Filiera del farmaco e sostenibilità delle gare pubbliche: le vulnerabilità strutturali che l’instabilità internazionale rende visibili

Filiera del farmaco e sostenibilità delle gare pubbliche: le vulnerabilità strutturali che l’instabilità internazionale rende visibili

Filiera del farmaco e sostenibilità delle gare pubbliche: le vulnerabilità strutturali che l’instabilità internazionale rende visibili

Gentile direttore, l’attuale instabilità geopolitica non sta producendo, allo stato attuale, interruzioni sistemiche nella disponibilità dei farmaci in Italia. 

Gentile direttore,
l’attuale instabilità geopolitica non sta producendo, allo stato attuale, interruzioni sistemiche nella disponibilità dei farmaci in Italia. Tuttavia, essa rende più evidenti alcune vulnerabilità strutturali della filiera del farmaco che riguardano non solo l’industria, ma anche le aziende sanitarie in qualità di acquirenti.

Il tema non è emergenziale. È strutturale.

Dipendenza da API e concentrazione produttiva

Una delle principali criticità riguarda i principi attivi farmaceutici (API). Le stime europee indicano che tra il 60% e il 70% degli API utilizzati in Europa è prodotto al di fuori dell’Unione Europea, con una forte concentrazione geografica in Asia. Per alcune classi terapeutiche mature, la quota può superare il 70–80%.

A questo si aggiunge un ulteriore elemento: oltre due terzi delle carenze registrate in ambito europeo sono associate a molecole con meno di cinque fornitori attivi. In numerosi casi, i produttori qualificati sono due o tre.

Questo significa che la vulnerabilità non deriva solo dalla geografia, ma dalla concentrazione industriale.

In uno scenario di aumento dei costi energetici, premi assicurativi marittimi più elevati o allungamento dei tempi di transito — anche solo nell’ordine di 10–14 giorni — la pressione si concentra soprattutto sulle molecole mature e a basso margine.

Margini compressi e rischio di selezione industriale

Il segmento dei generici opera già in un contesto di margini contenuti, condizionato da:

  • gare pubbliche orientate al prezzo minimo;
  • payback e tetti di spesa;
  • competizione elevata su molecole mature.

Un incremento strutturale dei costi di produzione o approvvigionamento, anche nell’ordine del 5–10%, può incidere in modo significativo sulla sostenibilità economica di alcune linee di prodotto.

Il rischio non è l’immediata indisponibilità generalizzata dei medicinali.

Il rischio è una progressiva selezione industriale:

  • abbandono di molecole a marginalità negativa;
  • riduzione del numero di operatori in gara;
  • maggiore concentrazione di mercato;
  • potenziale aumento dei prezzi medi nel medio periodo.

Implicazioni per le aziende sanitarie

Le aziende sanitarie, in qualità di acquirenti, sono parte integrante di questo equilibrio.

In un sistema dove il prezzo rappresenta spesso il criterio prevalente di aggiudicazione, la sostenibilità industriale delle molecole mature diventa una variabile non sempre esplicitamente considerata.

Se la pressione sui costi aumenta e il numero di concorrenti si riduce, il rischio per le aziende sanitarie non è solo economico, ma di continuità dell’offerta.

La resilienza della filiera non può essere letta esclusivamente come tema industriale. È anche una questione di equilibrio tra:

  • sostenibilità della spesa pubblica;
  • stabilità del tessuto produttivo;
  • continuità dell’approvvigionamento.

Industria italiana: forza ed esposizione

L’industria farmaceutica italiana rappresenta uno dei principali comparti manifatturieri del Paese, con circa 56 miliardi di euro di produzione annua e una quota di export superiore all’85%.

Questa forza produttiva convive tuttavia con una dipendenza significativa da API e componenti intermedi importati.

In uno scenario internazionale volatile, anche senza interruzioni dirette delle forniture, la combinazione di:

  • aumento costi energia;
  • incremento costi logistici;
  • concentrazione dei fornitori;
  • rigidità dei meccanismi di prezzo;

può generare pressioni che si riflettono lungo tutta la filiera.

Qual è il rischio realistico nei prossimi mesi?

Su un orizzonte di 3–6 mesi, lo scenario più probabile non è uno shock sistemico generalizzato.

Più plausibile è:

  • un aumento della pressione sui costi e sui margini;
  • tensioni selettive su specifiche molecole con fornitori limitati;
  • maggiore attenzione regolatoria sul tema della sovranità industriale.

La probabilità di carenze diffuse appare bassa; quella di criticità localizzate e di pressione economica è più consistente.

Una questione di governance, non di allarme

La resilienza della filiera del farmaco richiede un approccio basato su dati e simulazioni, non su reazioni emotive.

Per le imprese significa mappare le dipendenze critiche e simulare scenari di costo e lead time.

Per le aziende sanitarie significa interrogarsi sull’equilibrio tra prezzo minimo e sostenibilità industriale di lungo periodo.

L’instabilità internazionale non crea fragilità nuove. Rende visibili quelle esistenti.

La differenza, nei prossimi anni, non la farà chi reagisce meglio all’emergenza, ma chi avrà costruito per tempo un equilibrio più robusto tra politica industriale, governance della spesa e stabilità della filiera.

Erika Mallarini
Associate Professor of Practice di Government, Health and Not for Profit presso SDA Bocconi School of Management

06 Marzo 2026

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