Il senso di una pandemia

Il senso di una pandemia

Il senso di una pandemia

Gentile Direttore,
l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato conclusa l’emergenza da Sars-Cov2. Adesso è possibile fare la stima dei danni e tirare le somme. Ma non è la semplice conta delle vittime a fornire un volto autentico alla tragedia, perché i lutti non possono avere una dimensione numerica. Chi ha perso una sola persona, in realtà ha perso tutto e, per quanto solidale sia considerare quante persone non ci sono più, il dramma si vive in solitudine. Quella muta e senza senso, come è sempre la morte. Unica possibile risorsa umana, rimane la riflessione e, con essa, una possibile catarsi del dramma. Il rito funebre, l’ultimo saluto, il congedo definitivo da chi ha rappresentato, nel bene e nel male la propria umana esistenza, fa parte dei riti simbolici.

La rappresentazione dei tanti “come se” di cui ha bisogno l’animo umano per trovare la propria pace. La morte fa cessare bruscamente una relazione, le tante cose non dette, hanno bisogno di perdono perché la morte lascia sempre nei sopravvissuti tante parole non dette, taciute e pesanti come i sensi di colpa. Allora il rito funebre celebra come se si potesse ancora parlare con chi non c’è più. Come se fosse pronunciata l’ultima parola da chi è condannato al silenzio eterno, come se potessimo dire, noi sopravvissuti, quello che non avremmo mai detto. Il rito funebre è una catarsi. Una delle tante rappresentazioni mentali per riannodare i fili della vita che è e rimane caotica e casuale, ma la nostra mente ha bisogno di quadri finiti, di opere compiute, di fine e senso. Per questo, da sempre, esistono i riti come se. È la stessa rappresentazione fantastica dei bambini quando giocano: facciamo che tu eri ed io ero…Si supera la realtà e ne viene inventata un’altra, rappresentativa, simbolica. Dove tutto torna. Il come se dei bambini è la metafisica di cui abbiamo bisogno per vivere, perché la realtà un senso non ce l’ha e i conti non tornano.

Non torna un aspetto inquietante dell’epoca Covid: una folta schiera di scettici ha rinnegato il ruolo e l’importanza della Medicina. In un secolo l’aspettativa di vita della popolazione è più che aumentata, dai 50 agli attuali 83 anni, merito anche della tecnologia della salute oltre alle migliorate condizioni di vita. Eppure, molti hanno sovvertito il paradigma medico, da professione nobile e meritevole, la medicina è diventata nemica, complotto e inganno. Un individualismo becero e ignorante, soprattutto ignorante della propria ignoranza, ha fatto cadere la dimensione sociale della cura. Il ruolo sociale della medicina per il quale la prevenzione, l’egualitarismo e l’assistenza per tutti sono cadute nella fossa dell’egoismo esistenziale di chi vive solo di social e disinformazione.

Le malattie svelano spesso il vero volto della persona. Il Covid ne ha svelati due: l’arroganza diretta conseguenza dell’ignoranza di troppi. Arroganza e ignoranza: è curioso il fatto che l’iperinformazione coincida con un analfabetismo sociale spaventoso. Se latitante è la Cultura, diventa inevitabile cadere in una regressione sociale da Medioevo. Questo aspetto è molto più grave del numero di morti causati dal Covid, perché se è vero che la pandemia è finita, le prossime vittime non saranno conseguenza di un virus, ma le tante morti sociali legate a questo medioevo sociale: profughi, disoccupati, donne stuprate e uccise, neonati abbandonati nella spazzatura, morti violente senza senso, bullismo.

La Guerra, invece, è sempre stata di moda perché un nemico peggiore dell’ignoranza, è il potere. Il modo più stupido di imitare Dio anziché assomigliargli con il più grande regalo che ci è stato concesso: l’umanità, ovvero, l’amore per l’uomo.

Enzo Bozza
Medico di base a Vodo e Borca di Cadore (BL)

15 Maggio 2023

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