L’indifferenza delle burocrazie ministeriali

L’indifferenza delle burocrazie ministeriali

L’indifferenza delle burocrazie ministeriali

Gentile Direttore,
l’ARAN all’inizio della campagna elettorale si era affrettata ad annunciare la corresponsione entro settembre degli arretrati del contratto per i dipendenti della sanità: tuttavia l’effetto cabina elettorale non ha funzionato perchè dopo pochi giorni è arrivata la doccia fredda del MEF con l’ennesimo rinvio. Sul versante dell’ACN per l’assistenza primaria per ora tutto tace e se nei prossimi giorni non arriveranno annunci in zona Cesarini difficilmente il nuovo governo alle prese con problemi impellenti sbloccherà una contrattazione destinata all’ennesima dilazione.

Per un decennio fino all’autunno 2021 con un’inflazione tutto sommato sotto controllo la tattica del rinvio era tollerabile perché un rinnovo dell’ACN avrebbe comportato nuovi compiti senza le corrispettive risorse. Ma ora con incrementi dei prezzi dell’ordine del 10% e con la nuova formula della parasubordinazione, che prevede un debito orario da svolgere nelle Case della Comunità, un ACN rischia di rivelarsi doppiamente svantaggioso, sul piano economico e su quello normativo (peraltro l’ACN 2019-2021 terrà conto solo dell’inflazione del triennio e non di quella del 2022).

Se dovesse passare la nuova formula i medici ultra 60enni ancora in servizio subiranno un sovraccarico di lavoro, di stress e una penalizzazione economica mentre i giovani dovranno affrontare un gravoso impegno professionale ed economico per avviare l’attività in mancanza di tutele contrattuali. La formula della parasubordinazione accentua l’incertezza sul futuro, come se non bastassero le crescenti tensioni con gli assistiti, la campagna di delegittimazione mediatica in atto dall’inizio della pandemia, l’accanimento burocratico a base di silos informatici e Note AIFA e, da ultimo, la fiammata inflattiva e il rischio di recessione. 

Archiviata la proposta velleitaria di passaggio alla dipendenza anche la strada per il rinnovo di un ACN triennale che doveva entrare in vigore nel lontano 2019 appare in salita per due motivi:
1. non esistono le risorse logistiche, organizzative ed economiche per applicare un ACN a doppio binario – rapporto a scelta per l’assistenza individuale più debito orario per compiti professionali di popolazione – per carenze delle strutture finanziate dal Pnrr, necessarie per svolgere l’attività oraria, disponibili solo tra 2-3 anni se tutto va bene;

2. nell’attuale fase di difficoltoso ricambio generazionale, destinato a toccare il 20% nei prossimi anni come prevedono gli standard del PNRR, è materialmente impossibile per i medici in servizio far fronte ad ulteriori compiti come quelli richiesti dalla parasubordinazione, specie se il massimale verrà innalzato a 1800 scelte per venire incontro ai cittadini rimasti senza assistenza.

La proposta di parasubordinazione è stata avanzata poche settimane prima dello scoppio della guerra e lo stress test bellico si annuncia non meno pesante di quello pandemico. Per ora la crisi energetica sta mettendo in difficoltà apparati produttivi e famiglie ma non tarderà a riverberarsi sulla pianificazione delle strutture del Pnrr, fino a pregiudicarne la funzionalità per mancanza di operatori sanitari sul mercato del lavoro. In questo scenario appare poco proponibile un ACN in grado di imprimere una svolta radicale alla governance dell’assistenza primaria. Insomma si prospettano anni di incertezza per le nuove leve, nuovi compiti, aumento dei costi e riduzione dei compensi netti, mentre i neolaureati avranno meno incentivi per accedere ad una professione poco appetibile. 

Per i sindacati un ACN in arretramento economico e normativo segnerebbe una sconfitta storica e per i medici in attività una tenaglia che potrebbe spingere molti a considerare l’ipotesi di pensionamento una volta raggiunta la soglia minima dei 62 anni aggravando la situazione (la pensione garantisce perlomeno un parziale recupero dell’inflazione). L’unica soluzione percorribile per evitare altri problemi appare il mantenimento dello status quo, ovvero il varo in tempi rapidi di un ACN 2019-2021 come fotocopia di quello 2016-2018 in vigore da maggio, con poche novità, come il recupero dell’inflazione, l’innalzamento del massimale già previsto dagli AIR e ulteriori incentivi per collaboratori e forme organizzative. Poi il successivo ACN potrà introdurre la parasubordinazione Altre soluzioni sono per ora improponibili.

Gli effetti di una gestione incapace di cogliere la radicalità della crisi si sono concentrati nel tempo e nello spazio rivelandosi nodi problematici inestricabili; perseverare nella loro sottovalutazione, come nel recente passato, sarà per il sistema esiziale. Ma alle burocrazie ministeriali poco importa….

Dott. Giuseppe Belleri
MMG in pensione

21 Settembre 2022

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