Il ruolo di Donna Medico oggi: un’opportunità da ri-considerare

Il ruolo di Donna Medico oggi: un’opportunità da ri-considerare

Il ruolo di Donna Medico oggi: un’opportunità da ri-considerare

Gentile Direttore,
l'episodio ultimo della nostra collega di Catania è indegno di un paese civile. E di questo lo Stato, le Regione e le Istituzioni se ne devono far carico. L’evento deve essere denunciato a voce alta per richiamare l'attenzione sì sulla sicurezza negli ambienti di lavoro, ma soprattutto sul ruolo della Donna medico oggi, in un contesto lavorativo difficile, per nulla flessibile sugli orari di lavoro, tempi di vita e ostativo alle politiche di conciliazione di carattere familiare e personale.
 
Per di più con un carico aleatorio di notevole entità che finisce per incidere sulla sfera psicologica del professionista, che suo malgrado è costretto a svolgere il proprio lavoro in condizioni di assenza dei minimi presupposti di sicurezza e delle tutele che lo Stato deve approntare perché diventino reali e fruibili: la responsabilità per eventi come questo è, purtroppo, in capo ad un Sistema che non è riuscito a prevedere né a prevenire.
 
Sono unanimi ed intensi i sentimenti di rabbia, vergogna e di amara disillusione. Quelli che provengono da ogni dove ci si soffermi a leggere ed ascoltare. Come far finta di niente domani e voltar pagina, pensando che tutto passerà e che se ciò accade, è solo per pura fatalità. Una fatalità questa a cui non ci si può più permettere di affidarsi.
 
A maggior ragione nelle condizioni di lavoro in cui molti colleghi sono costretti ad operare per svolgere diligentemente la propria missione di medico a tutela della collettività. Poi le proporzioni del disagio aumentano inesorabilmente se oltre alla violenza indiscriminata di cui molte colleghe possono essere vittime, si aggiunge l'essere Donna in un mondo in cui pregiudizi e comportamenti inaccettabili non sono eventi eccezionali.
 
“E' successo a Lei, non a me… si è soliti dire!” Ma non dimentichiamo che Lei è Tutte noi, e Noi siamo Lei.
 
Questo è il grido di rabbia, di dolore e di protesta che dal mondo sanitario delle Donne medico si eleva per giungere ai Tavoli di comando delle Istituzioni, perché comprendano, facendosene carico, le problematiche del nostro Sistema Sanitario e comincino sul serio a dare risposte concrete attraverso azioni organizzative e culturali di un deciso cambiamento per tutelare, facilitare e valorizzare il ruolo della donna medico nel SSN in toto.
 
Una riflessione spontanea sul Sistema costringe a rilevare che, purtroppo il fenomeno delle aggressioni nei servizi di continuità assistenziale è noto da diverso tempo ed è in costante crescita. Alta è la percentuale dei colleghi che dichiarano di aver subito violenza. Le pesanti e persistenti inadempienze da parte del Sistema, d'altro canto, perpetuano lo stato di grave pericolo in cui versano i nostri colleghi in quelle aree urbanistiche più critiche perché isolate e dotate di locali non idonei e non attrezzati sul piano della sicurezza individuale.
 
Lo Stato non ha garantito un'uniformità di Servizi e trattamento su tutto il territorio nazionale. L'assenza di una preventiva e accurata mappa geografica dei bisogni assistenziali e dei servizi richiesti, al pari dei tagli avvenuti in sanità negli ultimi anni, non ha risparmiato le vite umane e impedito l'adeguamento strutturale dell'assistenza territoriale.
 
Gentile Direttore, in conclusione, non si sta parlando qui di diversità di genere, né di parità tra uomini e donne, bensì di rispetto, dignità e sicurezza verso una Donna, vittima del suo stesso lavoro nello svolgimento delle sue funzioni e alla quale e a Noi Tutte del mestiere auspichiamo un futuro migliore.
 
Concetta Liberatore
Donna e medico – Anaao Assomed Toscana

25 Settembre 2017

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