Il Pronto Soccorso non è un luogo di custodia: la deriva del controllo sociale

Il Pronto Soccorso non è un luogo di custodia: la deriva del controllo sociale

Il Pronto Soccorso non è un luogo di custodia: la deriva del controllo sociale

Gentile Direttore, intervengo nel dibattito sollevato dai colleghi Angelozzi, Iannucci e Brandi portando lo sguardo di chi opera quotidianamente in Pronto Soccorso. Troppo spesso, infatti, il PS viene trasformato nell'imbuto finale di tensioni che nulla hanno a che fare con l'urgenza clinica...

Gentile Direttore,
intervengo nel dibattito sollevato dai colleghi Angelozzi, Iannucci e Brandi portando lo sguardo di chi opera quotidianamente in Pronto Soccorso. Troppo spesso, infatti, il PS viene trasformato nell’imbuto finale di tensioni che nulla hanno a che fare con l’urgenza clinica, diventando un luogo di stazionamento forzato per pazienti psichiatrici che il territorio non riesce (o non vuole) gestire.

È necessario ribadire con forza tre punti che la pratica quotidiana sta pericolosamente sfumando:

  1. Il PS non è un “parcheggio” per falle territoriali
    Il Pronto Soccorso è un luogo di diagnosi e stabilizzazione per l’acuzie, non un reparto di degenza ombra. Quando i servizi territoriali non rispondono o non offrono alternative percorribili, il PS diventa il terminale di un “sequestro di persona” di fatto, dove il paziente psichiatrico attende per giorni una collocazione. Questo accade perché si confonde la crisi clinica con la gestione del disagio sociale. Se il territorio non risponde, non può essere il PS a farsi carico della custodia.
  2. Il TSO non è uno strumento di ordine pubblico
    Si assiste a una pressione crescente affinché il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) venga usato dai medici di PS come misura di neutralizzazione della “fastidiosità” o della “pericolosità” sociale. Ma, come ricordato anche dalla giurisprudenza recente (sentenza 76/2025), il TSO è un atto medico finalizzato alla cura, non una misura di sicurezza camuffata. Chiedere al medico di PS di emettere o gestire TSO per “togliere dalla strada” qualcuno è un abuso del nostro ruolo professionale.
  3. Lo psichiatra (e il medico) non è un agente di controllo
    Concordo con il collega Angelozzi: la sovrapposizione tra psichiatria e controllo sociale è un paradosso pericoloso. Lo psichiatra non è, e non deve essere, un “profiler” o un garante della sicurezza pubblica.
    • Se trasformiamo il medico in un controllore sociale, distruggiamo la relazione di cura.
    • Il medico di PS non ha gli strumenti, né il mandato giuridico, per prevedere condotte delittuose o per farsi garante della “tenuta” sociale di un individuo.

Conclusioni
Trasformare il Pronto Soccorso in una zona grigia di “osservazione infinita” solo perché mancano posti in SPDC o perché la rete territoriale è silente, significa avallare una logica manicomiale post-moderna. Noi medici di PS non siamo agenti di pubblica sicurezza, né i nostri reparti sono succursali del carcere.
La “separazione dei poteri” tra clinica e magistratura, tra cura e controllo, deve tornare a essere netta. Altrimenti, a rimetterci non è solo la dignità del paziente, ma la stessa funzione medica, ridotta a braccio operativo di un sistema di sorveglianza che ha rinunciato a curare.

Dr. Manuel Monti
Direttore Dipartimento Emergenza Accettazione Usl Umbria 1
Direttore UOC Pronto Soccorso P.O. Gubbio-Gualdo Tadino
Vicepresidente Nazionale SIMEDET

30 Marzo 2026

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