Infermieri e medici. Quale fiducia reciproca?

Infermieri e medici. Quale fiducia reciproca?

Infermieri e medici. Quale fiducia reciproca?

Gentile Direttore,
sono un medico ospedaliero, specialista in anestesia e rianimazione ormai da 20 anni, lettore di diverse testate online, per interesse professionale non solo strettamente tecnico, ma anche legato al mio attuale ruolo di presidente regionale della Associazione Sindacale A.A.R.O.I.-Em.A.C. Lombardia (oltre 1.200 medici iscritti nella mia regione).

Mi rivolgo a Lei perché su Quotidiano Sanità dell’11 aprile compare una lettera in relazione alla quale mi preme qui solo puntualizzare come l’ormai dilagante deregulation su ruoli e funzioni dei diversi profili professionali in sanità porti ad affermazioni quantomeno singolari e, queste sì, piuttosto pericolose.
Nella lettera in questione si sostiene che il “disaccordo con il parere del medico riguardo alla gestione del paziente”, di cui all’articolo, “I medici non si fidano di noi anche quando abbiamo ragione”, da Lei pubblicato nella stessa data dell’11 aprile, rappresenterebbe una “seppur supposta, non conformità da analizzare… scritta, firmata, verbalizzata e con relativa documentata presa in carico del responsabile preposto”.
 
Evidentemente vengono lì confusi, e di molto, i ruoli e lo stesso significato dei termini in sanità: “non conforme”, per l’esattezza, è una procedura o comportamento in relazione a regolamenti o protocolli.
A mio modesto parere, l’infermiere non è titolato a “supporre” (non ancora… che io sappia) a carico di un medico la “conformità” o meno di un comportamento o di una procedura clinica di diagnosi e terapia. Né, altrettanto meno correttamente, ad indurli in siffatto modo a “prestare più attenzione ai suggerimenti”.

Questo per chiarezza di termini, significato degli stessi e rispetto reciproco.
Quanto ad un contenuto dell’articolo “I medici non si fidano di noi anche quando abbiamo ragione”, non posso che felicitarmi delle intenzioni degli infermieri di non voler correre “il rischio di assomigliare troppo alla figura medica, che nella grande specificità ha, in alcuni casi, perso di vista l’insieme della persona”. Altrettanto mi piacerebbe felicitarmi dell’appropriatezza di certe affermazioni. La fiducia reciproca tra medico e infermiere ne sarebbe senz’altro facilitata.
Cordiali saluti.

Alessandro Vergallo
Medico Chirurgo, Specialista in Anestesia e Rianimazione
Presidente AAROI-EMAC Lombardia

 

23 Aprile 2012

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