Incompatibilità, dirigenza, autonomia: una riforma senza coerenza sistemica

Incompatibilità, dirigenza, autonomia: una riforma senza coerenza sistemica

Incompatibilità, dirigenza, autonomia: una riforma senza coerenza sistemica

Gentile Direttore, seguiamo con attenzione il dibattito parlamentare sulla riforma delle professioni sanitarie e, alla luce degli emendamenti depositati, sentiamo l’esigenza di condividere alcune riflessioni che credo possano contribuire a un confronto più ampio e consapevole.

Gentile Direttore,
seguiamo con attenzione il dibattito parlamentare sulla riforma delle professioni sanitarie e, alla luce degli emendamenti depositati, sentiamo l’esigenza di condividere alcune riflessioni che credo possano contribuire a un confronto più ampio e consapevole.

La riforma nasce con un obiettivo ambizioso: rafforzare la multiprofessionalità, superare rigidità ormai anacronistiche, valorizzare competenze e ruoli che costituiscono l’ossatura del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, la lettura complessiva degli emendamenti restituisce un quadro disomogeneo, dove spinte innovative convivono con elementi di frammentazione che rischiano di indebolire proprio ciò che si vorrebbe rafforzare.

Pensiamo, ad esempio, all’emendamento che attribuisce maggiore autonomia alle Commissioni d’Albo nazionali. È un passo avanti, certo, ma non scioglie il nodo strutturale della governance professionale. Perché non immaginare una Confederazione degli Ordini delle Professioni Sanitarie, una casa comune in cui ogni professione mantenga piena autonomia politica e identitaria, condividendo solo le funzioni trasversali? Una struttura confederale consentirebbe di superare le sovrapposizioni, evitare gerarchie implicite e favorire un dialogo interprofessionale realmente paritario.

Analoga preoccupazione riguarda la revisione della dirigenza medica. L’emendamento che supera la dicotomia esclusività/non esclusività introduce elementi di modernizzazione, ma lascia fuori un’intera area dirigenziale: i dirigenti delle professioni sanitarie e i dirigenti non medici. È un’assenza che pesa. Parlare di multiprofessionalità e poi intervenire solo su una parte della dirigenza rischia di creare nuove asimmetrie, con ricadute negative sui processi organizzativi e sulla qualità dei servizi.

Anche il tema della retention merita una riflessione più ampia. È giusto intervenire sulla professione infermieristica, che vive una crisi strutturale, ma non possiamo ignorare che tutte le professioni sanitarie affrontano carichi di lavoro crescenti, scarse prospettive di carriera e difficoltà di reclutamento. Una retention selettiva rischia di alimentare tensioni e di compromettere la coesione dei team, proprio mentre il sistema richiede integrazione e collaborazione.

Infine, il superamento dei vincoli di incompatibilità, pur necessario, appare disomogeneo nelle condizioni economiche e nelle opportunità offerte alle diverse professioni. Una multiprofessionalità “a geometria variabile” non può essere la risposta a un sistema che chiede equità, coerenza e visione.

Gentile Direttore, la riforma delle professioni sanitarie è un’occasione storica. Per non sprecarla, occorre trasformare un mosaico di interventi in un progetto organico, capace di valorizzare tutte le professioni, rafforzare la governance, armonizzare percorsi e tutele, e costruire un modello realmente multiprofessionale.

Non servono riforme “per categorie”, ma una riforma di sistema, che riconosca il contributo di ciascuna professione alla salute dei cittadini e alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

Gruppo C. Actus TSLB

08 Maggio 2026

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