L’insostenibile leggerezza dei tavoli di lavoro

L’insostenibile leggerezza dei tavoli di lavoro

L’insostenibile leggerezza dei tavoli di lavoro

Gentile Direttore,
in una risposta in Commissione Affari Sociali ad un’interrogazione del Movimento 5 Stelle, il sottosegretario alla salute Andrea Costa ha affermato come riportato ieri qui su QS  che “Rispetto ai temi evidenziati dalle Regioni questo Ministero ha espresso una generale e importante condivisione.  Al riguardo, in particolare, si ritiene che gli standard e i modelli organizzativi dovranno essere assicurati e attuati con progressività in relazione alla disponibilità di risorse finanziarie, fermo restando il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr e delle relative scadenze”. 
 
Più avanti il sottosegretario ha poi affermato che sarebbe stato istituito uno specifico tavolo di lavoro costituito da rappresentati delle Regioni e delle Province autonome, del Ministero della Salute e del Ministero dell’Economia e delle Finanze per monitorare l’attuazione del decreto.
 
A leggere queste affermazioni io tremo. Sembra davvero che la nostra sanità non abbia ancora imparato che servono a poco i tavoli di lavoro e le cabine di regia se non c’è un sistema cogente di verifiche del rispetto degli obiettivi e delle scadenze di Piani e Decreti. Facciamo un po’ di storia.
 
Cominciamo dal DM 70. Anche per lui venne previsto un apposito Tavolo ministeriale di Monitoraggio ai sensi della Intesa Stato-Regioni del 24 luglio 2015. Nel Piano della Performance 2021-2023 del Ministero della Salutec’è scritto che “proseguirà l’azione di monitoraggio delle reti ospedaliere delle Regioni e Province Autonome approvata dal Tavolo di Monitoraggio del DM 70/2015, proponendo di estendere il monitoraggio anche ad altri indicatori oltre quelli già definiti, quali ad es. le reti oncologiche…Inoltre… si procederà a una revisione del DM 70/2015, aggiornandone i contenuti sulla base delle evidenze e delle criticità di implementazione individuate dalle diverse Regioni, nonché integrandolo con indirizzi specifici per alcune tipologie di ambiti assistenziali e prevedendo specifiche deroghe per le Regioni più piccole.” Che cosa è poi successo nella realtà dalla periferia si vede bene.
 
Ne ho scritto qui su QS dalle Marche proprio pochi giorni fa. Nel suo Masterplan di Edilizia Sanitaria la Regione Marche ha previsto una rete ospedaliera fatta da quattordici strutture ospedaliere con funzioni dichiarate di primo livello (contro le 10 possibili in base al DM 70) senza procedere ad una classificazione delle sue strutture ospedaliere come il DM prevedeva.
 
Di questa situazione, che rischia di affossare già prima dell’inizio dei lavori edilizi il PNRR, è corresponsabile anche l’atteggiamento incerto del Ministero che da una parte controlla solo in parte l’applicazione del DM 70 e dall’altra lascia intendere che la revisione del Decreto stesso farà aperture che la versione originale non faceva.
 
La stessa vicenda del “nuovo” DM 70 che  prima è circolato come documento tecnico in bozza, poi è stato ridimensionato subito dal Ministro Speranza  come brogliaccio e poi è uscito di scena incoraggia le Regioni a darsi ampi margini di autonomia nel riordino delle reti ospedaliere. Autonomia a spese ovviamente dei LEA distrettuali e della prevenzione.
 
Col Piano Nazionale della Cronicità del 2016 non è andata meglio, anzi. Pensare che si è fatto di tutto per monitorarne l’applicazione. Questo Piano, peraltro approvato da una  Conferenza Stato-Regioni come il DM 70, prevedeva di suo un sistema di monitoraggio. Venne poi prevista nel Gennaio 2018 una Cabina di Regia   e venne istituito e finanziato un Osservatorio Cronicità  con particolare – anche se non esclusiva – attenzione all’utilizzo della telemedicina. Né è stato di particolare utilità  il gruppo interparlamentare sulla cronicità  istituito lo scorso anno. Sui ritardi del Piano Nazionale della Cronicità è ancora una volta intervenuto qui su QS Tonino Acetipresentando il sesto rapporto di Salutequità sul Piano Nazionale della Cronicità e l’Equità.
Il rischio quindi che DM 71 e PNRR nella parte non edilizia conoscano ritardi e applicazioni “distorte” è molto alto. Per alcune Regioni coincide con la pratica certezza, come per le Marche ad esempio visto il modo con cui ha trattato e tratta il DM 70.
 
Il rimedio, difficile, è quello di passare ad un sistema di monitoraggio dei Servizi Sanitari Regionali costruito meglio e più trasparente con il coinvolgimento di una rete (che al momento non c’è) delle  Agenzie Regionali Sanitarie coordinate dall’Agenas per le quali prevedere un ruolo più indipendente ed una struttura più forte con una competenza epidemiologica robusta.
 
Questa rete dovrebbe entrare a far parte in modo organico di una rivisitazione complessiva del sistema di monitoraggio dei LEA. Se non si farà questa scelta poi non lamentiamoci dell’esistenza di 21 sistemi sanitari regionali.
 
Claudio Maria Maffei

Claudio Maria Maffei

25 Marzo 2022

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