Demenza, la prevenzione diventa priorità: un segnale che non possiamo ignorare

Demenza, la prevenzione diventa priorità: un segnale che non possiamo ignorare

Demenza, la prevenzione diventa priorità: un segnale che non possiamo ignorare

Gentile Direttore,
le scrivo per portare alla Sua attenzione e a quella dei lettori un fenomeno che, negli ultimi anni, sta emergendo con chiarezza dalla pratica clinica degli oltre mille neurologi che compongono la nostra società scientifica: un numero crescente di persone prenota visite neurologiche con finalità esclusivamente preventive, per conoscere e agire sui fattori di rischio della demenza.

Questa tendenza non è un’eco di moda mediatica: è una osservazione clinica sistematica. I colleghi che operano in centri ospedalieri e territoriali riferiscono di un flusso sempre più consistente di pazienti – spesso nella fascia di età 45–65 anni – che vogliono sapere cosa fare oggi per ridurre la probabilità di sviluppare un declino cognitivo più avanti nella vita. Come Presidente SNO, posso testimoniare che questa richiesta di prevenzione è diffusa e in crescita su tutto il territorio nazionale.

Le persone cercano consigli pratici, non esami miracolosi, ma azioni concrete: controllo della pressione, valutazione metabolica, screening dell’udito, e raccomandazioni sullo stile di vita.

I numeri che dobbiamo tenere presenti sono rilevanti. Il Rapporto Mondiale Alzheimer 2024 indica per l’Italia una prevalenza di circa 1.480.000 persone con demenza, di cui circa 600.000 affette da malattia di Alzheimer, mentre le stime nazionali collocano i nuovi casi annuali attorno a 60-70.000. Il peso economico e sociale di questa realtà è enorme: studi e report recenti stimano un costo complessivo per l’Italia di circa 23 miliardi di euro all’anno, con una quota significativa sostenuta dalle famiglie – in alcune analisi oltre il 60% del totale – soprattutto per l’assistenza informale e le spese out-of-pocket.

La buona notizia, suffragata da robuste revisioni scientifiche e dalle indicazioni di istituzioni nazionali e internazionali (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Commissione Lancet), è che esiste una porzione sostanziale di demenze che è collegata a fattori modificabili. Le stime variano per metodi e popolazioni, ma indicano che tra il 30% e il 45% dei casi potrebbe essere prevenibile o ritardato intervenendo sui fattori di rischio a livello di popolazione e individuale. La Lancet Commission 2024 ha aggiornato l’elenco dei fattori modificabili e stima che, complessivamente, fino a quasi la metà dei casi siano teoricamente prevenibili con azioni che incidono lungo tutto il corso di vita.

Tra i fattori di rischio modificabili sui quali la comunità scientifica concorda vi sono: ipertensione in età adulta, obesità, diabete, fumo, inattività fisica, isolamento sociale, basso livello di istruzione, perdita uditiva non trattata, depressione e inquinamento atmosferico. È importante sottolineare che molte di queste condizioni sono particolarmente dannose se presenti nella mezza età (45–65 anni), finestra temporale critica per le strategie preventive.

Un tema che ricorre frequentemente nelle visite preventive è la perdita uditiva. Studi recenti e revisioni suggeriscono che la correzione dell’udito (con protesi o impianti) può essere associata a un rallentamento del declino cognitivo in alcuni contesti; tuttavia la letteratura non è ancora univoca e permangono questioni metodologiche che rendono prudente interpretare i risultati come prova causale definitiva. Ciò nonostante, la diagnosi e il trattamento precoce dell’ipoacusia restano raccomandati per i benefici sulla qualità di vita, sulla comunicazione e sul rischio di isolamento sociale — tutti elementi rilevanti per la salute cerebrale.

Alla luce di questo quadro, la SNO ritiene urgente promuovere una strategia multipla che coniughi politiche di salute pubblica e percorsi clinici concreti. Proponiamo alcune priorità operative:

  • rafforzare la prevenzione primaria e secondaria: screening della pressione arteriosa, controllo metabolico, promozione dell’attività fisica e programmi anti-fumo, con attenzione particolare alla mezza età;
  • accesso diffuso ai servizi di valutazione uditiva e alle soluzioni protesiche: facilitare l’accesso soprattutto per fasce di popolazione a rischio, includendo percorsi di rimborsabilità e potenziando servizi territoriali;
  • potenziare i servizi territoriali e i CDCD (Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze): rafforzare competenze e dotazioni per accogliere le richieste preventive e i bisogni dei caregiver;
  • supporto al caregiver e sostegno economico: misure che riducano il carico assistenziale familiare e la perdita di produttività correlata.
  • campagne informative ed educazione pubblica: comunicazione chiara su cosa significhi prevenire la demenza, su misure efficaci e sui limiti delle attuali conoscenze (biomarcatori, terapie);
  • sorveglianza e ricerca: investire nella raccolta dati nazionale e nella ricerca clinica per affinare le strategie preventive e valutare l’impatto degli interventi.

Infine, la SNO sottolinea che “prevenibile” non significa “immediatamente eliminabile”: la riduzione dell’incidenza richiede politiche lunghe e integrate, investimenti su istruzione, ambiente, salute cardiovascolare e servizi sanitari. Ma i segnali sono chiari: intervenire ora può ridurre un carico umano ed economico enorme.

Con questa lettera aperta desideriamo invitare il mondo politico, le istituzioni sanitarie e l’opinione pubblica a prendere atto dell’aumento della domanda di visite preventive e a rispondere con politiche e risorse adeguate. La prevenzione della demenza è possibile se la mettiamo al centro dell’agenda sanitaria.

Prof. Pasquale Palumbo
Presidente SNO (Scienze Neurologiche Ospedaliere)

21 Novembre 2025

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