Tra la Sacralità della Vita e la Sovranità del Morire

Tra la Sacralità della Vita e la Sovranità del Morire

Tra la Sacralità della Vita e la Sovranità del Morire

Gentile Direttore, l’approvazione da parte di Regioni come Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna di delibere e leggi che regolamentano i tempi e le procedure per l'accesso al suicidio medicalmente assistito (in attuazione della Sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale) pone il sistema sanitario e la professione infermieristica di fronte a uno snodo storico.

Gentile Direttore,

L’approvazione da parte di Regioni come Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna di delibere e leggi che regolamentano i tempi e le procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito (in attuazione della Sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale) pone il sistema sanitario e la professione infermieristica di fronte a uno snodo storico.

Come Presidente dell’OPI di Latina, avverto il dovere di condividere una riflessione che va oltre la semplice dinamica legislativa o politica. Non possiamo considerare questi interventi regionali come meri passaggi burocratici: essi interpellano direttamente il cuore della nostra professione, l’etica della cura e il senso stesso del nostro stare al letto del paziente.

Il Dilemma Etico: Oltre le Contrapposizioni Ideologiche

La discussione pubblica tende spesso a polarizzarsi tra due visioni apparentemente inconciliabili:

  • La Sacralità della Vita: La prospettiva secondo cui la vita umana possiede un valore intrinseco indisponibile, che va tutelato dal suo inizio naturale fino alla sua fine naturale, evitando qualsiasi atto che ne affretti la conclusione.
  • La Dignità e l’Autonomia del Morire: La visione che pone al centro la sovranità della persona sulla propria esistenza, intesa come diritto di determinare quali livelli di sofferenza fisica e psicologica siano superabili e quando la propria dignità di vita sia irrimediabilmente compromessa.

Per noi infermieri, tuttavia, questi due concetti non sono categorie teoriche da dibattere in un’aula accademica. Sono volti, sguardi, sofferenze concrete con cui ci confrontiamo ogni giorno nelle corsie degli ospedali, nelle strutture territoriali e nelle case delle famiglie della provincia di Latina.

La nostra etica non parte da un dogma astratto, ma dalla relazione di cura con la persona soffrente.

Il Ruolo dell’Infermiere: Presenza, Cura e Non-Abbandono

Il Codice Deontologico dell’Infermiere traccia una linea chiara: il nostro agire è orientato alla tutela della salute, al sollievo dalla sofferenza e all’accompagnamento nella fase finale della vita.

L’evoluzione normativa e sociale ci impone una consapevolezza profonda:

  1. I limiti dell’accanimento: Difendere la vita non significa cadere nell’ostinazione irragionevole delle cure (accanimento terapeutico). Saper riconoscere il momento di desistere e di passare alla sola cura del conforto è un atto di altissima dignità professionale ed etica.
  2. L’alleanza terapeutica e il rispetto della volontà: L’infermiere ascolta e rispetta le scelte libere e informate dell’assistito, ponendosi come garante dei suoi diritti e della sua dignità, anche quando tali scelte divergono dai propri convincimenti personali o morali.
  3. Il principio del non-abbandono: Qualunque sia la scelta della persona — sia che opti per il proseguimento delle cure, per la sedazione palliativa o per l’accesso alla procedura di fine vita nei casi previsti dalla legge — l’infermiere non abbandona mai il paziente. La nostra presenza, l’empatia e la competenza clinica nell’alleviare il dolore rimangono una costante fino all’ultimo istante.

Le Cure Palliative come Risposta Primaria

Prima di parlare di suicidio assistito, la nostra priorità istituzionale ed etica deve rimanere la garanzia e il potenziamento delle Cure Palliative e della terapia del dolore.

Nessun cittadino deve trovarsi a chiedere di anticipare la propria fine perché la rete sanitaria territoriale non è stata in grado di offrirgli un dignitoso e tempestivo controllo del dolore e della sofferenza psicologica. In questo, il territorio di Latina e l’intero Lazio devono continuare a investire con determinazione: le cure palliative non sono un’alternativa di ripiego, ma la massima espressione di rispetto per la dignità umana nell’ora della fragilità.

Incertezza Normativa e Tutela degli Operatori

I passi avanti fatti dalle Regioni citate evidenziano una frammentazione a livello nazionale a cui il Parlamento dovrebbe dare risposta con un quadro normativo omogeneo.

Come Ordine professionale di Latina, sottolineiamo la necessità di:

  • Tutelare la libertà di coscienza: Il rispetto dell’obiezione o clausola di coscienza dei professionisti sanitari deve essere sempre garantito, senza che questo si traduca in un disservizio per il cittadino o nell’abbandono della persona.
  • Fornire protocolli e supporto psicologico: Gli infermieri coinvolti nei percorsi di fine vita necessitano di chiarezza procedurale, formazione bioetica specifica e un adeguato supporto emotivo e psicologico di fronte a scelte di così profondo impatto umano.
  • La legge applica la giurisprudenza; la politica misura il consenso; l’infermiere, invece, stringe la mano al paziente.
  • Di fronte alle leggi che cambiano e alla società che si evolve, la riflessione che da Latina rivolgiamo alla nostra comunità professionale è un richiamo alla responsabilità e all’umanità. Tra il dogma e l’autodeterminazione, l’infermieristica sceglie la via della compassione scientifica e dell’ascolto senza giudizio, custodendo il valore fondamentale di ogni momento dell’esistenza, compreso quello del congedo.

Ivano Giuliani, Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Latina

27 Luglio 2026

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