Il  “118” in Emilia Romagna. Se dietro c’è solo il risparmio

Il  “118” in Emilia Romagna. Se dietro c’è solo il risparmio

Il  “118” in Emilia Romagna. Se dietro c’è solo il risparmio

Gentile Direttore,
come già in altra occasione mi è accaduto – grazie allo spazio cortesemente offertomi dal suo giornale – devo confessare la mia condizione di felice imbarazzo nel vedere autorevoli interventi che – nella loro prosa – asseriscono di avere a cuore soltanto la migliore sanità per i cittadini e gli operatori a vario titolo in essa coinvolti e, più in generale, quindi il bene del Paese.

Non siamo appassionati, come CISL Medici, ai mezzi, se il fine è comune e viene raggiunto nei tempi più brevi possibili. La situazione è tale che Machiavelli può esser citato liberamente senza timore di farlo a sproposito.

Ma questo non sia certo un alibi per non prender posizione. Anzi. Se l’obiettivo di avere una sanità – la più inclusiva ed efficiente possibile – migliore di quella che sempre più probabilmente non saremo più in grado di offrire a breve è infatti talmente condivisibile da rischiare di scadere nella banalità, non lo è affatto il “come”, stante il rischio di dover sacrificare, per fretta e/o disattenzione, principi e convinzioni che sono alla base di un progresso e di una stabilità che non possono minimamente essere messi in discussione.
 
Una malintesa rivalità tra professioni diverse non può e non deve trovare facili sponde, specie se interessate. Ozioso e persino offensivo sarebbe qui citare il monologo di Menenio Agrippa, ma insomma, direttore, qui si tratta di qualcosa molto vicino ad esso e parlarne ci appare necessario.

Ivan Cavicchi si sfoga
, comprensibilmente, dell’accorato intervento della senatrice Silvestro in merito all’accaduto a Bologna, e conosciamo la sua integrità e la lucidità di analisi. Siamo in larga parte concordi con Cavicchi quando tuona temendo di intravedere che sono altri (e ben altri!) i possibili motivi che hanno portato la senatrice ad intervenire. Ma se l’onorevole rappresentante del PD al Senato della Repubblica conclude asserendo che un’alterazione delle relazioni tra le diverse famiglie professionali sanitarie è “cosa di cui il nostro sistema salute e i cittadini non hanno assolutamente bisogno” noi non possiamo criticare neppure una parola.

Noi siamo ancora tra quelli che credono ai politici, indipendentemente dal tempo che ci è voluto perché si convincessero che le nostre tesi non erano vuote farneticazioni. La senatrice Silvestro auspica una positiva collaborazione, una intelligente sinergia? Benissimo. Siamo concordi.

In un paio di cose invece non siamo del tutto convinti: la prima è che spesso una volontà di favorire soluzioni “innovative” cela invece una inaccettabile volontà di risparmiare sulla salute dei cittadini. Sostituire medici con infermieri (ferma restando la piena fiducia nella validità professionale di tutti quelli che lavorano in sanità) non può essere sempre una soluzione, e questo si può riverberare negativamente anche sugli stessi infermieri, chiamati a responsabilità che non sempre possono affrontare.

Un’altra cosa che non ci ha convinto è una definizione data sulla metodologia seguita dall’ordine di Bologna (“un’arma…che viene utilizzata con logiche brute per imporre la propria unilaterale e autoreferenziale visione delle modalità di rispondere ai bisogni dei cittadini…”). Una qualsiasi decisione presa da un arbitro, per quanto possa essere poco gradita, è semplicemente l’esercizio di prerogative date, e questo viene fatto secondo regole definite e conosciute da tutti.

Dipingere tutto questo come un abuso conduce ad una fuorviante maniera di affrontare il problema per non affrontare il problema.

E se una rappresentante del Senato, che fa parte del partito di maggioranza relativa del governo attualmente in carica, affronta il problema in modo inesatto…il problema rischia di non essere mai risolto.

Noi abbiamo chiesto maggiore trasparenza negli ordini, diverse rappresentatività, garanzie di partecipazione, nuove regole, ma non si può, per un particolare, mettere in discussione l’insieme.

Altrimenti il dubbio di Cavicchi prende forza. E noi speriamo che invece a prender forza, nuova e maggiore, sia solo il nostro sempre più malandato sistema sanitario nazionale.

Biagio Papotto
Segretario Generale Cisl Medici

21 Marzo 2017

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