Diagnostica in Medicina Generale. Oltre le perplessità, elemento di eguaglianza nell’accesso

Diagnostica in Medicina Generale. Oltre le perplessità, elemento di eguaglianza nell’accesso

Diagnostica in Medicina Generale. Oltre le perplessità, elemento di eguaglianza nell’accesso

Gentile Direttore,
sulla diagnostica negli studi in medicina generale, si è determinato un acceso dibattito. Molto bene, significa che la cosa è stata recepita. Non era mai successo che ci fosse nella bozza della Legge finanziaria, all’articolo 55,  in discussione presso le Camere, un finanziamento della diagnostica di primo livello della medicina generale. Un finanziamento infrastrutturale, che aldilà della perfettibilità di ogni provvedimento, soprattutto prima della discussione Parlamentare e delle approvazioni richieste, riconosce un ruolo “clinico” ai medici di famiglia. Questo è un fatto e non possiamo che essere lusingati che l’attuale Governo ed anche esponenti dell’attuale opposizione, cerchino di potenziare l’accesso al servizio sanitario nazionale attraverso un investimento strutturale. A questo si contrappongono le previste e prevedibili voci critiche.
 
Chi dice che la medicina generale non è all’altezza del compito (sic!), chi dice che con l’attuale carico di lavoro pensare di fare anche altro, oltre al monte di scartoffie richiesto, sia impossibile. 
 
Ai secondi non si puo’ che dar ragione, infatti, nessuno si è mai sognato di sommare all’attuale carico di lavoro un’attività diagnostica senza prima considerare le evidenti ricadute in termini di organizzazione del lavoro. Ai primi, spesso colleghi medici, bisognerebbe ricordare che tali apparecchiature già sono di uso comune in molti studi di medicina generale, che da anni ha intrapreso un percorso formativo e professionale, soprattutto tra i piu’ giovani, ma non solo, in grado di poter supportare tale attività, anche grazie alle moderne tecnologie di telemedicina. In ogni caso a questi sfugge il fatto che la diagnostica di primo livello viene da molto tempo favorita anche in strutture non mediche. Ma a questi colleghi evidentemente questo non interessa.
 
Al di là dei legittimi dibattiti sulla materia, molto accademici e poco pratici atteso che il provvedimento deve essere ancora approvato, ritengo, per carità una mia opinione, piu’ utile disquisire sul come potenziare la capacità di accoglienza ed accesso della medicina generale, anche alla luce della recente indagine che certifica come per la maggioranza degli Italiani il proprio medico di famiglia rimanga il punto di riferimento. E’ innegabile come oggi l’Italia abbia 21 sistemi sanitari, oppure come dice qualcuno, solo due, quelli che funzionano e quelli che non funzionano, penso che la medicina generale, rivedendo molto dell’attuale inquadramento normativo, sia il collante che determina l’equità dell’accesso di tutti cittadini, e che possa essere, se ci fosse un quadro strategico definito di riprogrammazione del sistema sanitario pubblico, anche del metodo di riparto del fondo, la pietra angolare di un sistema sanitario pubblico che tenga conto delle diversità regionali ma che rispetti anche l’uniformità nell’accedere ad un servizio che per quello che mi consta è solidaristico ed universale.
 
Pier Luigi Bartoletti
Vice segretario Fimmg

12 Novembre 2019

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