Il “business” della migrazione sanitaria: quali prospettive

Il “business” della migrazione sanitaria: quali prospettive

Il “business” della migrazione sanitaria: quali prospettive

Gentile Direttore, in più occasioni è stato ricordato che l’assistenza sanitaria, posta a presidio del diritto alla salute, è anche – e soprattutto – una pietra angolare di coesione sociale e di sviluppo economico...

Gentile Direttore,
in più occasioni è stato ricordato che l’assistenza sanitaria, posta a presidio del diritto alla salute, è anche – e soprattutto – una pietra angolare di coesione sociale e di sviluppo economico, poiché il “prodotto” salute impatta – e in misura significativa – sull’equilibrio economico-finanziario delle Regioni e degli enti del S.S.N. nonché sullo sviluppo economico e sociale dei territori.

Un contesto nel quale la “migrazione sanitaria” ha un ruolo chiave, dal momento che tale fenomeno determina una vera e propria “transumanza di ricchezza” dai sistemi meno robusti verso quelli che, liberi dai vincoli di commissariamento e piani di rientro, utilizzano la leva “migrazione” spesso con eccessiva disinvoltura e opportunismo.

Giova ricordare, a tal riguardo, che una gran parte dei volumi erogati in mobilità attiva a pazienti che provengono da altre Regioni è di appannaggio delle strutture private accreditate e che parte di essi potrebbe essere affetta da potenziale inappropriatezza.

Pertanto, il fenomeno “migrazione”, che ha radici profonde quanto quelle delle “liste d’attesa”, va analizzato attentamente, poiché le sue cause, spesso, sono tutt’altro che “fisiologiche”.

È vero che la fuga dei pazienti dal Sud verso il Nord trova la sua causa nella esigenza di rivolgersi, nell’esercizio del diritto di libera scelta, a sistemi sanitari performanti e quindi più attrattivi.

È altrettanto vero, però, che il sistema salute italiano è caratterizzato da sistemi sanitari regionali profondamente disomogenei, per struttura, organizzazione, risorse e autonomia.

Sul versante risorse, è incontrovertibile la circostanza che gli attuali criteri di riparto del FSN siano tutt’altro che rappresentativi del fabbisogno reale dei territori e che, dunque, urge rivederli.

Così come urge rivedere i vincoli dettati dai piani di rientro e quelli della famigerata “Spending Review”, a causa delle loro implicazioni anche sul fenomeno migratorio.

Analizzando attentamente i “flussi migratori” delle 20 Regioni, solo 4 di esse hanno saldi migratori attivi. Inoltre, rapportando il valore della migrazione passiva alla popolazione, i dati mostrano una situazione ben diversa da quella emergente da una superficiale lettura del fenomeno.

La migrazione genera annualmente un trasferimento di risorse per oltre 5 mld di euro, equivalenti al 4% in media del fabbisogno indistinto. Trattandosi di saldi invariati, c’è chi vince e chi perde.

La Campania, ad esempio, è la Regione che dopo la Calabria ha il peggiore saldo migratorio 2024 (306 mln di euro). Rapportando però il valore economico della migrazione passiva alla popolazione residente, si scopre che l’indice di fuga è corrispondente a quello medio nazionale.

Pertanto, la Campania perde risorse non perché ha un indice di fuga elevato, ma perché ha un indice di attrazione basso (solo l’1% rispetto al 4%).

E la ragione è molto semplice: alle Regioni in Piano di Rientro è impedito attrarre.

La Campania ha un assetto organizzativo privato accreditato che non ha eguali, ma tale sistema non può attrarre pazienti provenienti da altre Regioni, oltre il limite dell’1% del budget loro assegnato.

Pertanto, i pazienti campani possono liberamente rivolgersi altrove, mentre quelli di altre regioni non possono fruire di analogo diritto presso le strutture private accreditate campane.

Giova ricordare che in Campania il sistema privato accreditato garantisce circa l’80% dei volumi di prestazioni della macro area della specialistica ambulatoriale e circa il 90% della riabilitazione, assorbendo poco più del 7% del fondo sanitario regionale annuale.

L’attuale capacità operativa del comparto privato accreditato campano è tale da sovvertire i flussi migratori, nei vari setting assistenziali, in tempi relativamente contenuti.

E’ dunque evidente che gli attuali vincoli – per come concepiti – arrecano un grave pregiudizio alle regioni del Sud, poiché, non solo sottraggono risorse attraverso l’attrazione più o meno legittima di pazienti, ma generano una ingiusta transumanza ascendente di ricchezza.

L’autonomia differenzia e la sanità digitale – caratterizzata dall’economia delle distanze – potranno ulteriormente alimentare il fenomeno migratorio, sia fisiologico che patologico.

Da qui l’esigenza di intervenire su di esso e sulle reali cause dello stesso.

Antonio Salvatore
Coordinatore del Dipartimento Salute, Sanità e Assistenza di prossimità – ANCI Campania
Vice-presidente della Fondazione Triassi per il management sanitario

05 Marzo 2026

© Riproduzione riservata

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