Dumping contrattuale nella riabilitazione: è ora di dire stop

Dumping contrattuale nella riabilitazione: è ora di dire stop

Dumping contrattuale nella riabilitazione: è ora di dire stop

Gentile direttore,
quando sentiamo la parola dumping siamo tutti pronti a sollevarci contro i paesi che lo praticano. Perfetto. Peccato però che non ci solleviamo per il dumping che abbiamo in casa. Ma in Italia ci sono milioni di persone che lavorano in condizioni insostenibili grazie a contratti non rappresentativi o addirittura “pirata”. Infatti il numero dei contratti in dieci anni è triplicato arrivando a 985 (CNEL) di cui il 40% “pirata”. È uno scandalo? Sì. Infatti il presidente del CNEL ha parlato della necessità di “estirpare la piaga dei contratti pirata”.


 


Ma ancora più inaccettabile è che un fenomeno così grave come il dumping contrattuale sia incentivato dalla stessa PA che invece dovrebbe combatterlo. È ciò che accade nei centri di riabilitazione ex art.26, centri accreditati, equiparati a quelli pubblici, che forniscono servizi sanitari a carico del SSN. Vediamo i numeri. Parliamo di 894 centri con 47.311 lavoratori. Il contratto di riferimento è il contratto AIOP, firmato dai sindacati e l'unico equiparabile al contratto del settore pubblico.
 
Ma ci sono almeno altri 8 contratti che riguardano oltre il 50% dei lavoratori. Attenzione, di nuovo, ai numeri: i centri che non applicano il contratto AIOP risparmiano fino al 46,6% sul costo del lavoro, che copre il 70% della tariffa. Un dipendente di questi centri lavora più ore guadagnando fino a 10 mila euro in meno del suo collega che fa lo stesso lavoro in un centro con il contratto AIOP. Solo in Campania – che rappresenta il 20% della riabilitazione ex art.26 – circa 25 milioni l’anno vengono sottratti ai lavoratori per finire nelle tasche dei centri con contratti diversi da quello leader. Significa, a livello nazionale, 125 milioni. Di denaro pubblico. Tutto a danno non solo dei lavoratori ma anche dell’occupazione e dei servizi. Bene, anzi male: il punto è che tutti i centri prendono dai SSR le stesse tariffe.
 
Quindi mentre il legislatore promuove per chi lavora con la PA l'applicazione dei soli contratti “leader” qui si fa il contrario: per strutture che sono addirittura accreditate si permettono (di fatto si incentivano) contratti lontani da quello di riferimento. Come è possibile? Grazie a una norma di trent’anni fa, esattamente l’art.8-sexies comma 5 del D.lgs.502/92 secondo cui le tariffe “sono determinate in base ai costi standard di produzione costi standard di costi generali, calcolati su un campione rappresentativo di strutture accreditate, preventivamente selezionate secondo criteri di efficienza, appropriatezza e qualità di assistenza”.
 
Una norma antiquata che viene usata come “salva dumping”. Superare questa norma non è solo possibile, è indispensabile. Perché l’unica strada per stroncare il devastante dumping contrattuale nella riabilitazione è adottare tariffe differenziate: chi ha contratti con costi inferiori deve avere tariffe inferiori. Lo vogliono i sindacati, cercano di farlo molte regioni, lo dicono i centri che applicano il contratto AIOP. Non lo vogliono, guarda caso, le associazioni datoriali. Per continuare a godere dei benefici di una situazione con cui si guadagna di più dando di meno.
 
Anzi, vogliono di più. Le regioni nelle prossime settimane dovranno adeguare le tariffe in virtù del rinnovo del contratto AIOP. Le associazioni vorrebbero addirittura che l’aumento ci sia anche per chi non ha il contratto AIOP e quindi non ha avuto alcun aumento dei costi, incrementando così la forbice a favore di chi fa dumping contrattuale. Un paradosso inammissibile ma che rischiamo si trasformi in realtà. Non solo: nel caso sciagurato che si continuasse con le tariffe uguali per tutti ci aspetta la cronaca di un disastro annunciato. Perché sempre più centri abbandoneranno il contratto AIOP per contratti più convenienti. Come evitarlo?
 
Molto concretamente: a) le regioni chiedano alle aziende la rendicontazione da cui si evinca la corretta applicazione del CCNL pena una diversa tariffa. Alcune, d’intesa con i sindacati FP, lo stanno già facendo; b) il Ministro della Salute attualizzi il D.lgs 502 art. 8 sexies co.5 precisando che per “campione rappresentativo selezionato secondo criteri di efficienza, appropriatezza e qualità di assistenza”, per la riabilitazione non possono che essere individuati diversi clusters: uno per chi applica il contratto AIOP, uno per chi applica contratti meno rappresentativi quali ANFFAS e AIAS e un altro per i contratti “pirata”, tra cui il più eclatante è l’ARIS 2012; c) successivamente sostituire quel comma 5 con un testo che sancisca l’obbligatorietà, per l’accreditamento, dell’applicazione del contratto più vicino a quello della sanità pubblica; d) sancire definitivamente la totale diversità tra centri ex art. 26 (prestazioni sanitarie a totale carico del SSN) e RSA (prestazioni sociosanitarie) perché questa risibile confusione genera mostri, anche contrattuali. A danno, come sempre, dei lavoratori, del servizio sanitario, delle imprese che operano nel rispetto dell’etica.
 
 
Dott. Francesco D’Addino
Il rappresentante del Comitato Giustizia Contrattuale

16 Settembre 2021

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