L’evoluzione delle competenze non può arrestarsi

L’evoluzione delle competenze non può arrestarsi

L’evoluzione delle competenze non può arrestarsi

Gentile Direttore,
a volte ritornano questioni di lana caprina frutto di retaggi culturali su un tema quale quello delle competenze infermieristiche.

Se a qualche rappresentanza professionale si potesse chiedere di illustrare in cosa consista oggi l’atto medico e in cosa si differenzi ad esempio dall’atto sanitario, a quale fonte precisa ed inequivocabile potrebbe fare riferimento?

Per le più svariate motivazioni e dai molteplici punti di vista, (rinnovi contrattuali, carenza delle dotazioni organiche, decremento degli studenti nei cdl per infermieri, violenze contro gli operatori, carichi di lavoro eccessivi, attività usuranti, nuovi assetti organizzativi) in questa fase storica e politica scaturisce una inquietudine diffusa.

Quando tale inquietudine è fonte di discussione ed approfondimento nulla questio, quando invece diventa un’arma di distrazione di massa pretestuosa e pregiudiziale verso lo stesso qualcuno o la arcinota qualcosa, qualche puntino sulle i occorre metterlo.

Nel mondo delle Professioni Sanitarie una componente continua a ritenere di essere l’azionista di maggioranza del SSN, però amministrato dal Governo e dalle Regioni, che realizzano le loro politiche anche per il tramite di altre centinaia di migliaia di professionisti sanitari, tecnici, amministrativi, di supporto.

In una sanità in profondo cambiamento e protesa in avanti, gli infermieri sono stake holders non sempre coincidenti con i dirimpettai, ma senza prevaricare il prossimo, nel massimo rispetto delle ragioni e dei ruoli altrui, guardando prima di tutto al cittadino.

La comunità infermieristica italiana sui concetti che gravitano attorno a termini obsoleti e indistinti quali il richiamato “atto medico” su QS del 14 ottobre, ha poco tempo da dedicarvi, non foss’altro per i mutamenti giuridici e professionali che ci hanno interessato e accompagnato negli ultimi 30 anni sia sotto aspetti concettuali che nei contenuti: nessun’altra professione ha cambiato pelle come la nostra.

Ad ogni passo in avanti sul tema delle “competenze delle infermiere e degli infermieri” da sempre si registrano reazioni da parte di coloro che vedono come uno sconfinamento nelle “competenze mediche” le risposte operative alle domande di salute e ai bisogni di cura ed assistenza dei cittadini.

Ritengo che non vi sia nessuna possibilità di configurazione di azioni e normative che legittimerebbero l’esercizio di competenze proprie di altre professioni nel percorso tracciato e anticipato il 12 ottobre us al Consiglio Nazionale degli OPI e al Comitato Centrale FNOPI dal Ministro della Salute, e nemmeno vi sono ipotesi di formazione specialistica clinica per l’area infermieristica del tutto o in parte confondibile con i percorsi di specializzazione universitaria previsti per l’area medica.

È comunque legittimo presidiare e monitorare le evoluzioni epocali in trattazione ma con onestà intellettuale, affinché sia promossa chiarezza e non sbandierata una posizione di comodo: il dominio culturale, gerarchico e sovrastante di una rappresentanza professionale rispetto a tutti gli altri professionisti della salute impiegati del pubblico e nel privato. Forse era così nel 1934 all’epoca del TULLS di cui al Regio Decreto n. 1235. Novant’anni dopo, richiamarsi a novant’anni prima è superato dai tempi e dai fatti.

Profilo Professionale, Ordinamento didattico, Codice Deontologico, Normativa, Contrattualistica, hanno consolidato nel tempo la trasformazione della formazione, dell’agire, del sapere e delle funzioni di una comunità professionale che non può fermarsi nemmeno alle tre classi delle lauree magistrali ad indirizzo clinico che stanno emettendo i primi vagiti.

Graziano Lebiu
Presidente OPI Carbonia Iglesias quadriennio 2024/2018

15 Ottobre 2024

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