Il nuovo CCNL del comparto e la prospettiva di inquadramento delle lauree magistrali ad indirizzo clinico  

Il nuovo CCNL del comparto e la prospettiva di inquadramento delle lauree magistrali ad indirizzo clinico  

Il nuovo CCNL del comparto e la prospettiva di inquadramento delle lauree magistrali ad indirizzo clinico  

Gentile Direttore,
con la presente vorrei fare delle considerazioni sulla pre-intesa recentemente siglata del CCNL del comparto sanità ed in particolare sui possibili effetti delle scelte che sono state operate rispetto all’inquadramento contrattuale dei professionisti. Non voglio comporre un’analisi tecnica dei contenuti dell’intesa, per questo le OOSS (firmatarie e non) hanno già prodotto ampie ed approfondite valutazioni anche contrastanti e soprattutto saranno gli stessi fruitori, ovvero i lavoratori ma anche le organizzazioni tenute ad applicarlo, i veri giudici degli effetti pratici delle nuove regole pattuite e della gratificazione economica accordata.

Vorrei invece evidenziare che questo contratto offre una importante opportunità di approfondire e fare chiarezza circa:
– Il valore dei titoli accademici per accedere a specifiche funzioni;
– la necessità che per l’esercizio delle funzioni di cui al punto precedente, sia previsto un adeguato riconoscimento giuridico;
– l’esigenza che la responsabilità esercitata, di cui sopra, venga riconosciuta e valorizzata attraverso un idoneo e coerente inquadramento contrattuale.

A mio avviso risulta rilevante il contributo alla discussione dei temi evidenziati, quanto contenuto nell’allegato A della pre-intesa in parola. Questa definisce i requisiti per l’accesso alle differenti aree identificate con la classificazione del personale, e specifica che per quella ad elevata qualificazione non vi è più il vincolo del possesso della laurea magistrale. Tale vincolo è invece previsto nel vigente CCNL e ricordo che la predetta area detta anche la V, è il massimo sviluppo di carriera possibile nell’ambito del contratto del comparto. Quindi il laureato in infermieristica o delle professioni sanitarie con 7 anni di anzianità potrà, con l’applicazione delle nuove regole, con la sola esperienza, svolgere:
funzioni di elevato contenuto professionale e specialistico e/o coordinano e gestiscono processi articolati di significativa importanza e responsabilità assicurando la qualità dei servizi e dei risultati, l’ottimizzazione delle risorse eventualmente affidate, anche attraverso la responsabilità diretta di strutture organizzative di elevata/strategica complessità (Allegato A Declaratoria delle aree e dei profili, del CCNL vigente).

Quanto sopra come riconoscimento delle competenze, presumibilmente da alcuni già esibite, ma ad oggi non adeguatamente riconosciute, degli infermieri e di tutti i professionisti della salute del comparto.

Formulata questa breve premessa, vorrei porre la questione, ed il CCNL ci aiuta a risolverla, di quale inquadramento contrattuale riservare ai futuri laureati magistrali ad indirizzo clinico. Tali percorsi, per gli infermieri con laurea triennale, prevedono due ulteriori anni di ciclo universitario di approfondimento nelle seguenti aree:
– Cure Primarie e Sanità Pubblica;
– Cure Pediatriche e Neonatali;
– Cure Intensive e nell’Emergenza.

La responsabilità che questi futuri professionisti dovranno assumere nel sistema, che si sostanzierà in atti sanitari che richiedono competenze e saperi utili per soluzioni di problemi assistenziali complessi, deve trovare adeguato riconoscimento.

Per quanto delineato ed avuto ben presente l’inquadramento contrattuale di figure sanitarie di pari formazione universitaria, il laureato magistrale ad indirizzo clinico, non potrà che essere collocato nell’area contrattuale della dirigenza delle professioni sanitarie. Sarebbe giuridicamente illogico collocare contrattualmente nello stesso modo professionisti che esprimono responsabilità differenti, oltre che ingiusto. E questo risulta ancora più evidente con la scelta effettuata nel nuovo Ccnl relativa ai requisiti per l’accesso all’area di elevata qualificazione.

Perché pongo all’attenzione questa questione? Perché a mio avviso non può essere solo rilevata la necessità della formazione di questa figura, ovvero il laureato magistrale ad indirizzo clinico, ma anche il come poi si riconoscerà giuridicamente e contrattualmente l’attività che questo svolgerà a servizio del sistema salute. È vero che l’iter per la formulazione degli appositi decreti non è ancora concluso, ma abbiamo avuto un recente esempio di inquadramenti contrattuali di figure del comparto ancora prima che fosse emanato l’apposito DPCM (assistente infermiere) e quindi non pare che questo possa costituire ostacolo a queste esigenze di chiarezza per tutti, compreso per chi pensa di intraprendere questo impegnativo percorso.

In sintesi, per fare in modo che questa nuova figura del laureato magistrale in area clinica, possa operare per com’è stato pensato e quindi disegnato è necessario che:
– le Regioni, coerentemente con il documento
del 17/04/2025 relativo a “Garantire il futuro del Servizio Sanitario Nazionale: Strategia delle Regioni e delle Province Autonome per il rilancio del personale del servizio sanitario nazionale”, formulino, un conseguente e congruente atto di indirizzo per il futuro nuovo contratto della dirigenza sanitaria. Ciò attraverso il comitato di settore in cui sono rappresentate le stesse regioni.
– il Governo aggiorni la normativa concorsuale includendo anche questa laurea per all’accesso alla dirigenza sanitaria delle professioni sanitarie;
– le Aziende Sanitarie riconsiderino i modelli organizzativi per un utile inserimento di queste nuove figure con la ridefinizione della dotazione organica.

Le criticità del sistema salute, compresa la grave carenza di personale infermieristico, da tutti oggetto di grandi proclami, ed elemento di grave minaccia alla stessa sopravvivenza del servizio, riuscirà a far sprigionare l’energia necessaria a cogliere l’opportunità di questa congiuntura? A ben vedere si sta solo chiedendo di riservare agli infermieri, ma anche alle altre professioni sanitarie, che intraprendono un percorso di studio post base riconosciuto ed avvallato dalle autorità competenti, lo stesso trattamento che il sistema riserva ai pari percorsi, senza sconti in coerenza e trasparenza. L’attrattività verso la professione infermieristica passa anche attraverso un chiaro e delineato percorso di studi, e quindi di sviluppo di carriera, base e post base e l’idoneo riconoscimento contrattuale degli stessi.

Franco Vallicella
Presidente Ordine delle Professioni Infermieristiche di Verona

10 Luglio 2025

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