Il riformista che non c’è e il “contratto sociale” del medico

Il riformista che non c’è e il “contratto sociale” del medico

Il riformista che non c’è e il “contratto sociale” del medico

Gentile Direttore,
ho letto l'intervista a Ivan Cavicchi a cui mi legano sentimenti di stima e amicizia. Ho condiviso con lui alcune esperienze, l'ultima delle quali la stesura del Piano Sanitario Regionale della Basilicata (quando ricoprivo il ruolo di DG della ASL di Matera), che credo possa essere un esempio di quello spirito riformista che Ivan insegue ormai da anni. Ovviamente i PS vanno poi applicati e implementati e questa è la nota dolente di molte realtà regionali.
 
Una riforma del Sistema Sanitario Pubblico non può non partire dal lavoro e dal professionista, "dall'agente " come lo definisce molto bene Ivan, e non può non tenere conto dei cambiamenti in corso nella nostra società, cambiamenti epidemiologici e demografici , economici con la sostenibilità del sistema e socioculturali con la crisi del modello riduzionista e l'avvento di nuovi modelli di tutela.
 
Una riforma del sistema deve inoltre ridefinire gli scopi, i limiti e i rischi della professione ma, soprattutto, ridefinire un nuovo contratto sociale del Medico che deve essere non un esperto funzionale ad un complesso sistema tecnologico e punto di smistamento nel percorso assistenziale, ma un professionista che, partendo dai bisogni del paziente, condivide con lui il percorso di cura, sostiene la propria autonomia e responsabilità e fonda la sua relazione di cura non su deontologie e etiche di tipo contrattualistico ma su nuove etiche.
 
Quindi un grazie al riformista che c'è Ivan Cavicchi e complimenti alla studentessa Eleonora di Alba per la sua analisi che mette ancora una volta in luce l'urgente necessità di cambiare il modello formativo della nostra Università nodo cruciale per una vera riforma del sistema sanitario.
 
Vito Nicola Gaudiano
Medico Nefrologo
Componente Centro Studi e Documentazione FnomCeo 

04 Novembre 2013

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