I medici di base conoscono benissimo le linee guida e i criteri di appropriatezza delle prescrizioni

I medici di base conoscono benissimo le linee guida e i criteri di appropriatezza delle prescrizioni

I medici di base conoscono benissimo le linee guida e i criteri di appropriatezza delle prescrizioni

Gentile Direttore,
dalle mie parti c’è un detto molto significativo: “i guai della pentola li conosce il cucchiaio”. Nel caso del Ministro Schillaci, a proposito delle iperprescrizioni dei medici di base, ci troviamo di fronte al fatto strano e inusuale di un cucchiaio che non conosce la pentola.

Due ruoli fondamentali: la pentola contiene il fragrante ragù della nonna, il cucchiaio rimescola e contribuisce al buon risultato della cucina, evitando anche che il ragù si attacchi al fondo della pentola. A memoria d’uomo, non si è mai visto un cucchiaio che se ne vada a spasso per altre pentole mentre il ragù tende pericolosamente a bruciare. Non me ne voglia il Ministro Schillaci per il suo ruolo di cucchiaio, ma il paragone calza benissimo.

Entro quindici giorni verrà emanato un provvedimento ministeriale per indurre i medici di base ad una prescrizione più appropriata, perché pare, dai dati del ministro, che nel venti per cento dei casi le prescrizioni di esami e farmaci siano debordanti e non appropriate. Questa correzione, in corso d’opera, dovrebbe snellire le liste di attesa, nelle buone intenzioni del ministro. E qui, il cucchiaio se ne va a spasso per altre cucine, mentre il ragù brucia.

Forse il ministro ignora che i medici di base conoscono benissimo le linee guida e i criteri di appropriatezza delle prescrizioni; nel caso contrario, dovremmo ammettere di avere un venti per cento di medici di base dediti al giramento di pollici o al malaffare, e non è così.

Le ragioni sono diverse e, sostanzialmente, due: pesa sul medico di base la spada di Damocle del suo stipendio a quota capitaria: viene pagato in base al numero di assistiti a suo carico. Se il medico non accontenta la sua “clientela” , questa cambia medico con conseguente perdita economica del medico. Posso appellarmi fino allo sfinimento alle linee guida, ma se il paziente ritiene giusto fare quell’esame, nessuno gli toglierà dalla testa che si tratta di un suo diritto, pertanto davanti ad un diniego, se ne andrà sbattendo la porta e qualche volta alzando la voce e anche le mani verso l’onesto medico che non prescrive e, tra l’altro, gli basterà cambiare medico per avere la prescrizione richiesta: si trova sempre un medico accondiscendente che non vuole mettere a repentaglio il suo stipendio. Il cucchiaio, dovrebbe ben sapere che la pentola non ha assistiti ma “clienti”, poco pazienti e molto esigenti.

La seconda questione che gonfia le prescrizioni dei medici di base, riguarda la prescrizione indotta dai medici specialisti. I medici ospedalieri, in libera attività e molto spesso purtroppo, anche in regime istituzionale, non scrivono le ricette di proprio pugno ma delegano al medico di base che timbra e firma esami non suoi. Così, il signor ministro scoprirebbe che una parte cospicua delle prescrizioni del medico di base, vengono da altre menti che hanno perso l’uso della scrittura ma non quello del bancomat. Basterebbe che ogni medico firmasse solo le proprie ricette per togliere al medico di base la nomea di prescrittore folle e reo di danneggiamento dell’erario. Ma tutto questo, il cucchiaio non lo sa. O fa finta di non saperlo, perché in ogni questione governativa complicata, è molto più comodo seguire la via più semplice: perseguire il medico di base perché facilmente tracciabile, per gli altri medici: tana libera tutti.

Signor Ministro, vogliamo ridare al cucchiaio il suo nobile ruolo di rimescolatore del ragù? Allora, anziché pensare a fantasiosi corsi di recupero per medici di base dediti al meretricio e al malaffare, venga con me nel mio ambulatorio, solo per una mattina, si accomodi accanto a me e avrà chiaro il panorama gastronomico italiano, ovvero: come e perché si compila una ricetta. Non sempre per motivi di salute, ma semplicemente perché non si vuole togliere il medico di base dalla sua posizione di asservimento a tutti: dal collega ospedaliero, dalla sua clientela e da una cultura idiota che da anni banalizza la medicina. Vogliamo far lavorare meglio i medici di base? Basta toglierli dalla convenzione e renderli dipendenti riconosciuti dello Stato, come i medici ospedalieri. Vuole un buon ragù? Allora frequenti di più la pentola.

Enzo Bozza
Medico di base per i comuni di Vodo e Borca di Cadore (BL)

02 Maggio 2024

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