L’autonomia differenziata come approccio omeopatico alle diseguaglianze: per combatterle le accentua

L’autonomia differenziata come approccio omeopatico alle diseguaglianze: per combatterle le accentua

L’autonomia differenziata come approccio omeopatico alle diseguaglianze: per combatterle le accentua

Gentile direttore,
non entro nel merito della validità della omeopatia rispetto alla quale non ho sufficienti conoscenze. Mi interessa invece la filosofia che si dice (tra gli altri l’Istituto Mario Negri) sia alla base della omeopatia e cioè la cosiddetta legge dei simili, che si rifà all’antico concetto di Paracelso secondo cui “similia similibus curantur” ovvero “i simili si curano con i simili”. A pensarci bene lo stesso concetto ispira la legge sulla autonomia differenziata che spingerebbe le Regioni del sud ad una maggiore efficienza consentendo loro di recuperare il gap nei livelli qualitativi dei servizi che le separa dalle Regioni del Nord accentuandolo.

Si legge, infatti, sul sito di Fratelli d’Italia: “Ora, con l’autonomia sarà consentito alle Regioni di avere servizi più efficienti: scuole, ospedali, sostegno a famiglie ed anziani, e saranno garantiti i livelli essenziali di prestazioni e servizi in tutte le Regioni in modo che nessuno resti indietro.” Il passaggio logico che dovrebbe legare il processo di autonomia differenziata a questo riallineamento tra Sud e Nord consiste in una serie di passaggi impossibili da realizzare in tempi ragionevoli che partono dalla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, dalla quantificazione delle risorse necessarie per garantirli e da un forte investimento iniziale e preliminare sul Mezzogiorno in grado di creare almeno le premesse per colmare quel gap, che non è solo un gap di risorse, ma anche un gap di competenze, esperienze e organizzazione.

Dal momento che, come la sanità dimostra abbondantemente, le risorse per questo investimento iniziale non ci sono e che la pressione politica all’interno della maggioranza perché l’autonomia differenziata parta “comunque”, il rischio di un’ulteriore accentuazione delle diseguaglianze tra Nord e Sud è molto forte. Del resto non è un caso che dal mondo della sanità vengano le proteste più forti e più consapevoli come testimoniato dagli immediati interventi critici pubblicati qui su Qs di Anaao, GIMBE, Smi e Fnomceo. Solo il Ministro Schillaci insiste sulla spinta all’efficientamento che verrebbe dalla autonomia differenziata, come testimoniato dalle sue parole riprese qui su Qs: “L’autonomia differenziata già esiste in sanità. Le Regioni hanno grande autonomia, in questo settore cambierà poco. Ma può essere uno stimolo per migliorare per chi, magari, non è stato particolarmente performante negli ultimi anni”. Questo è quello che succede quando fai Ministro della Salute un medico professore universitario, mi verrebbe da commentare.

Se, come dice l’Istituto Mario Negri della omeopatia, l’autonomia differenziata se la conosci la eviti, rimane però il problema di come combattere le forti diseguaglianze che preesistono al Disegno di Legge che la promuove e che fanno dire ai suoi sostenitori che tanto peggio di così non può andare e che quindi tanto vale provare a cambiare qualcosa. Che innovatori questi conservatori.

In sanità sappiamo bene che le diseguaglianze tra Nord e Sud si stanno mantenendo e rafforzando come dimostrano anche i dati ISTAT e il rapporto Crea che sono stati presentati ieri su Qs.

Per questo dal mondo della sanità dovrebbero venire proposte credibili su come affrontare le diseguaglianze con proposte alternative alla autonomia differenziata, proposte che però al momento mancano. Anche nei documenti più strutturati sulle diseguaglianze tra le sanità regionali, come quelli della Svimez del GIMBE, ci sono moltissimi dati ed elaborazioni utili che ne quantificano il peso, ma mancano indicazioni su come ridurle. Certamente un maggior finanziamento della sanità e più equi criteri di riparto del Fondo Sanitario possono aiutare, ma è evidente che non sono che una minima parte della soluzione. Si pensi solo al deficit strutturale della offerta ospedaliera delle Regioni del Sud alla base degli imponenti flussi di mobilità sanitaria verso il Nord. Metterci mano vuol dire mettere mano contemporaneamente alla riduzione della offerta ospedaliera, specie privata, delle Regioni del Nord e al potenziamento e qualificazione di quella delle Regioni del Sud. Un progetto di lungo periodo cui nessuno, mi pare, stia lavorando.

Due messaggi da portare a casa: il miglior modo per combattere ed evitare l’autonomia differenziata è dimostrare che ha alternative credibili e la sanità può essere il campo più adatto per lavorare a questa dimostrazione.

Claudio Maria Maffei
Coordinatore Tavolo Salute Pd Marche

21 Giugno 2024

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