Il mito della qualità e il reale cambiamento in sanità

Il mito della qualità e il reale cambiamento in sanità

Il mito della qualità e il reale cambiamento in sanità

Gentile direttore,
gli scritti quando sono pubblici non appartengono più all’autore e ognuno può leggerci quello che vuole. Se non fosse così non sarebbe sorta l’ermeneutica che tanta importanza ha avuto nel pensiero filosofico contemporaneo di cui Gianni Vattimo, recentemente scomparso, ha avuto un ruolo seminale.

E’ dunque legittimo che i professori di ASiQUAs considerino le mie parole una conversazione da bar e le interpretino come meglio credono.

Mi sembrava di avere introdotto un tema, quello dell’economia discorsiva, assente nel nostro dibattito, ma prendo atto di non essere riuscito nell’ intento di sollevare interesse.

La cosa singolare è però che invece di contestare JAMA e gli autori dell’editoriale da me citato e il loro giudizio di come l’epidemia di mezzi di misura “delle qualità” abbia generato gran parte del burnout che affligge i medici americani e peggiorato paradossalmente la qualità, ASiQuAS si dilunghi su aspetti che nell’ economia del discorso dovrebbero per loro essere secondari.

Una scusa evidente per non affrontare di peso il problema del reale utilità di una pletora di strumenti valutativi oggi universalmente adottati e spiegare, nel caso del nostro paese, il tema fondamentale del mio intervento e riguardante il perché dopo 30 anni di aziendalizzazione e di introduzione di metriche di misura di tutto ci siano 15 regioni sull’ orlo del commissariamento per non essere riuscite a garantire minimo rispetto dei LEA e equilibrio finanziario.

Questo è il vero problema che i numerosi “esperti” qualificati con tanto di titoli altisonanti e CV di alto profilo non riescono ad affrontare.

Forse sarebbe stata meno conversazione da bar e più confronto scientifico portare evidenze in grado di smentire quanto sostenuto da JAMA che gli autori, non pare, abbiano letto con la dovuta attenzione.

Di questo mi dispiace perché avrei letto con molto interesse le loro controdeduzioni anche per cambiare idea se fossero state sufficientemente convincenti.

Ritornando al mio intervento, l’altro tema da me sollevato riguarda il perché nessuno, tranne alcuni tra cui Gianni Nigro che ASIQUAs sottopone ad accurata ermeneutica, riesca ad avanzare proposte semplici e realizzabili per rigenerare il nostro SSN.

Potrei ricordare quanto da me scritto in tante altre occasioni con altri colleghi non meno blasonati di quelli citati da Asiquas ma me ne astengo perché odio le autocitazioni. Chi è interessato infatti può trovarle in rete senza difficoltà senza che si facciano avanti i autori

Rimane ad ultimo il problema da me sollevato sul ruolo dei cosiddetti esperti di sanità, soggetti individuali o agenzie formalmente costituite, come possibili agenti di cambiamento.

Anche su questo aspetto non mi pare che ASIQUAS offra al dibattito ulteriori spunti di riflessione e quindi rimango della mia idea fine a prova contraria.

Nell’ economia discorsiva gli elaborati rischiano di diventare beni di consumo che generano vantaggi ai produttori ma quasi nessuno ai fruitori dei servizi di cui trattano

Rimango infatti convinto di come anche nella divisione sociale del lavoro sanitario di tipo intellettuale valga la legge del vantaggio comparato di Ricardo.

Ci si specializza spesso in un settore disciplinare e in una specifica problematica ( le agenzie di rating) per avere un vantaggio competitivo sugli altri esperti e crearsi un mercato come un qualunque altro soggetto economico.

Nulla di male in questo essendo noi in una società di mercato, ma per cambiare la sanità serve dell’altro.

Roberto Polillo

22 Settembre 2023

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