Infermieri e Oss entrambi preziosi. Ma ruoli non sono intercambiabili

Infermieri e Oss entrambi preziosi. Ma ruoli non sono intercambiabili

Infermieri e Oss entrambi preziosi. Ma ruoli non sono intercambiabili

Gentile Direttore,
anni e anni di appelli sulla carenza nazionale di Infermieri e considerazioni scientifiche che dimostrano gli effetti nefasti della carenza di professionisti formati nella efficacia delle cure: quindi nei numeri, e nelle competenze. Ripetuti appelli che hanno ricordato, ai meno giovani, le precedenti esperienze di carenze di Infermieri in Italia: storicamente, la prima si colloca intorno all’inizio degli Anni Novanta.
 
L'allora Ministro della Sanità De Lorenzo gioca la carta di un nuovo CCNL dove all’Infermiere viene riconosciuto un aumento decisamente sostanzioso: gli stipendi passano da un mese all’altro da 1,5 milioni di lire a 2 milioni, tondi tondi. Le classi del ”corso regionale da infermiere professionale” vedono, nel territorio spezzino, il passaggio immediato da 60 a 210 iscritti a inizio ciclo triennale e per almeno una dozzina di anni non mancano più Infermieri (dato analogo più o meno ovunque, stimolato anche dal ''pre-salario'' di studio).
 
La seconda grave carenza si sviluppa dopo l’inizio del nuovo Millennio. Sono cambiate (nel mondo) molte cose: questa volta si possono chiamare a lavorare in Italia infermieri da altri Paesi. Che andranno nel 99% dei casi nella Sanità privata, anche per i limiti legati al possesso di cittadinanza nel Pubblico Impiego. Aumenti scarsini, e appeal verso la professione in progressivo affanno.
 
Si arriva alla crisi contemporanea degli Anni che precedono il Covid, quando FNOPI calcola in 60mila gli Infermieri che sarebbero necessari per riportare a livello di sicurezza la qualità delle cure, nei settori pubblici e privati. A nessuno, nel recente periodo, è venuto in mente di cercare un rimedio simile a quello, vincente per almeno 10 anni, della prima crisi storica. Cioè rendere più appetibile la scelta di ”diventare Infermieri”. Invece si propone la rianimazione di una figura che è prevista dalla Conferenza Stato Regioni del 16.1.2003, quindi da 18 anni: quella dell’oss con formazione complementare, per anni definito – erroneamente e un tanto al chilo – come l’oss ”con tre esse”.
 
Figura mai inserita nei contratti di lavoro, rimasta al palo anche dove è già stata di fatto effettuata la formazione, con la pandemia che ha sottratto alle strutture private tanti Infermieri che sono entrati in ASL con le forme più diverse e inattese solo 15 mesi fa, adesso sembra -per qualcuno- la ottima occasione storica per rianimare questa figura, e inserirla in servizio nella Sanità privata.
 
Nel comprendere benissimo le necessità della assistenza nelle strutture private, oggi davvero in grande affanno, e ovviamente consapevoli che se non esce qualcosa a livello nazionale ogni Regione cerca di arginare come può le difficoltà sulla dotazione di Infermieri, va ricordato che se mancano Infermieri non possiamo derogare con altre figure: ad esempio, e noi di OPI SP lo proponemmo a Dicembre scorso, svincolare gli Infermieri dalla esclusività e inserire quegli Infermieri ”pubblici” che lo vogliono nelle attività della Sanità privata avrebbe già aiutato molto.
 
Anche in Liguria avremo questi corsi di formazione: noi abbiamo chiesto di poter partecipare al tavolo tecnico regionale per definire i particolari e la Regione ci ha detto di sì: naturalmente siamo preoccupati e consapevoli delle grandi criticità connesse.
 
Per noi serve molta attenzione da parte di tutti, perchè l’idea non deve essere quella di sostituire gli infermieri della Sanità privata con figure di minor formazione. Più in generale, come ricordato già, la figura dell’oss con formazione complementare non può lavorare senza infermieri. La determina della Conferenza Stato Regioni del 16.1.2003 indica che questo operatore ''riceve le attribuzioni dal responsabile dell’assistenza''. Che per legge (vedi DM 739/94) è l’infermiere.
 
E lo è anche nella Sanità privata, nonostante in questo contesto ci siano state negli anni le vicende più strane e creative, dal RAA dell'Emilia Romagna (un oss ''referente dell'assistenza''!) ad altre curiose forme di governo locale.
 
Dopo anni di perdita di infermieri nelle varie realtà, invece di cambiare le strategie per attirare i giovani, in tutta Italia ci si inventa altro. Fa piacere leggere che lo stesso Migep (associazione che raggruppa gli oss) e molte sigle sindacali commentino, negativamente, il tentativo di avere “azioni assistenziali” a un costo ancor minore di quello che viene erogato all’ infermiere. Non ci siamo, ecco.
Infermieri e oss sono entrambi preziosi, è noto: ma i ruoli non sono intercambiabili e ogni tanto si dovrebbe guardare alle cose che hanno portato buoni riscontri in passato.
 
Francesco Falli
Presidente OPI La Spezia

 

06 Aprile 2021

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