Giornata contro la violenza sulle donne. Cosa serve ancora?   

Giornata contro la violenza sulle donne. Cosa serve ancora?   

Giornata contro la violenza sulle donne. Cosa serve ancora?   

Gentile Direttore,
se non fosse per la drammaticità che ex se il termine violenza è in grado di evocare, ci sarebbe quasi da sorridere. Perché, in questa frase, c’è una grammatica del senso che sfugge, una prammatica del paradosso. E, forse, il cuore stesso del problema. La donna e la violenza sono una contraddizione in termini, universi agli antipodi, monadi che non possono mai dialogare. Eppure, purtroppo, non è così. La violenza è sempre nella sala d’attesa di ogni donna, annidata dove meno ci si immagina, pronta ad affrancarsi da una letargia solo apparente.

La singolarità del fenomeno risiede, ed è questo il dato più inquietante, nella sua capacità di strutturarsi proprio nel momento storico in cui la donna si è imposta quale soggetto di diritti e quale protagonista in ambiti già demanio esclusivo dell’uomo, pur mantenendo il ruolo di reggitrice della famiglia, ergo della società.

La parità di genere è diventata un principio codificato e non solo un assioma, le forme di tutela, sebbene non sempre completa, hanno assunto livelli insperati e inconcepibili un tempo, le maglie della diffidenza sociale e professionali sono ormai slabbrate.

È, forse, proprio per questo che l’uomo, smascherato nella sua identità e sostanzialmente incapace di uscire dal grembo, non trova altro di meglio che la violenza quale terreno su cui competere. Quale agorà su cui esercitare il suo, troppo spesso, velleitario dominio dialettico. Quale talamo su cui consumare il suo sentimento malato.

Che fare, dunque?
È sufficiente lo sforzo del legislatore di affermare anche il suo imprimatur pur di offrire alla donna quelle guarentigie che la società declina ancora solo artificiosamente?
È sufficiente un’interlocuzione più ampia con il decisore politico, il vertice aziendale, il guru della cultura?

Tutto può essere utile. Nulla è, però, indispensabile. Se l’aratro con cui dissodare il terreno del pregiudizio, del dubbio strisciante di una superiorità ricevuta per diritto naturale, dell’ancestrale rifiuto di una alterità che non contrasta ma completa.

La donna dell’oggi, prima di ogni cosa, ha però l’urgenza di una presenza. Costante, che è connaturata a lei e le è consustanziale. E questa presenza è l’unico vero collante di grazia, bellezza e amore.
La donna dell’oggi ha solo bisogno di gentilezza.

Sì, solo di gentilezza.
Ha bisogno di offrirla e di esigerla.
Perché la gentilezza, e non altro, è in grado più di ogni altra cosa di far comprendere, e non solo per vocazione lessicale, come siamo tutti parte di quella famiglia umana che è una terra di confine. Tra l’anima e il cuore. Là, dove la violenza non può abitare.

Luciana Carolei
Coordinamento Nazionale Donne
Federazione Cisl Medici

25 Novembre 2024

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