L’ultimo autografo delle Kessler: il senso della “palliatività” e della vita che resta   

L’ultimo autografo delle Kessler: il senso della “palliatività” e della vita che resta   

L’ultimo autografo delle Kessler: il senso della “palliatività” e della vita che resta   

Gentile Direttore,
la morte delle gemelle Kessler è avvenuta, attraverso il suicidio assistito, nella loro abitazione di Grünwald, vicino a Monaco di Baviera, secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco “Bild” con l’indicazione della presenza della polizia sul posto senza ulteriori dettagli divulgati nell’immediato. Il fatto che l’atto sia avvenuto in casa solleva comprensibili perplessità sul confine tra autonomia, tutela e setting appropriato, tema che chiama in causa non solo profili etico-giuridici, ma anche la qualità dell’accompagnamento della fragilità.

Oltre il dato di cronaca, l’episodio interroga la cultura della cura: le cure palliative non sono la ricerca della fine, ma la presa in carico del tempo che resta, dell’ascolto e della dignità, indipendentemente da diagnosi e prognosi, come cornice capace di sostenere sofferenze fisiche, psicologiche ed esistenziali lungo tutto l’arco della vulnerabilità.

Promuovere una palliatività diffusa significa offrire alternative concrete di prossimità e senso, affinché la libertà della persona sia accompagnata da relazioni, sollievo e scelte informate, anche quando il tempo si restringe. In questo equilibrio tra autodeterminazione e cura condivisa si misura la maturità di una società che non si limita a regolamentare il morire, ma prova a custodire la vita nel suo valore intrinseco, fino all’ultimo istante.

Bruno Nicora
Medico palliativista

18 Novembre 2025

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