La crisi della sanità la pagano gli utenti pubblici

La crisi della sanità la pagano gli utenti pubblici

La crisi della sanità la pagano gli utenti pubblici

Gentile Direttore,
all’ampio dibattito in corso sui rischi di implosione del SSN, ovvero del passaggio dalla forma pubblica come esito di una stagione riformistica, alla sua odierna metamorfosi privata come sbocco di “politiche di austerità “, secondo i classici dettami degli odierni paradigmi economici, ebbene sembra sfuggire ai più che trattasi, nella sua traduzione culturale, di scelte politiche che riplasmano l’assetto di uno dei settori più sensibili e complessi della nostra vita collettiva.

Se la complessità del tema non ammette semplificazioni, il tragico riduzionismo teorico cui si ricorre, rischia di peccare di miopia nel rincorrere soluzioni di stampo keynesiano: il versante riformista, almeno per come si è espresso in Italia negli ultimi vent’anni, ha espresso il peggio di sé stesso, e non certo per in relazione alla natura della 833, bensì per il logoramento cui è stata sottoposta, ovvero strangolata da quella perversa logica consociativa dalla quale non si è mai usciti.

Logorata da questa formula la “833” è stata sacrificata ai dettami di una modernizzazione sanitaria ospedalocentrica e di fatto privatocratica con pressoché totale abolizione del poco di prevenzione in essere.

La “retorica della gestione”, prima centralizzata poi disastrosamente regionalizzata, ha determinato non solo le odierne disparità in termini di offerta e qualità sanitarie, ma ha condotto alla totale abolizione del tanto evocato “diritto costituzionale” alla salute.

Sintomatica, in tal senso, è la rimozione dal dibattito pubblico di queste caratteristiche del problema vista l’abbondante e variegata discussione in corso, ciò a testimoniare una sorta di “ritorno del rimosso” di tutto ciò cui si è prestata una cultura politica che oggi di fatto tace, nonostante l’estenuante ed estenuata espressione di “buona volontà ” variamente formulate”.

Sicché, detto con franchezza, l’effetto complessivo della discussione in corso, pur presentandosi con i caratteri della pluralità di voci e di contenuti, somiglia alla famosa ruota del criceto sulla quale il simpatico animale consuma l’inganno di una corsa in una estenuante e pavloviana staticità.

Sappiamo tutti “cosa” muove quella ruota e “cosa” essa esige, e tuttavia si continua a rispondere con tardivi algoritmi novecenteschi che, come molta odierna filosofia, non “muovono più niente”.

Salvo assecondare quelle “ingiunzioni” politiche che non esprimono solo la prevalenza dell’economico sul politico, ma sono esse stesse le forme del futuro della sanità e non solo di questa.

Salvo mettere mano a una autentica “riforma delle coscienze” che colga che “crisi sanitaria” è dal lato dell’utenza pubblica, non certo dal lato della sua ristrutturazione in senso privatistico.

Il futuro è questa sfida: tra il dormiveglia su questo punto e la consapevolezza che ” la salute non è una merce…..per pochi” .

Luigi Ferrara
Operatore socio-sanitario Area riabilitazione psichiatrica, Asst Sacco, Milano

17 Aprile 2023

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