Ddl Gelli. Meglio riscriverlo che approvarlo cosi com’è

Ddl Gelli. Meglio riscriverlo che approvarlo cosi com’è

Ddl Gelli. Meglio riscriverlo che approvarlo cosi com’è

Gentile Direttore,
dato il momento delicato che vede il nostro Paese in difficoltà dopo il referendum con la successiva crisi di Governo e le attività parlamentari dedicate alla gestione ordinaria, s’impone una pausa di riflessione anche sulla PDL 2224. Una proposta che non ha lasciato indifferenti e, anzi, ha scosso le coscienze di molti addetti ai lavori levando da un lato critiche per una proposta troppo appiattita sul medico, dall’altro argomentazioni esattamente contrarie.

Per una materia modificata dall’originaria proposta Vargiu, di responsabilità medica, fino a quella attuale rivolta agli esercenti delle professioni sanitarie, apparsa piuttosto come un collage riformista e regionalista, ove ne è fortemente ridimensionata la figura medica.
 
Una proposta che nasce col peccato originale e con almeno due domande pregiudiziali: perché la responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie? Perché tutti hanno le stesse responsabilità non facendo lo stesso lavoro? Nessuna risposta nonostante le sollecitazioni verbali e scritte. In politica, a volte, si tace. Forse per dimostrare l’inconsistenza dei quesiti o la scarsa considerazione di chi li pone?
 
Non specificarlo comunque è di per sé una scelta politica e la proposta sembra in linea con quanto era previsto nella legge costituzionale del nuovo Titolo V, e con la 566/14. Come? Nel riconoscere e anche delegare le regioni all’organizzazione e all’innovazione. E accomunare le professioni è una volontà delle Regioni. Di certe Regioni. Una sorta di controriforma che ridefinisce i ruoli attraverso le mutate responsabilità, le funzioni e gli assetti sanitari, appunto le “innovazioni organizzative e gestionali in sanità”

A chi fa comodo? Certo non al medico e non è centrata sul medico. La senatrice De Biasi, persona equilibrata e stimata, lo conferma “questa è una legge orientata non al medico ma alla sicurezza delle cure. Sicurezza delle cure orientata sul cittadino e su tutto il personale sanitario” (QS 2.12.2016). Evidente l’evidenza. E quel medico, che è il primo responsabile della sicurezza delle cure, non è semplicemente “personale sanitario”.
E crescono le perplessità non solo per questo.
 
A maggior ragione anche dopo le “positive” espressioni delle assicurazioni, forse per la rivalutata rivalsa o per non aver per legge il “dovere d’assicurare” o di non disdettare a piacimento. Per di più ritenendo debole, almeno nella tempistica prevista, una futura regolamentazione dell’argomento con un successivo decreto.

A ben vedere, non è una legge rispettosa ed equa sul piano dei diritti e dei doveri, dei ruoli e delle funzioni, che sottende, omogeneizza e non specifica. Rimanendo nel vago, diventa strumento per modificare i singoli ruoli e le funzioni, legittimati proprio dall’indeterminatezza degli attori. Che spiega il perché si sia scelto di cancellare ogni riferimento al medico, citato in un solo articolo (art.15), e si sia eliminato ogni riferimento alla responsabilità medica, che è comunque una professione diversa dalle altre e con diverse responsabilità.
 
Allora ne esce una figura di medico come el burlador de Sevilla y convidado de piedra. O un medico più moderno collocato nel “cloud sanitario, livellato dalle politiche delle Regioni, pur nell’ottica delle risorse disponibili. Per certo verso oggetto se non proprio vittima dell’economicismo di sostanza, che rientra, nel nome dell’innovazione, in un progetto ben più ampio e va a cancellare in un sol colpo la storia della medicina e della peculiarità del medico. Ma non possiamo pensare che fosse “manu medica”.
 
A parte certi facili entusiasmi, alla fine il giudizio non muta: è un provvedimento con aspetti positivi ma con molte ombre. In primis le differenze professionali. In linea di principio sembra invocarsi una sorta di responsabilità generica comune, ciò non è possibile nello specifico proprio per le funzioni e i ruoli e, dunque, per le specificità di ogni professione. Così questa situazione ci riporta a quel passo di Ivan Turgenev, che calza col clima freddo di questi giorni, e constata che “La maggior parte della gente non capisce come altri possano soffiarsi il naso in un modo diverso dal loro”. Non certo perché vanno semplicemente uniformati i fazzoletti.

Così, di fronte all’adagio di questi tempi “piuttosto che niente è meglio prendere piuttosto”, riferito al talune leggi pur di diversa portata, v’è da rispondere “piuttosto di una legge non chiara è meglio, piuttosto, ripensarla partendo dalla differenziazione degli attori e delle responsabilità”.
 
Sebbene la replica sia politicamente scontata, per quanto ovvia viste le premesse, è altrettanto ovvio e pressante l’invito: per voler parlare finalmente chiaro, e agire positivamente visto che c‘è il tempo, perché non si mette di nuovo tutto nero su… bianco? Noi ci siamo.
 
Pierantonio Muzzetto
Componente del Consiglio Nazionale Fnomceo

09 Dicembre 2016

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