La legge di riforma della sanità lombarda: ci siamo persi nell’osteopatia

La legge di riforma della sanità lombarda: ci siamo persi nell’osteopatia

La legge di riforma della sanità lombarda: ci siamo persi nell’osteopatia

Gentile Direttore,
come Presidente dell'Associazione Italiana Fisioterapisti – Regione Lombardia ho seguito tutto l'iter della Riforma del SSR lombardo dall'emanazione del Libro Bianco fino agli ultimi emendamenti "entrati" in Consiglio Regionale e all'approvazione della Legge. La riforma ha, come sempre, luci e ombre; è innegabile tuttavia sia stato un grande lavoro su cui si sono confrontati in molti, ambendo a rivoluzionare il modo di fare sanità e salute della nostra Regione. La nostra valutazione della riforma della sanità lombarda non può però essere positiva.

In un momento in cui bisogna attingere a tutte le possibilità per migliorare la sostenibilità del nostro servizio sanitario, la legge di riforma lombarda non pare cogliere le possibilità di riorganizzazione della presa in carico reale e effettiva della persona assistita grazie alle potenzialità offerte dalle professioni sanitarie, come il fisioterapista. Dal punto di vista del cittadino, pare che ancora non si sia realizzato quel cambio di mentalità, su cui siamo molto in ritardo, che non colloca più il centro delle attività e la partenza dei percorsi nell'ospedale, ma che deve ribadire invece che "l'Assistito E' del Territorio" e che l'ospedale interviene solo in determinati momenti e per determinati bisogni. Invero, un invito in tal senso nella legge si scorge, ma sono ancora tutte da creare le connessioni con i servizi sociali, con le Associazioni dei malati, con gli ospedali, con i distretti, i POT, i PreSST, gli UCCP……una rete vasta e ad oggi soltanto virtuale.

In ogni caso i fisioterapisti lombardi, come tutte le professioni sanitarie, ci vogliono credere e vogliono contribuire da protagonisti al cambiamento (necessario). Alla politica e agli amministratori sanitari cogliere queste opportunità. Un po' dispiace: Regione Lombardia aveva la possibilità di lasciare un segno, di lanciare un messaggio al resto del Paese; speriamo (e operiamo per-) che sappia cogliere invece le opportunità di cambiamento che verranno -come oggi vengono- dalle iniziative spontanee dei professionisti e dalle buone pratiche, anche in assenza di quadri organizzativi generali chiari e coerenti. Da questo punto di vista, quindi, la legge lombarda non "riforma" moltissimo. Una sorpresa però l'ha garantita: la "promozione dell'osteopata".

Confesso di essere rimasto perplesso nel leggere l'art. 18, comma 3/d e non solo perché questi non è a oggi un professionista sanitario in Italia ma anche perché in nessun documento delle forze politiche di maggioranza ed opposizione, in tutti i mesi di discussioni post Libro Bianco, è mai stato nominato. Insomma, l'"osteopata lombardo" è figlio di una pensata dell'ultimo momento. E non poteva essere altrimenti, perché invece a un esame un minimo attento ci si sarebbe accorti che, seppure "nei limiti e nelle funzioni della Regione Lombardia", questa non può promuovere un professionista che non esiste. Diverso è il discorso invece sull'osteopatia, praticata di solito dai fisioterapisti e da qualche medico; forse la Regione intende promuovere l'attivazione di formazione specialistica, avanzata, in osteopatia per le professioni della salute che possono legalmente praticarla.

Insomma, l'osteopata non esiste ma l'osteopatia si e i fisioterapisti la praticano. E’ sicuramente ai fisioterapisti e ai medici che la Regione Lombardia si rivolge, dichiarando di voler promuovere "l'osteopata". Anche il Ministero della Salute ha chiarito senz'ombra di dubbio che l'attività dell'osteopata è da considerarsi attività sanitaria e come tale praticabile solo dai professionisti regolarmente abilitati. Ma si, dev'essere per forza così, altrimenti cosa dobbiamo pensare, che la Regione Lombardia (con soldi pubblici) promuova un'attività abusiva? O peggio, come il ROI si è affrettato a dichiarare, pensi di poter riconoscere una professione sanitaria, potestà invece statale?

Si perché la pratica sanitaria erogata da soggetti non abilitati per legge è esercizio abusivo, penalmente perseguibile, rappresentando un pericolo per la salute dei cittadini. In una legge che poteva (e forse può ancora) realmente cambiare tanto, qualcuno forse ha pensato alla promozione di un operatore sanitario…peccato che questo non esista.

Gianluca Rossi
Presidente Aifi Lombardia

19 Agosto 2015

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