Il difficile compito del ministro Schillaci

Il difficile compito del ministro Schillaci

Il difficile compito del ministro Schillaci

Gentile Direttore,
su QS è apparso un commento assai sagace e puntuale del collega Maffei all’intervista del Ministro Schillaci a Milena Gabbanelli. Concordo sulle conclusioni del collega che, peraltro, riprendono un parere già espresso dal Direttore Fassari: il nuovo Ministro è un tecnico mentre, contrariamente a quel che pensa il senso comune, alla sanità occorreva un politico, determinato e dalle idee chiare, capace di difendere il servizio sanitario di fronte alla tempesta economica già in atto.

Quest’impressione si è rafforzata leggendo quanto il Ministro ha dichiarato in altra sede a proposito dei medici non vaccinati da riammettere in servizio. Questo è un problema deontologico, ha detto il Ministro, se la cavino gli Ordini e siano le ASL a decidere a quale servizio assegnare questi medici non vaccinati al loro rientro.

Un’affermazione debolissima sul piano politico e lacunosa su quello tecnico. La prima domanda all’ex Rettore di Tor Vergata è; invierebbe in reparto un medico o un infermiere non vaccinato?

Le vaccinazioni del personale sanitario rientrano negli obblighi lavorativi che il professionista assume perché il responsabile del servizio (il Rettore ad esempio o il Direttore della ASL) possa garantire ai cittadini le migliori condizioni di sicurezza. Quindi la vaccinazione del personale è un problema da affrontare e eventualmente sanzionare nell’ambito del contratto, pubblico o privato che sia; un’incombenza irrinunciabile del Ministro nella sua veste di massimo responsabile della sanità.

Il Codice Deontologico non prevede l’obbligo vaccinale ma impone ai medici di garantire la sicurezza del paziente, quindi di vaccinarsi. In questo senso ha ragione il Ministro, sussiste un obbligo deontologico. Se un medico non si vaccina ma consiglia ai pazienti di vaccinarsi infrange l’art. 14 del Codice Deontologico sulla sicurezza delle cure e il Consiglio dell’Ordine lo valuterà sul piano disciplinare.

Ma un medico che si oppone al vaccino e lo sconsiglia ai pazienti pone un diverso problema, quello della ricertificazione della laurea. Come è possibile che eserciti la professione chi rifiuta la scienza medica? Questo è un dilemma del Ministro che, però, siede in un Governo con forti tentazioni antiscientifiche. Come se la caverà?

Uguale problema pone la presunta pericolosità dei rave per la salute pubblica. Nei rave -i moderni baccanali- si vendono procioni o zibetti come a Wuhan? Altresì ogni assembramento può essere foriero di diffusione morbigena. Si proibiscono gli scioperi? Il rischio sanitario di un evento o è suffragato da dati certi o è un’illazione pregiudiziale, inaccettabile per un tecnico.

Abbiamo ancora in mente Fauci mentre con fermezza e coraggio contestava Trump e le sue idee sul Covid. Se un tecnico è stato chiamato al Ministero della Salute vuol dire che il (la?) Presidente considerava la sanità come un problema risolto sul piano politico, soltanto da mandare avanti al meglio. Gravissimo errore. Un Ministro tecnico deve opporre le sue competenze di fronte al maldestro tentativo di affidargli la copertura di scelte ideologiche che possono diventare esiziali per un servizio sanitario già in pessima salute.

Infine, tra le molteplici telefonate diplomatiche sull’Ucraina, il Ministro non potrebbe mettersi in contatto con i suoi omologhi russo e ucraino? La salute rientra nella sicurezza globale e la guerra è un’epidemia provocata dall’uomo, il massimo disvalore rispetto alla medicina. Questo lo sanno tutti i medici del mondo al di là del patriottismo di ognuno.

Antonio Panti

07 Novembre 2022

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