La legge delega per il riordino del Ssn va ritirata

La legge delega per il riordino del Ssn va ritirata

La legge delega per il riordino del Ssn va ritirata

Gentile Direttore, il risultato di ieri del referendum dimostra l’attaccamento degli italiani alla Costituzione, a partire dai più giovani.

Gentile Direttore,

il risultato di ieri del referendum dimostra l’attaccamento degli italiani alla Costituzione, a partire dai più giovani. Tutela della costituzione che passa anche per la difesa dell’Articolo 32 della Costituzione, quello che recita che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” Questo articolo non è tenuto in adeguata considerazione dal ddl delega per il riordino del SSn, di cui si trova tutta la documentazione nel sito del Senato.

Ho già dedicato diversi interventi qui su Qs a questo ddl, di cui l’ultimo dedicato a una analisi di dettaglio della parte dedicata alla assistenza ospedaliera, la parte più cospicua, quella in cui si prendono i maggiori impegni e l’unica che prevede un impegno economico. Del resto non è un caso che nel sito del Senato l’Atto in questione, il n. 1825 della XIX legislatura, venga classificato con il sistema Teseo come “SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, OSPEDALI”. Leggiamo su Qs del 16 marzo  che adesso “L’iter parlamentare prevede che gli schemi di decreto siano trasmessi alle Camere, le quali hanno trenta giorni per esprimere un parere prima che il governo possa procedere autonomamente.”

Ritengo che tutto il mondo della sanità pubblica dovrebbe prendere posizione contro questo ddl chiedendone il ritiro perché non rispetta (“rispettare” per la Treccani vuol dire tra l’altro “Osservare, eseguire, con cura fedele e attenta, ordini, regole, norme e prescrizioni) forma e sostanza dell’Articolo 32 della Costituzione nonostante quanto affermato nella analisi tecnico-normativa allegata al ddl. In questa relazione si afferma all’inizio che “l’intervento intende garantire effettività nella tutela della salute, in coerenza con il disposto di cui all’articolo 32 della Costituzione” per poi proseguire  con una interminabile frase infarcita di espressioni gergali che esprimono in purezza un approccio alla scrittura civile opposto a quanto raccomandato da Gianrico Carofiglio nel suo “Con parole precise. Manuale di autodifesa civile”. Riporto per intero questa frase che si commenta da sola “tenendo conto in particolare delle esigenze di aggiornamento e di revisione sistemica della governance del sistema sanitario italiano, la cui architettura istituzionale di riferimento, quale imprescindibile riferimento a presidio delle condizioni di universalità, equità e solidarietà dell’assistenza sanitaria che caratterizzano anche al livello internazionale il nostro sistema Paese, richiede la revisione di alcuni elementi strategici del sistema, con particolare riferimento alla centralità della persona e alla prossimità nell’accesso alle cure, nonché alla sicurezza e qualità delle prestazioni erogate in condizioni di sostenibilità non solo economico-finanziaria del Servizio sanitario nazionale, sia nell’area dell’assistenza territoriale sia nell’area dell’assistenza ospedaliera”.

In questa frase di cui mi scuso (anche se non dovrei essere io a scusarmi) c’è un anticipo di quella caratteristica che mi fa dire che il ddl non rispetta in alcun modo la forma dell’articolo 32 e più in generale della intera Costituzione, che è notoriamente bella anche nel modo in cui è scritta: è scritto male con passaggi spesso non chiari che ammettono più interpretazioni o a volte nessuna interpretazione. Ne cito diversi nel commento che ho fatto qui su Qs della parte dedicata alla assistenza ospedaliera.

Ma è soprattutto nella sostanza che il ddl tradisce lo spirito dell’articolo 32 in quanto:

  • omette completamente l’ambito della prevenzione e della promozione della salute;
  • privilegia in forma smaccata la assistenza ospedaliera (ricordiamoci della classificazione del ddl fatta col sistema Teseo) cui dedica gran parte dello spazio, cui destina specifiche risorse  e per la quale fornisce specifiche indicazioni quale la previsione degli ospedali di terzo livello e degli ospedali elettivi;
  • lascia intendere la possibilità di centralizzare il governo dei super ospedali cui vengono destinati a partire dal 2026 30 milioni, già messi da parte con congruo anticipo nella manovra di bilancio 2026, finanziamento che a regime costerebbe al Ssn senz’altro molto di più visto che al solo Bambino Gesù sono stati destinati con la stessa manovra 2026 120 milioni extra produzione in più all’anno che si aggiungono a un sistema tariffario premiante;
  • i super ospedali privilegiano le grandi strutture private e quelle con una componente universitaria e aumenteranno i flussi di mobilità da Sud a Nord perché nulla si dice su come le attività di queste strutture verranno trasferite in direzione contraria;
  • l’ospedalità privata verrà premiata anche attraverso il riconoscimento degli ospedali elettivi, e cioè quelli per acuti senza Pronto Soccorso, una tipologia di ospedali che in Italia è rappresentata quasi esclusivamente da Case di cura private;
  • per la assistenza territoriale si elencano i temi chiave senza alcun impegno economico prevedendo che per l’area della salute mentale, della neuropsichiatria infantile, delle dipendenze patologiche e della salute nelle carceri i miglioramenti deriveranno dalle misure riorganizzative (questo punto è addirittura offensivo nei confronti di chi vive e soffre questi problemi e di chi lavora in questi ambiti).

Un ddl con queste caratteristiche non rispetta nel modo più assoluto e chiaro quanto previsto nell’articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” Per questo il ddl va ritirato e non emendato e per questo ci dovremmo essere un movimento a sostegno di questa posizione.

Claudio Maria Maffei

24 Marzo 2026

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