Europa e Regione Lazio: divergenze nelle politiche a tutela dei medici

Europa e Regione Lazio: divergenze nelle politiche a tutela dei medici

Europa e Regione Lazio: divergenze nelle politiche a tutela dei medici

Gentile Direttore, la crisi dei medici in Europa, intesa come crisi numerica e crisi vocazionale, è un fenomeno ormai trasversale che non conosce latitudini e sistemi di welfare.

Gentile Direttore,

la crisi dei medici in Europa, intesa come crisi numerica e crisi vocazionale, è un fenomeno ormai trasversale che non conosce latitudini e sistemi di welfare. Per affrontare univocamente questo tema che mina la tenuta dei sistemi di cura e che non può trovare alcuna soluzione sostenibile – nel medio e lungo termine- nella migrazione dei professionisti sanitari da paesi extraeuropei a basso reddito, gli stakeholders sanitari europei discutono soluzioni che tengano in considerazione:

  • la demografia medica – rappresentata attualmente da professionisti sempre più anziani e da donne
  • lo stato di salute dei professionisti – per promuovere un “invecchiamento sano” durante la vita professionale, strategia per assicurarsi una popolazione lavorativa attiva il più a lungo possibile
  • la conciliazione tra la vita personale e la sfera lavorativa, elemento centrale nelle scelte professionali delle nuove generazioni di medici.

Questa visione europea – incentrata sulla valorizzazione dei bisogni e dei diritti dei medici – non trova un riscontro nelle attuali scelte politico-organizzative della Regione Lazio. Le recenti Linee di indirizzo in materia di prestazioni aggiuntive (registro ufficiale U. 0748169 del 18/7/2025) stabilisce che i medici del Servizio Sanitario Regionale del Lazio possano accedere al regime lavorativo in produttività aggiuntiva solo rinunciando a qualunque altra forma di assenza, fruita a diverso titolo (con esclusione dei congedi ordinari), che superi i due giorni nell’arco temporale del mese. 

Cosa significa? Nel Lazio i medici che usufruiranno di più di due giorni di congedo (sia per assicurare le cure parentali ai propri familiari, che per partecipare a corsi di aggiornamento) o, addirittura, di assenza per malattia, saranno esclusi dalla produttività aggiuntiva o, ancor peggio, non vedranno corrisposti gli emolumenti per le prestazioni già eseguite, qualora i giorni di assenza si verifichino successivamente all’attività lavorativa svolta.

Prima di procedere a commentare la conflittualità tra le Linee di indirizzo regionali e l’impianto normativo nazionale ed europeo, è opportuno ricordare che la produttività aggiuntiva è una forma di lavoro subordinato in cui il datore di lavoro chiede la disponibilità al medico dipendente in regime di esclusività di garantire ore di lavoro supplementari per far fronte alle carenze di personale e assicurare, in tal modo, la continuità delle cure, il contenimento delle liste di attesa e la copertura di servizi essenziali. L’unica alternativa strutturale risolutiva della carenza di personale medico è, ovviamente, l’assunzione di nuovo personale.

L’applicazione delle Linee di indirizzo regionali in materia di prestazioni aggiuntive, perdurando le attuali carenze di personale delle strutture sanitarie regionali, avrebbe come conseguenza immediata una netta riduzione di tale attività con la sostanziale neutralizzazione dei principali obiettivi delle prestazioni aggiuntive. Ne conseguirebbe un impatto devastante non solo sul contenimento delle liste di attesa ma, soprattutto, sulla continuità delle cure e sulla copertura di servizi essenziali. In tale scenario la fragilità dei servizi sanitari regionali raggiungerebbe livelli di criticità tali da rendere inevitabile l’esternalizzazione delle prestazioni a soggetti non pubblici, con ovvie ricadute negative sia sulla qualità delle cure erogate ai cittadini, che sulla sostenibilità economica del sistema.

L’impatto dell’applicazione delle Linee di indirizzo regionali in materia di prestazioni aggiuntive sulla crisi vocazionale delle nuove generazioni di medici nel Sistema Sanitario Regionale sarebbe altrettanto negativo poiché indurrebbe i medici a porsi in una ulteriore condizione di rischio personale e professionale per garantire le prestazioni programmate, contravvenendo ai principi di rispetto della salute, della sicurezza e della dignità professionale dei lavoratori previsti dalla carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Tali problematiche sono peraltro già evidenti nell’espletamento dell’attività lavorativa ordinaria in cui sempre più spesso i medici, per continuare ad assicurare i livelli minimi di assistenza del Sistema Sanitario Regionale, rinunciano al pieno godimento delle ferie e dei turni di riposo previsti dalla normativa vigente.

In seconda istanza introduce un vincolo non previsto dalla normativa vigente riguardo il diritto-dovere dei medici all’aggiornamento professionale con ovvie ricadute negative sulla qualità e sull’appropriatezza delle cure erogate ai pazienti, contravvenendo a quanto previsto dalla Direttiva Europea 2005/36/UE modificata dalla Direttiva 2013/55/UE (art. 22), dal CCNL 2019-2021 dell’Area Sanità (articoli 27, 50 e 51) e dal DM 232/2023.

Appare controproducente e discriminatoria, soprattutto alla luce della progressiva femminilizzazione della classe medica in Italia, l’esclusione dalla produttività aggiuntiva dei dirigenti medici che utilizzino congedi parentali. I dati dell’OMS del 2022, confermati da un’analisi pubblicata da ANAAO Assomed nel 2023, testimoniano un gender pay gap nel settore sanitario a svantaggio del genere femminile in media del 20%, dovuto in parte al minor numero di posizioni di vertice ricoperte dalle donne medico ma, soprattutto, alla minore possibilità di queste ultime di ricorrere a orari di lavoro aggiuntivi, per la mancanza di politiche di conciliazione tra l’attività professionale e la sfera privata.

Alla luce di quanto argomentato, appare evidente la necessità di ripensare Le Linee di indirizzo regionali sull’attività aggiuntiva che, così concepite ed applicate, implicano l’indebolimento operativo delle strutture sanitarie regionali, con conseguenze devastanti sul contenimento delle liste di attesa e, soprattutto, sulla continuità e qualità delle cure erogate ai cittadini.

La continuità e qualità delle cure nella Sanità pubblica in Italia possono essere garantite solo mettendo al centro i professionisti e costruendo insieme a loro un’alleanza di intenti e di visione.

L’Europa si sta muovendo in questa direzione.

Un sistema sanitario che chiede ai medici di scegliere tra salute, formazione e genitorialità non sta valorizzando il proprio capitale umano: lo sta consumando.

La Regione Lazio è ancora in tempo per ripensare la propria visione e divenire capofila nella valorizzazione dei bisogni e delle aspettative professionali dei suoi medici e professionisti sanitari a tutela della qualità delle cure erogate ai cittadini.

Alessandra Spedicato – Presidente della Federazione Europea dei Medici Dipendenti (FEMS)

Aldo Di Blasi – Segretario Regionale ANAAO Assomed Lazio

Alessandra Spedicato e Aldo Di Biasi

05 Giugno 2026

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