Gentile direttore,
in questi giorni il Ministero della salute ha prorogato il termine per la presentazione delle domande di concorso per l’accesso ai corsi di formazione specifica in medicina generale per il triennio 2023-2026, al 30 settembre per consentire, si legge, la massima partecipazione dei medici.
Non è difficile cogliere in questa operazione il tentativo di aumentare le richieste di accesso al corso che evidentemente sono attualmente al di sotto delle attese.
E questo lo si capisce ancora di più dall’appello lanciato su Qs del 28 agosto, dal segretario nazionale della Fimmg Silvestro Scotti che invita i giovani medici a partecipare al concorso perché “conviene”. Spiega Scotti che il corso di formazione conviene sul piano “economico” perché è vero che la borsa prevista è solo di 850 euro al mese a fronte dei 1650 della specialistica, ma si può contemporaneamente fare la guardia medica o avere 1000 assistiti e quindi arrivare a guadagnare più degli specializzandi.
Francamente trovo un po’ stonato questo appello, specie venendo da un sindacato, anzi dal sindacato più rappresentativo della medicina generale.
Non dovrebbe un sindacato preoccuparsi che venga garantita una buona formazione ai giovani medici a parità di condizioni contrattuali?
Perché chi accede alla specializzazione può avere una borsa che permette almeno di sopravvivere finché impara mentre il corsista di medicina generale deve lavorare extra per guadagnare il necessario per vivere? Se poi è chiamato addirittura a fare lo stesso lavoro per il quale sta facendo il corso non è chiaro a che cosa serva questa formazione. Non può essere certo il numero dei pazienti (fino a 1000) la discriminate che permette a un medico di saper fare o meno il medico di famiglia. Mettereste uno specializzando del primo anno a fare per esempio endoscopie senza averle mai viste fare? Eppure, il tirocinante del corso di medicina generale si trova spesso a essere contemporaneamente allievo e gestore di un suo proprio ambulatorio.
Questa situazione vanifica l’importanza stessa del corso di formazione. Ma anziché preoccuparsi di questo, il dr. Scotti invita i giovani medici a iscriversi al corso di formazione perché “conviene”, come dire che il corso per divenire medico di famiglia in fondo è poco più di una proforma che consente di fare molto altro.
I giovani medici dovrebbero essere attratti dalla nostra professione perché fare il medico di famiglia è una professione bella e gratificante, che ti permette di essere responsabile della cura globale della persona, punto di riferimento per i pazienti e le loro famiglie, primo punto di accesso del cittadino al SSN, responsabile dell’intera vita sanitaria delle persone che ti scelgono come loro medico di fiducia.
Sarà perché i giovani medici si sono accorti che questa professione ha perso le sue caratteristiche salienti che non la scelgono più? Perché l’enorme carico burocratico ha soffocato l’attività clinica, perché gli specialisti ci considerano di serie B, perché spesso siamo costretti a fare gli scribacchini per gli ospedalieri, perché non abbiamo ferie, malattie, infortuni, perché siamo reperibili sempre…Ricordo che proprio il dr. Scotti in una nota trasmissione televisiva ha detto che chi non risponde al telefono alle 10 di sera è bene che vada via dal fare il medico di Famiglia (Porta a Porta 17 Novembre 2020). Come può pensare che un giovane medico sia attratto da una professione che ti impedisce di avere una vita personale e privata? Perché un giovane collega dovrebbe ambire a lavorare in questo inferno che è divenuta la nostra bellissima professione?
E’ tempo non solo di cambiare il corso di formazione trasformandolo in corso di specializzazione in Medicina generale con uguale dignità giuridica ed economica delle altre specialità, come da tempo propone lo SMI, ma anche di ridare dignità e autorevolezza al nostro lavoro di medici di famiglia.
Solo così i giovani torneranno ad essere attratti da questa professione.
Ornella Mancin