Gentile Direttore,
La istituzione della laurea magistrale in Scienze Infermieristiche Specialistiche nelle Cure Primarie e Infermieristica di Famiglia e Comunità rappresenta un passaggio importante nell’evoluzione della formazione infermieristica italiana. Non si tratta soltanto dell’attivazione di un nuovo percorso accademico, ma dell’occasione per riflettere sul significato stesso delle cure primarie e sulle competenze che oggi devono caratterizzare i professionisti chiamati a operare nel territorio.
Tra queste competenze una merita particolare attenzione: la competenza palliativa.
Negli ultimi anni il rapporto tra cure primarie e cure palliative è stato spesso oggetto di interpretazioni non sempre coerenti. Da un lato si è continuato a identificare le cure palliative quasi esclusivamente con l’assistenza al fine vita o con l’attività degli hospice; dall’altro, il riconoscimento delle cure palliative come componente delle cure primarie è stata talvolta interpretata come una sovrapposizione tra i due ambiti.
In realtà, il paradigma proposto dalla Dichiarazione di Astana del 2018 conduce a una conclusione diversa.
Le cure primarie comprendono un insieme di competenze che accompagnano la persona lungo tutto il percorso della malattia, dalla prevenzione alla diagnosi, dalla cura alla riabilitazione, fino alle cure palliative. Ciò significa che ogni professionista delle cure primarie dovrebbe possedere una formazione di base nell’approccio palliativo che gli consenta di per riconoscere precocemente i bisogni palliativi, controllare il dolore e i sintomi più frequenti, comunicare con il paziente e la famiglia, contribuire alla pianificazione delle cure e attivare tempestivamente una rete assistenziale. Adeguata ai bisogni.
Queste competenze non identificano il palliativista. Rappresentano invece il patrimonio culturale minimo richiesto a chiunque operi nelle cure primarie.
È qui che occorre evitare un equivoco. Le cure palliative costituiscono una disciplina autonoma, con un proprio corpo di conoscenze, competenze e responsabilità cliniche. La gestione dei sintomi refrattari, della sofferenza multidimensionale, delle problematiche etiche e decisionali, delle situazioni ad alta complessità assistenziale richiede una formazione specialistica dedicata che non può essere acquisita nel solo percorso delle cure primarie.
La distinzione, quindi, non è tra “cure primarie” e “cure palliative”, ma tra competenza di base all’approccio palliativo e competenza palliativa specialistica.
La prima appartiene alla formazione di tutti i professionisti della salute e comprende i principi dell’approccio palliativo, il riconoscimento precoce dei bisogni, il controllo dei sintomi più frequenti, la comunicazione con la persona e la famiglia e l’attivazione appropriata della rete dei servizi. . La seconda identifica il percorso di chi sceglie di dedicare la propria attività professionale alle cure palliative.
Questa distinzione è importante anche dal punto di vista formativo.
La nuova laurea magistrale in Infermieristica delle Cure Primarie non nasce per formare infermieri specialisti in cure palliative, né per sostituire la formazione di base già acquisita nel corso di laurea triennale.
Il suo obiettivo è sviluppare competenze avanzate nell’integrazione dell’approccio palliativo all’interno delle cure primarie, preparando professionisti capaci di identificare precocemente i bisogni della persona con fragilità, cronicità e malattie evolutive, realizzare un assessment multidimensionale, promuovere la pianificazione condivisa delle cure, garantire la continuità assistenziale e riconoscere tempestivamente quando la complessità richiede l’intervento della rete specialistica di cure palliative.Chi ha vissuto la nascita e lo sviluppo delle cure palliative nel nostro Paese ricorda come, per molti anni, l’attenzione sia stata giustamente rivolta alla costruzione di una disciplina autonoma, capace di affermare una propria identità scientifica, organizzativa e professionale. Era una fase necessaria: senza una chiara definizione della specificità delle cure palliative, sarebbe stato impossibile sviluppare servizi dedicati, programmi formativi e competenze specialistiche.
Oggi, tuttavia, il contesto è profondamente cambiato. L’invecchiamento della popolazione, la diffusione delle malattie croniche evolutive e la crescente complessità assistenziale richiedono che la cultura palliativa esca dall’ambito esclusivo dei servizi specialistici e diventi patrimonio comune di tutti i professionisti che operano nelle cure primarie. Questo non indebolisce l’identità della disciplina, ma la rafforza. Una disciplina matura non si misura soltanto dalla qualità dei propri specialisti, ma anche dalla capacità di trasmettere i propri principi fondamentali a tutto il sistema sanitario.
La nuova laurea magistrale Scienze Infermieristiche Specialistiche nelle Cure Primarie e Infermieristica di Famiglia e Comunità rappresenta quindi un’occasione storica per compiere questo passaggio culturale. Non per formare palliativisti, né per sostituire la formazione di base già acquisita nel corso di laurea triennale, ma per sviluppare competenze avanzate nell’integrazione dell’approccio palliativo nella presa in cura delle persone con fragilità, cronicità e malattie evolutive e, al tempo stesso, di riconoscere tempestivamente quando la complessità clinica e assistenziale richiede il coinvolgimento della rete specialistica di cure palliative.. Su questa base comune potrà poi svilupparsi, attraverso percorsi dedicati, la formazione dello specialista in cure palliative.
Questo corso di Laurea offre, pertanto, una opportunità che va oltre la revisione di un ordinamento universitario. Essa consente di chiarire definitivamente il rapporto tra cure primarie e cure palliative, superando un’ambiguità che ha accompagnato per molti anni l’evoluzione della disciplina.
Le cure palliative rimangono una disciplina autonoma, con un proprio percorso formativo specialistico, indispensabile per la gestione dei bisogni complessiNon si tratta di due discipline né di due modelli assistenziali contrapposti, ma di un unico percorso di cura sostenuto da una progressione di competenze
In questa prospettiva, la laurea magistrale in Scienze infermieristiche nelle Cure Primarie può diventare lo spazio formativo nel quale si realizza concretamente la visione proposta dalla Dichiarazione di Astana: professionisti delle cure primarie capaci di integrare l’approccio palliativo nella pratica quotidiana e, allo stesso tempo, di riconoscere quando la complessità richiede l’intervento dello specialista. È anche questa una strada per superare quella room for confusion richiamata da Marie Fallon molti anni fa ma che evidentemente fa ancora capolino oggi nel dibattito su questi temi. E costruire un modello formativo coerente con i bisogni di salute del nostro tempo.
Guido Biasco, Professore Alma Mater, Oncologia Medica, Università di Bologna
Maria Grazia De Marinis, Professoressa Ordinaria, Scienze Infermieristiche, Campus Biomedico, Università di Roma
Raffaella Pannuti, Presidente, Fondazione ANT Franco Pannuti, ETS, Bologna