I fisioterapisti pensino al loro livello formativo

I fisioterapisti pensino al loro livello formativo

I fisioterapisti pensino al loro livello formativo

Gentile direttore,
ritengo che alcuni rappresentanti nazionali dei fisioterapisti che intervengono abitualmente in questa rubrica farebbero meglio a dare risposte ai loro associati nel merito delle competenze tecniche e deontologiche della propria categoria, anziché assumere improbabili vesti giudicanti nel condannare senza appello professionisti diversi mentre pongono legittima istanza per il proprio riconoscimento. Esattamente come fecero gli stessi fisioterapisti precari, a suo tempo.

Lascino lorsignori le sentenze a chi è abilitato a pronunciarle e comprendano i testi delle stesse ovunque queste abbiano definito legittime la professioni di osteopata e chiropratico. Essi parlano di "abusivismo", di "vulnus", "incostituzionalità" e "scempio", assumendosi responsabilità gravi, forse senza rendersi conto di indebolire più di ogni altro l'immagine della categoria che rappresentano. Nemmeno il monito espresso pubblicamente dei senatori nei loro confronti pare sia stato sufficiente.

Citandosi reciprocamente, in realtà costoro danno voce solo alla loro isolata ostilità verso osteopati e chiropratici, alludendo freudianamente a un presunto contesto sanitario resistente al riconoscimento di nuove professioni. Negando, cioè, le apprezzabili iniziative del Ministero della Salute e della politica sanitaria italiana volte all’introduzione delle nuove figure di osteopata e chiropratico.

E che dire anche della negazione dei riferimenti all'O.M.S e delle norme di standardizzazione europea che i loro interlocutori hanno avuto invece la capacità di citare letteralmente, senza tendenziosità e forzatura alcuna? Apprezzabili mi sono parsi al riguardo gli interventi di Michela Foppiano e diJohn Williams. In questi autorevoli interventi abbiamo letto i dati delle fonti internazionali a cui si riferiscono le rispettive attività, anziché sterili polemiche interessate o pubbliche minacce. Possiamo capire che la mole degli elementi a favore del ruolo sanitario di osteopatia e chiropratica possano turbare i sonni di chi pensa di poter godere in eterno di una rendita di posizione, così come l'evoluzione attuale delle competenze degli osteopati in relazione alle attività cliniche svolte possa inquietare chi quelle competenze non le possieda (5 anni di studi universitari-ndr).
 
Tuttavia, è un dato di evidenza che la più vasta e aggiornata formazione rappresenti il livello migliore per rendere efficace socialmente una discipina, fornendo le basi per incrementare nel tempo il suo processo di convalida. E questo dato riguarda tutti coloro che pretendano di studiare ed esercitare l’osteopatia e la chiropratica, essendo queste professioni autonome nella loro complementarietà anziché subordinate e "di sostegno" a differenti e altrettanto autonome competenze interdisciplinari.

Non resta che interpretare gli attacchi verso osteopati e chiropratici come una battaglia di retroguardia che testimonia paura verso la concorrenza e, nello stesso tempo, vano desiderio di neutralizzare questa evocando a sé alcune marginali abilità delle professioni contestate. Nonostante l'osteopatia e la chiropratica siano in gran parte del mondo civile attività già strutturate, definite e riservate a chi ha compiuto studi universitari caratterizzanti e di durata quinquennale. Altro che qualche seminario di aggiornamento, o “master" addomesticato alle conoscenze di professioni di diversa natura!

Certamente il legislatore chiamato in causa saprà discernere tra serietà di proposta e interesse di bottega, anziché ricercare compromessi volti a sminuire le competenze degli uni per tranquillizzare le “sensibilità" degli altri.

Fabio Vassallo 
Osteopata D.O. – A.P.O.

01 Luglio 2016

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