Il futuro del sindacalismo medico 

Il futuro del sindacalismo medico 

Il futuro del sindacalismo medico 

Gentile Direttore,
pongo ai colleghi medici, soprattutto a coloro che credono nella autonomia dai condizionamenti della professione medica, giovani e meno giovani, uno spunto di riflessione sul valore contrattuale da “esigere” per il nostro lavoro.

Parto da una premessa teorica, che si rifà agli studi sul Sindacalismo del prof Gianfranco Pasquino. I Sindacati basano la loro esistenza come organizzazione secondo due cicli alternanti e ricorrenti: il primo dove la forza contrattuale si basa sui “numeri” degli aderenti ( e qui derivandone un peso “politico”) ed il secondo dove la forza contrattuale si basa sul peso specifico, nella società, della tipologia del lavoro degli interessati, secondo un criterio di importanza e di necessità, per i singoli della lavoro o della professione rappresentata.

La legge (benemerita!) n°833/78 di riforma della Sanità ha collegato il diritto costituzionale alla salute alla prevalenza dell’intervento del Sistema Sanitario Pubblico, costituitosi come SSN (basato sulla fiscalità generale per essere reso universale…stendiamo un velo pietoso sulla realtà….), in concreto, su due binari: l’erogazione diretta delle cure da parte di professionisti assunti a contratto pubblicistico ( poi con il Ministro Remo Gaspari resi un ibrido giuridico pubblico privato, come Dirigenti) e l’erogazione “sussidiaria” ma non “sostitutiva o prevalente”, quindi “integrativa” da parte di operatori privati, singoli o Aziende.

Nel corso degli anni, la Contrattazione Medica, secondo un criterio di reale difesa della remunerazione dei Medici (trasformatasi in salario, come qualsiasi altro lavoratore dipendente) ha subito le conseguenze sia delle sempre progressive ridotte finanziarie destinate dallo Stato alla ed ai loro operatori, sia il “vulnus” irreparabile di una Contrattazione decentrata puramente “idealistica” e causa di conflitti economici finanziari e lavorativi ai danni dei Medici.

Secondo il postulato di Pasquino è evidente che si è passato da una Contrattazione che si basava sulla forza numerica e sulle conseguenze del ruolo pubblico dei Medici per una difesa di una remunerazione giusta e equa (tale da non far rimpiangere i sistemi mutualistici o baronali del passato) a qualcosa di diverso e di incompiuto.

Abbiamo una Contrattazione Nazionale che spinge sempre più verso la migrazione dei Medici verso il privato e quando va bene (?) da una tutela finanziaria, in ritardo quantomeno dal 2019, a coloro che o sono usciti dal mercato del lavoro pubblico o stanno valutando di farlo.

Quanto alla attrattività di nuove assunzioni, i continui bandi di concorso che sono privi di offerta di candidati e l’aumento delle tipologie libero professionali di offerta Dal Sistema Pubblico (queste si assai remunerativa e a carico non della spesa per il personale ma a quella per beni e servizi) hanno chiaramente fatto capire che la linea del futuro della Sanità e quella di riportarla ad un sistema.

Inoltre, che dire della fuga all’estero dei neolaureati, attratti da remunerazione adeguate ma formati nelle Università con i soldi delle tasse di tutti i cittadini italiani? Mutualistico Assicurativo (e quindi privato). Non si tratta di un retropensiero malizioso: gli ultimi miglioramenti contrattuali non sono certo idonei a frenare questa deriva, per la bassa consistenza economica rispetto ad una contrattazione puramente privata.
Torniamo quindi ai postulati iniziali.

I Medici sono in una fase in cui possono, come categoria professionale, (ma non come categoria di lavoratori pubblici) rivendicare un adeguamento reale e concreto delle loro remunerazioni (nella media indicata a livello europeo)?

Forse sì, ma questo richiederebbe una profonda riorganizzazione dei loro meccanismi di rappresentanza collettiva (per quelli individuali, chi può provvede per suo conto con i propri legali e consulenti) che si basi non tanto sulla capacità di essere interlocutori sulle politiche comuni di governo della Sanità, ma su quella di essere propositivi e incisivi nell’esigere una adeguata remunerazione per i loro colleghi, che sia con la stipula di Contratto Nazionale di Lavoro o che sia con un meccanismo puramente civilistico di stesura di parcelle e quantificazione di lavoro professionale, (Corporativo…può darsi…)

Certo, ricorda un meccanismo (nella migliore delle ipotesi ) che ci riporta a sistemi sanitari prima3 della riforma 833/78: ma perché mai dovrebbero Medici continuare a farsi carico di una tenuta, pericolante, di questo sistema? Peraltro con conseguenze economiche e sulla qualità del loro lavoro oppure spetterebbe alla politica decidere soluzioni eque e riparative?
Ippocrate, a suo tempo, era stato molto chiaro: “Regolerà il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrà dal recar danno e offesa”.
“Forze e giudizio” che oggi non sono valorizzate.

Manlio Protano
Medico (secondo Ippocrate)

21 Febbraio 2024

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