In Lombardia il “sociale” è riconosciuto solo nei titoli

In Lombardia il “sociale” è riconosciuto solo nei titoli

In Lombardia il “sociale” è riconosciuto solo nei titoli

Gentile Direttore,
con riferimento alle osservazioni espresse da Gianni Melotti nella lettera In Lombardia solo gli infermieri diventano “primari”, desidero sottolineare che il coordinamento istituito con decreto lombardo n. 15372, del 12/11/2021 non solo non è rappresentativo di tutte le professioni sanitarie, ma neppure di quelle sociali nonostante porti come titolo “Coordinamento delle professioni sanitarie e sociali”!
 
Sono un’assistente sociale che ha sempre svolto l’attività lavorativa in sanità e desidero segnalare alcune osservazioni perché credo nel valore dell’integrazione interprofessionale e multidisciplinare alla base dei processi organizzativi del sistema salute.
 
L’oggetto dell’atto in questione fa supporre una partecipazione di professionalità diverse che, grazie all’apporto delle loro specifiche competenze, sono risorsa fondamentale in una fase cosi strategica per l’implementazione dei nuovi presidi territoriali previsti dalla programmazione nazionale e regionale a seguito della pandemia, ma purtroppo l’aspettativa di trovare la rappresentanza della componente sociale/sociosanitaria non trova, al momento, conferma nei contenuti del provvedimento.
 
Fa, inoltre, “pensare” il fatto che tale atto sia stato adottato rapidamente, in una fase in cui è ancora in corso la discussione del progetto di legge di revisione del sistema sociosanitario lombardo (Lombardia. Ecco la nuova Riforma sanitaria nel testo approvato in Commissione ed ora all’esame finale del Consiglio regionale) e il cui iter legislativo non è ancora del tutto concluso. Progetto di legge che prevede tra l’altro un articolo relativo alla valorizzazione e sviluppo delle professioni che spero possa davvero riguardare tutto il personale del sistema sociosanitario lombardo.
 
In linea con gli indirizzi del PNRR, tale progetto di legge sostiene il potenziamento dell’assistenza territoriale, l’integrazione sociosanitaria, lo sviluppo dei nuovi presidi (case della comunità, ospedali di comunità, ecc.) per un sistema salute di prossimità che pone al centro la persona e la comunità.
 
La pandemia ha ben evidenziato come i fattori sociali (condizioni di vita personali e di relazione, presenza di risorse familiari e solidali, condizione abitativa e di lavoro, ecc.) possono incidere sulla gestione dei percorsi di cura e richiedere valutazioni e percorsi sociosanitari integrati.
 
La professione di assistente sociale, ordinata e con un percorso formativo universitario dai primi anni ‘90, da tempo è presente nei servizi sanitari/sociosanitari ospedalieri e territoriali lombardi. Afferisce (art. 5 legge 3/2018) all’area delle professioni sociosanitarie, già prevista dal D.Lgs. 502/92 per rafforzare la tutela della salute intesa come benessere fisico, psichico e sociale ed al ruolo sociosanitario recentemente istituito nello stato giuridico del personale del SSN.
 
Rammarica, quindi, prendere atto di un provvedimento che riconosce il “sociale” solo nel titolo, non lo richiama nel testo, né nella composizione dell’organismo di coordinamento.
 
Il coordinamento interprofessionale è fondamentale per la costruzione dei modelli organizzativi e dei programmi di salute a beneficio delle persone e della comunità. E’ necessario però che tutte le componenti – sanitarie e sociali – siano rappresentate fin dal momento della programmazione, a monte e non solo a valle nei luoghi dell’erogazione delle prestazioni.
 
Maddalena Bellagente

22 Novembre 2021

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