Gentile Direttore,
da anni negli IRCCS e negli IZS pubblici il personale della ricerca sanitaria contribuisce in modo determinante alla crescita dell’eccellenza del nostro Servizio Sanitario Nazionale, consolidando il prestigio degli Istituti italiani a livello europeo e mondiale.
Tutto questo è avvenuto a lungo lasciando il personale ai margini delle tutele contrattuali, senza prospettive certe di continuità né reali garanzie di crescita, e soprattutto in assenza di un pieno e definitivo riconoscimento delle figure professionali della ricerca.
Con l’introduzione della cosiddetta “piramide della ricerca sanitaria” si è aperta una stagione nuova. Un percorso certamente perfettibile, ma che ha rappresentato un primo passo importante: la nascita di una sezione specifica per la ricerca nell’ambito del CCNL del comparto sanità, l’avvio di contratti a tempo determinato per il personale della ricerca, l’inizio di percorsi di contrattazione integrativa aziendale finalizzati, pur nei limiti stringenti delle risorse disponibili, a valorizzare competenze ed esperienze e a costruire traiettorie di crescita analoghe a quelle delle altre figure dell’SSN.
La finestra di stabilizzazione del triennio 2023-2025 ha rappresentato un momento decisivo, restituendo certezza a numerosi ricercatori e collaboratori, traslando a tempo indeterminato figure con un destino incerto nel percorso della piramide – uno dei peccati originali dell’intero impianto -. È stata una misura che, come CISL Funziona Pubblica su impulso del Coordinamento per la valorizzazione del personale della ricerca sanitaria degli IRCCS e IZS, abbiamo sostenuto con convinzione: non un favore, ma un atto dovuto, uno strumento necessario per continuare a dare forma e identità ad un’area che per troppo tempo era rimasta indefinita.
Per questo abbiamo appreso con enorme stupore e profonda delusione il rifiuto, nel decreto Milleproroghe, delle proposte di proroga dei termini per la stabilizzazione del personale precario della ricerca sanitaria. La nostra richiesta andava esattamente nella direzione di garantire continuità al percorso avviato: consolidare i risultati ottenuti e, contestualmente, costruire in modo definitivo percorsi strutturati di accesso ai ruoli a tempo indeterminato.
Non abbiamo mai nascosto – anzi lo abbiamo ribadito con forza – che la vera valorizzazione del personale della ricerca passa dal superamento strutturale del precariato e dalla piena integrazione di queste professionalità nei ruoli a tempo indeterminato già declinati nel CCNL e già presenti negli Istituti. Le stabilizzazioni “a tempo” possono essere una leva, ma non possono diventare l’unico strumento, né tantomeno una concessione episodica legata a finestre fortunate che, per mere questioni di tempistiche contrattuali, rischiano di lasciare indietro proprio chi ha alle spalle un precariato storico.
Il segnale che riceviamo da questa bocciatura è preoccupante e ci lascia con la convinzione che il ruolo strategico di queste professionalità non sia ancora pienamente riconosciuto, e che il percorso della ricerca sanitaria non sia considerato una priorità. Soprattutto, sembra che si sia deciso di ignorare le conseguenze concrete della mancata risposta al bisogno di stabilità del personale della ricerca: un progressivo depotenziamento della sanità pubblica, una perdita di competitività della ricerca italiana, una fuga di competenze che rischia di diventare strutturale.
Il rischio, già oggi evidente, è quello di ridurre drasticamente l’attrattività dei percorsi di ricerca nel nostro Paese. Chi resterà nel sistema pubblico se la prospettiva continua a essere quello del “dipendente a metà”, utile per i risultati ma invisibile nei diritti, senza possibilità concrete di crescita e valorizzazione professionale, senza un obiettivo tangibile da raggiungere? Qual è dunque la visione strategica per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale e per i suoi professionisti?
Senza stabilità non c’è costruzione ed è impossibile pensare di avvicinarsi a temi che necessitano di essere affrontati con serietà e concretezza – come il ruolo e la collocazione della dirigenza della ricerca – se non si è in grado di garantire neanche una minima base di stabilità contrattuale.
Su tali premesse prende avvio il lavoro del Coordinamento per la valorizzazione del personale della ricerca sanitaria degli IRCCS e IZS della CISL Funzione Pubblica, in quanto non possiamo accettare che il cono d’ombra in cui queste figure sono state relegate per anni torni ad allungarsi proprio ora e che prosegua l’ambiguità che per troppo tempo ha accompagnato il binomio ricerca – contratti atipici, continuando a rendere la precarietà marchio distintivo del personale della ricerca.
Per queste ragioni continueremo a mantenere alta l’attenzione su questo tema e a promuovere ogni iniziativa utile affinché il percorso di valorizzazione della ricerca sanitaria non venga interrotto, portando la questione in tutte le sedi istituzionali e nel dibattito pubblico.
La credibilità delle istituzioni si misura nella coerenza tra le priorità dichiarate e le decisioni prese. Sulla ricerca sanitaria questa coerenza è ora chiamata a una prova concreta, per indicare con chiarezza quale idea di sistema sanitario si intende davvero costruire.
Cordiali saluti
Dott.ssa Melania Maglio
Responsabile del Coordinamento CISL FP per la valorizzazione del personale della ricerca sanitaria degli IRCCS e IZS