Diciamolo ancora una volta: i disturbi psichiatrici non spiegano la violenza

Diciamolo ancora una volta: i disturbi psichiatrici non spiegano la violenza

Diciamolo ancora una volta: i disturbi psichiatrici non spiegano la violenza

Gentile Direttore, è molto angosciante per chi, come me, dedica la vita professionale a curare persone con gravi disturbi psichici, assistere all'ondata di dichiarazioni infondate, fuorvianti e offensive che si è scatenata a margine dell'attentato di Modena....

Gentile Direttore,
è molto angosciante per chi, come me, dedica la vita professionale a curare persone con gravi disturbi psichici, assistere all’ondata di dichiarazioni infondate, fuorvianti e offensive che si è scatenata a margine dell’attentato di Modena.

Politici e commentatori di vari orientamenti, senza che si sia ancora svolto alcun vero approfondimento specialistico, hanno già concluso che la causa dell’episodio è una grave patologia psichiatrica dell’attentatore. Fra questi ci sono molte persone bene intenzionate, che pensano di contrastare le semplificazioni xenofobe, insistendo sul fatto che il problema non sta nell’etnia o nella religione bensì nel “disagio psichiatrico” individuale. Nel fare questo, senza rendersene conto, compiono lo stesso errore.

La sacrosanta difesa di una minoranza si trasforma nella stigmatizzazione di un’altra. Il comportamento di un singolo viene usato per riversare una valanga di pregiudizio sull’intera categoria a cui appartiene. Non si contano i titoli sensazionalistici sui “milioni di psicopatici” a piede libero, identificati come potenziali assassini; sui mostri “attenzionati” che i Centri di salute mentale non sono in grado di controllare; su quanto sia intollerabile che un matto abbia la patente. Non è difficile immaginare che effetto abbiano questi messaggi sulle persone che i Centri di salute mentale li frequentano ogni giorno, cercando faticosamente di riconquistare serenità e autonomia.

In alcuni casi la polemica viene estesa al sottofinanziamento e allo stato di grave difficoltà in cui i servizi versano. E su questo punto come si potrebbe non essere d’accordo? C’è però il fondato sospetto che la (inedita) preoccupazione pubblica per una maggiore efficienza non riguardi tanto obiettivi di salute e inclusione sociale, quanto di prevenzione dei reati.

Che cosa proprio non è accettabile in questa narrazione? Alla pari di molti disinvolti commentatori, non so nulla della storia di vita e (forse) di malattia dell’autore della tentata strage di Modena. Non è di lui che mi interessa parlare. Ma c’è una cosa che ho imparato in circa trent’anni di pratica clinica e vorrei dirla con assoluta chiarezza: i delitti li commettono le persone, non i gruppi etnici, non le religioni, ma nemmeno le malattie. La violenza non è un sintomo psichiatrico. La malattia mentale grave non è mai causa esclusiva di comportamenti violenti. Dunque nessun assassinio, nessuna strage, trova quale spiegazione sufficiente una diagnosi psichiatrica.

Mi rendo conto che in un clima come quello attuale è forse illusorio richiamarsi alla complessità o anche solo alla razionalità dei dati di fatto. Quindi eviterò di citare le statistiche da cui si evince che è impalpabile la differenza fra malati di mente e popolazione generale nella frequenza di commissione di gravi reati (come se contasse qualcosa: gli immigrati delinquono molto di più degli autoctoni, ma è un motivo valido per insultarli e discriminarli?)

Ma forse può essere più convincente la testimonianza di chi, come me e tanti miei colleghi, da anni si occupa di situazioni in cui anche la malattia mentale contribuisce a comportamenti violenti o alla commissione di reati, nell’interazione complessa con tanti altri fattori. E che, parallelamente al declino di risorse e potenzialità curative dei Servizi, deve fronteggiare continue richeste semplificatorie, che quella complessità negano pervicacemente. In cui una situazione di violenza e allarme sociale viene derubricata a psichiatrica e alla psichiatria viene richiesto di “sbrogliarla” in autonomia, non per curare ma per garantire la sicurezza. L’esplosione di interesse mediatico e social intorno a un evento così drammatico dimostra quello che a noi operatori tocca verificare ogni giorno: alla faccia di tutta la letteratura sulla riabilitazione, l’inclusione sociale, la recovery, l’idea diffusa del malato psichiatrico è ancora quella del “demente precoce”, irresponsabile e pericoloso a sé e a gli altri; e lo psichiatra continua ad essere il tecnico che deve scientificamente metterlo in condizioni di non nuocere, rispondendo in prima persona dei risultati.

Che conseguenze avrà questa ennesima ondata di stigmatizzazione dei pazienti e della psichiatria? Prevedibilmente simile alle tante che l’hanno preceduta. Urlare al matto pericoloso in libertà non porta più risorse e qualità ai percorsi di cura. Al contrario distorce il mandato sanitario, alimenta la psichiatria difensiva, con gli operatori schiacciati dalla “posizione di garanzia” che li rende controllori dei comportamenti altrui; alimenta sfiducia e paura nei pazienti. Tutte condizioni che rischiano ancor di più di far “sparire dal radar” non solo pazienti bisognosi di cure, ma anche altri medici e operatori del servizio pubblico.

Enrico Di Croce
Psichiatra, Torino

Enrico Di Croce

20 Maggio 2026

© Riproduzione riservata

Psichiatria territoriale in crisi. Anaao: “Mancano mille medici e 2.600 infermieri. Strage di Modena segnale drammatico”
Psichiatria territoriale in crisi. Anaao: “Mancano mille medici e 2.600 infermieri. Strage di Modena segnale drammatico”

Le richieste di rifinanziamento della Salute Mentale non possono più essere ignorate La strage avvenuta a Modena impone una riflessione seria, lucida e non strumentale. Siamo di fronte a un...

Il discorso di Mario Draghi all’Europa: fine delle illusioni italiane e una buona lezione anche per il Ssn
Il discorso di Mario Draghi all’Europa: fine delle illusioni italiane e una buona lezione anche per il Ssn

Gentile Direttore,nel discorso di Aquisgrana Draghi dice che il sistema europeo è stato costruito per attenuare il conflitto politico dentro procedure, agenzie e regole, ma oggi non regge più di...

Eutanasia, suicidio assistito e il rischio di snaturare la professione medica
Eutanasia, suicidio assistito e il rischio di snaturare la professione medica

Gentile Direttore,in questi giorni, come ciclicamente accade nel nostro Paese, è tornato di grande attualità il tema del fine vita. A riaccendere il dibattito è l’imminente ripresa della discussione del...

Decreto medicina generale, la riforma che non cura
Decreto medicina generale, la riforma che non cura

Gentile Direttore,dopo tre anni spesi a tessere e scucire una tela di intenti, il Governo ha annunciato di voler riformare la medicina territoriale mediante un decreto d'urgenza. Sul metodo si...