La crisi del SSN, prima che economica, è culturale

La crisi del SSN, prima che economica, è culturale

La crisi del SSN, prima che economica, è culturale

Gentile direttore,
ho letto con interesse gli interventi al vostro forum sanità e vorrei aggiungere queste mie brevi osservazioni. Riflettere sul SSN, sul rischio che imploda su se stesso per inerzia o per calcolo politico è compito arduo perché il tema è complesso e non si può ridurre con semplificazioni l’analisi del disastro cui stiamo assistendo. La 833 era figlia di una stagione riformatrice che aveva alla base l’idea che la partecipazione diretta dei cittadini fosse il sale della democrazia.

Ma la traduzione di questo assunto ideale e sicuramente non ideologico fu la spartizione partitica della gestione della sanità. Quando nel 1994 si arrivò alla riforma della 833 si era veramente in una situazione insopportabile ed insostenibile. Il problema fu che mentre si affrontava un problema vero si trascurò il tema della partecipazione dei cittadini e non si individuarono gli strumenti per il controllo, anzi questi furono esclusi del tutto dalle scelte strategiche che la politica faceva.

Devo dire che se il servizio sanitario nazionale è ancora in piedi, pur dibattendosi in così grandi difficoltà, lo si deve anche al sacrificio di tanti direttori generali che si sono impegnati per assicurare servizi alla collettività mentre i bilanci venivano costantemente tagliati ed il personale eroso dal mancato turn-over e dai mancati rinnovi contrattuali.

Ma se il tema della gestione dei servizi fu giustamente e a mio avviso correttamente affrontato, ciò che rimase fuori dalla riforma e che svuotava l’ispirazione della 833 fu l’abbandono della cultura della prevenzione che avrebbe dovuto essere il fulcro della attività delle asl mentre l’asse si spostò verso la cura ed in particolare verso gli ospedali con l’abbandono dei servizi territoriali il depauperamento di tutte quelle figure professionali che avrebbero arricchito la capacità di intervento sul territorio come assistenti sociali, psicologi, sociologi, operatori ecologici, etc con una progressiva medicalizzazione degli interventi.

La cultura della cura e dell’ospedale come luogo principe della tutela della salute hanno influito in modo nefasto sul SSN. La valutazione epidemiologica del territorio, la valutazione dei reali bisogni di salute dei cittadini e la definizione delle risorse da impiegare per soddisfare quelle esigenze sono state dimenticate e sottovalutate.

Nel corso degli anni di lavoro nella sanità non ho mai visto un sindaco alla testa di una manifestazione di cittadini che chiedesse più prevenzione, mentre in tante manifestazioni i cittadini chiedevano di non chiudere ospedali fatiscenti inconsapevoli che la presenza di quella struttura poteva rappresentare più un rischio che non una garanzia di tutela.

Ma certo non è a quei cittadini che si può addebitare la colpa, la responsabilità è politica per non aver rinforzato una presenza sul territorio di professionalità capaci di garantire una presa in carico di bisogni che spesso erano sociali o sociosanitari e non solo ed unicamente sanitari. La 833 non intendeva realizzare la medicalizzazione del servizio intendeva avviare un processo gestione della salute della persona non basata sull’attesa, ma sulla presa in carico dei problemi sociali e sanitari di ogni persona.

Io penso che la crisi del SSN prima che economica è culturale e, o mettiamo mano a questo aspetto oppure, non ci sarà futuro per un servizio incapace di rinnovarsi nelle motivazioni e negli obiettivi

Luigi Macchitella
Direttore Sanitario UPMC Salvator Mundi International Hospital

13 Aprile 2023

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