso. Non ha durata, e non ha responsabilità.

La sanità agentica è un’altra cosa, e la differenza non sta nella potenza del modello. Sta nel fatto che a un sistema agentico non si chiede una risposta: si assegna un obiettivo. Il sistema lo scompone in passaggi, usa strumenti — l’anagrafe assistiti, il fascicolo, l’agenda, la piattaforma di telemonitoraggio — compie azioni nel mondo, e alla fine rende conto di ciò che ha fatto.

La differenza si vede in una frase. Generativo è: “riassumi questa cartella”. Agentico è: “sorveglia questi quattromila diabetici, individua chi sta scivolando verso lo scompenso, apri il contatto, proponi l’appuntamento, avvisa il medico di famiglia e dimmi cosa hai fatto”.

Il salto non è di intelligenza. È di continuità.

Perché la prevenzione ha sempre perso
Qui sta il motivo per cui questa distinzione non è un dettaglio da convegno.
La medicina è organizzata intorno all’episodio: la visita, il ricovero, la prestazione, la dimissione. Su quell’unità di conto è costruito tutto — la codifica, la tariffa, il budget, il personale, la valutazione dei direttori generali. È un’architettura coerente e, per la cura, funziona.

La prevenzione non ha episodio. Il suo prodotto è l’evento che non accade: l’infarto evitato, il tumore intercettato allo stadio in cui si guarisce, la riacutizzazione che non arriva in pronto soccorso. Un’assenza non si codifica, non si tariffa, non si mette in un budget. Ed è per questo che la prevenzione, in ogni piano sanitario mai scritto, è la prima voce citata nelle premesse e la prima sacrificata nell’esercizio. Non per cattiva volontà: per incompatibilità con l’unità di misura.

I sistemi agentici sono la prima tecnologia sanitaria la cui unità nativa non è l’episodio ma la traiettoria. Sorvegliare una popolazione per anni, con attenzione bassa e costante, su decine di migliaia di persone contemporaneamente, è precisamente ciò che le organizzazioni umane fanno peggio e ciò per cui questi sistemi sono strutturalmente adatti.
Per la prima volta la tecnologia disponibile ha la stessa forma del problema.

Malattia Zero non è una promessa
Malattia Zero non è l’utopia dell’immortalità, e chi la legge così le fa un favore soltanto apparente. È un asintoto ovvero una retta a cui il grafico di una funzione si avvicina indefinitamente allo zero: una direzione dichiarata che rende misurabile ogni decisione presa nel frattempo. Ogni malattia intercettata prima di diventare diagnosi, ogni diagnosi prima di diventare cronicità, ogni cronicità prima di diventare ricovero. Uno zero che serve da bussola, non da scadenza.

Un obiettivo di questo tipo si può dichiarare solo se qualcuno risponde del suo avanzamento. Ed è qui che il discorso smette di essere tecnologico e diventa istituzionale.

Territorio Zero è il nome del luogo dove quella traiettoria vive o non vive affatto. Il monitoraggio dell’attuazione del DM 77 racconta una storia che tutti conosciamo: strutture realizzate e consegnate, percorsi in itinere. Ora abbiamo i contenitori della sanità territoriale, ora servono i percorsi del contenuto. È come nelle prove tecniche di trasmissione: l’antenna prima del palinsesto.

Un sistema agentico non ha bisogno di un edificio. Ha bisogno di tre cose molto più economiche e molto più difficili: un elenco di persone da seguire, un responsabile con nome e cognome, una regola che dica cosa fare quando il segnale si accende.

Le tre condizioni
La parte interessante non è l’entusiasmo: sono i vincoli.
Primo: un agente senza un responsabile è un giocattolo. Ogni coorte sorvegliata deve avere un professionista che risponde degli esiti. Non “il sistema segnala”: il dottor Tal dei Tali è responsabile di quei quattromila pazienti, e il sistema lavora per lui. Senza questo passaggio non stiamo delegando un compito, stiamo diluendo una responsabilità.

Secondo: tutto tracciato, tutto reversibile, tutto contestabile. Ogni azione compiuta da un sistema agentico su un cittadino deve essere registrata, spiegabile e annullabile, con una base giuridica esplicita per il trattamento dei dati e un consenso che il cittadino capisca davvero. Non è un adempimento: è la condizione perché il primo caso andato male non spazzi via dieci anni di lavoro.

Terzo: se l’obiettivo è l’evento evitato, va cambiato ciò che si misura. Un’azienda che riduce i ricoveri evitabili oggi, in molti sistemi di remunerazione, riduce la propria produzione. Finché la contabilità premia la prestazione erogata e non il danno risparmiato, chiediamo ai direttori generali di essere bravi e stupidi allo stesso tempo. Nessuna tecnologia risolve un incentivo sbagliato.

I due modi di sbagliare
Il primo è l’automation bias: per prevenire errori abbiamo il dovere professionale di dissentire dalla macchina.
Il secondo è più insidioso, e riguarda l’equità. Una prevenzione agentica costruita sul canale digitale raggiunge per prima la parte della popolazione che sta già meglio: connessa, istruita, già in contatto con i servizi. Se non progettiamo dall’inizio il contrario — l’anziano solo, la periferia, chi non ha un’app e non ha un caregiver — otterremo un sistema che allarga esattamente il divario che dichiarava di voler chiudere. Territorio Zero (potenziamento della medicina territoriale con percorsi appropriati che riducono la entropia) significa anche questo: si comincia da chi è più lontano, da coorti più piccole.

E c’è una condizione che precede tutte: l’alfabetizzazione sanitaria. Un cittadino che non distingue una correlazione da una causa, che non sa cosa sia un rischio relativo, che non capisce perché esistono gli screening, non può dare un consenso informato a un percorso di prevenzione lungo dieci anni. Può solo aderire per fiducia o rifiutare per sospetto. Nessun sistema agentico funziona su una popolazione che non ha gli strumenti per capire cosa gli viene proposto.

Il palinsesto
Le prove tecniche di trasmissione, per definizione, non durano per sempre. A un certo punto qualcuno decide cosa va in onda.
Possiamo continuare a fare pilota su pilota, ciascuno eccellente e nessuno decisivo. Oppure possiamo dichiarare la direzione dell’asintoto ovvero una retta a cui il grafico di una funzione si avvicina indefinitamente allo zero — Malattia Zero — indicare il luogo dove si costruisce — Territorio Zero — e accettare di essere misurati su quello.

La tecnologia, per la prima volta, non è più l’alibi. È pronta. La domanda è se lo siamo noi.

Angelo Barbato
MD, Igienista, Cardiologo, autore del
manifesto libro “La Singolarità Tecnologica verso Malattia Zero

02 Settembre 2026

© Riproduzione riservata

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