L’Università non forma solo i medici!

L’Università non forma solo i medici!

L’Università non forma solo i medici!

Gentile Direttore,
prendo spunto dall’annuncio del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini fatto in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico a Catania: “Sarà allargato il margine di ingresso alle Facoltà di Medicina … e stessa sorte per quanto concerne le specializzazioni”.

E’ facile ipotizzare che – a monte – ci sia stato uno studio riguardante le “uscite” per quiescienza a breve, medio e lungo termine, al fine di consentire una corretta programmazione dei posti al Corso di LM e alle specializzazioni.

Ma prima di analizzare le “uscite” (che fanno riferimento alla numerosità dei professionisti in servizio oggi) è importante verificare la situazione in essere relativamente alla corretta applicazione del DM 70/2015 (Standard Strutture Ospedaliere SSN e privato convenzionato) e le necessità per lo sviluppo del DM 77/2022 (Sistema Servizi Territoriali), con una attenta analisi delle strutture e dei servizi già operativi (forse con diversa denominazione rispetto ai riferimenti del DM 77/2022, ma comunque presenti).

Queste analisi spostano l’attenzione da “quello che manca” a “quello che serve”, con una attendibilità di dati di più alto valore per una corretta funzione programmatoria (questo vale sia per i medici, sia per le altre professioni sanitarie).

E’ necessario tenere conto che fino ad oggi si è seguita la logica dell’adeguamento di strutture e servizi alle evoluzioni scientifiche, tecnologiche e metodologiche che hanno riguardato il sistema, non sempre nell’interesse primario della popolazione e non sempre tenendo conto dei volumi di attività e della casistica, determinanti la competenza.

Alle giuste evoluzioni verso le innovazioni quasi mai si è riscontrata una riorganizzazione “del vecchio”, con il mantenimento delle situazioni preesistenti, con conseguenti eccedenze (in alcuni casi forti) rispetto alle previsioni DM 70/2015 (pur considerando lo standard più elevato).

Pertanto prima di quantificare “cosa manca” è necessario verificare cosa c’è (eventualmente) di troppo e ripensare l’organizzazione del sistema, in maniera “laica”, possibilmente senza pressioni da parte “dei campanili” (le municipalità), “degli orti” (gli stake-holder) e della politica in genere, tenendo sempre ben presente che gli utenti, prima di essere tali, sono contribuenti (e pertanto finanziatori del sistema che utilizzano in caso di necessità).

Le “grida di dolore” della mancanza di medici non sono veritiere ed i dati OCSE evidenziano appieno il posizionamento del nostro Paese (QS 6/9/2022 … con le necessità di eventuali approfondimenti). Forse mancano gli specialisti … e questo potrebbe essere un errore di programmazione, sicuramente da correggere. Ma anche questa definizione va fatta post approfondimento ed analisi dei dati relativi all’applicazione del DM 77/2015.

Così come non sembrano veritiere le carenze dei MMG, stante il fatto che in 14 regioni si riscontra un rapporto MMG/popolazione inferiore a 1:1.400 – dati ASI 2022 (pur comprendendo le probabili criticità in alcune aree del Paese, su cui magari potrebbero intervenire le regioni con sistemi e modalità incentivanti per la garanzia dei servizi).

Un’altra questione di sicuro interesse per il Ministro Anna Maria Bernini riguarda il sistema delle professioni sanitarie (22) che si caratterizza (fonte – Mastrillo Conferenza CC.LL. 2022/2023):

  • 459 corsi, distribuiti in 760 sedi (Corsi di Laurea di I livello)
  • 87 corsi, distribuiti in 91 sedi (Corsi di Laurea Magistrale – distribuiti sulle 4 aree)
  • Circa 100.000 studenti (33.000 studenti gli immatricolati dell’A.A. 2022-2023)
  • Master di I e II liv. (96) e Dottorati di RIcerca

Vengono portati all’attenzione 5 argomenti di grande importanza (da sviluppare in condivisione con i Ministeri interessati e con le Regioni):

  1. 22 professioni sanitarie sono troppe! E’ urgente procedere ad un allineamento all’Europa con un accorpamento di profili professionali affini e l’adeguamento di competenze specialistiche con i master di I e II liv.;
  2. Riconoscere ed investire nelle docenze disciplinari (impensabili solo 77 docenti disciplinari incardinati nel Sistema Universitario per garantire l’adeguatezza degli insegnamenti a 100.000 studenti distribuiti in 851 sedi formative di I e II livello), così come è necessario riconoscere status e ruolo ai Direttori dei Corsi di Laurea;
  3. urge affrontare molto seriamente la “questione infermieristica”; la professione non è attrattiva, non vengono ricoperti in maniera completa i posti a bando, stiamo assumendo dall’estero, con evidenti criticità per la popolazione e per il sistema sanitario (pubblico e privato convenzionato). E’ il momento di un ripensamento dei percorsi formativi e di una vera valorizzazione della professione, anche attraverso la definizione di percorsi di carriera (oggi minimali);
  4. va rivista la formazione e il profilo professionale degli Operatori Socio-Sanitari (a fronte di una professione che cresce è indispensabile valorizzare anche le professioni sotto-ordinate rispetto a quelle in “sviluppo”), ritornando ad una articolazione su più livelli del personale di assistenza, in linea con quanto avviene in Europa;
  5. le evoluzioni normative e formative che hanno riguardato il sistema sanitario ed i professionisti che vi appartengono obbligano nuovi modelli organizzativi, una rivisitazione di staffing e skill mix e una ridefinizione di ruoli e responsabilità (non ha senso e significato l’investimento nella formazione ad invarianza delle organizzazioni).

Il ringraziamento anticipato e l’auspicio dell’attenzione da parte del Ministro dell’Università e della Ricerca Dott.ssa Anna Maria Bernini

Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN – Associata COSMED

20 Febbraio 2023

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