I giovani e il lavoro in sanità

I giovani e il lavoro in sanità

I giovani e il lavoro in sanità

Gentile direttore,
credo che l’articolo della collega Borgia meriti una risposta per i temi trattati. La giovane dottoressa parla del suo percorso di volontaria nel mondo della Medicina di laboratorio che mi pare di capire sia riferito alla città di Napoli e riporta una descrizione di un panorama di giovani avvilito da un lavoro che pare dequalificato e non remunerato che svolgerebbe ,insieme ad altri giovani di diversi profili lavorativi in contrapposizione a quello di impiegati pubblici, medici, biologi strutturati, tecnici di laboratorio che ricevono stipendi che definisce  testualmente "profumati per recarsi sul posto di lavoro, talvolta solo formalmente quando ci arrivano" .


 


Credo da medico laboratorista dipendente che siano piuttosto offensivi i termini utilizzati soprattutto quando si è all'inizio di una carriera seppure irta di ostacoli.


 


Ho letto l’articolo con i tecnici di laboratorio ed i biologi con cui lavoro  in sotto organico da anni  per le conseguenze dei vari piani di rientro che hanno nel tempo frantumato i nostri "profumati stipendi" e azzerato tutto quello che era considerata incentivazione alla produttività. Insieme riteniamo che la giovane debba frequentare ancora più luoghi per rendersi conto delle criticità in cui i dipendenti prestano servizio e per imparare ad apprezzare il lavoro silenzioso di ognuno di noi.


 


Credo che il discorso sia molto complesso e non vada affrontato  con generalizzazioni che, oltre a gettare fango su chi lavora al meglio per garantire un servizio di qualità ai cittadini, contenga distorsioni di realtà difficili come quelle della Campania.


 


La giovane dottoressa ha avuto la fortuna di lavorare in una eccellenza della realtà campana ma convengo che, da quando vi è stata la riorganizzazione della rete laboratoristica datata 2010, molto debba essere fatto ancora perché le varie  realtà  di laboratorio siano al passo con i tempi per uomini,mezzi e apparecchiature tecnologiche affinché si abbia una "maggiore integrazione e  sinergia possibile" e soprattutto si raggiunga una maggiore qualità del ciclo  lavorativo  che necessariamente deve passare per la soddisfazione del lavoratore e del suo impegno.


 


Credo, ancora, nell'importanza della formazione perché si acquisiscano le basi conoscitive per superare concorsi e esplicare al meglio la libera attività professionale e consiglierei alla dottoressa di iscriversi, ove mai non lo avesse già fatto, a società scientifiche o anche a sindacati dove in maniere diverse potrebbe esprimere istanze e ricevere scambio di idee per l'inserimento nel mondo lavorativo oltreché potrebbe ricevere  utili strumenti  per la salvaguardia dei diritti inalienabili.


 


Maria Ludovica Genna


Medico di laboratorio


Dirigente di Patologia Clinica

30 Giugno 2016

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