La lotta al fumo e i segnali di debolezza del Ssn

La lotta al fumo e i segnali di debolezza del Ssn

La lotta al fumo e i segnali di debolezza del Ssn

Gentile Direttore,
ha fatto molto discutere, nelle scorse settimane, la proposta avanzata da AIOM, Associazione Italiana Oncologia Medica, di applicare una tassa di scopo sulle sigarette, aumentando di cinque euro il costo dei pacchetti.

I dati sono chiari, e oggi sappiamo che il fumo è causa del 90% dei casi di tumore al polmone e che, in Italia, questa abitudine provoca oltre 93mila morti ogni anno con costi sanitari che superano i 26 miliardi di euro. Il messaggio di AIOM è chiarissimo: non esiste una soglia sotto la quale il fumo non sia dannoso; quindi, non si tratta di fumare tanto o poco, si tratta di far comprendere come il tabagismo sia un fattore di rischio che riguarda non solo il tumore al polmone ma anche per altre neoplasie, nonché le malattie cardiovascolari e respiratorie.

Questa proposta, si diceva, ha acceso un dibattito tra istituzioni, stakeholders e cittadini perché se da una parte mira a disincentivare il consumo di tabacco, dall’altra punta, in quanto riferibile a una tassa di scopo, a generare nuove entrate fiscali.

Si tratta dunque a tutti gli effetti di un intervento a tutela della salute pubblica ma, se si guarda più da vicino, deve essere letto anche come un campanello d’allarme per la crisi sempre più evidente del nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

L’aumento del costo delle sigarette non è una novità; nel corso degli anni, numerose sono state le iniziative simili, con l’obiettivo di ridurre l’incidenza del fumo e di raccogliere fondi per finanziare progetti di prevenzione e cura delle malattie legate al tabagismo. Ma oggi, più che mai, l’insistenza su questo tipo di misure sembra sottolineare una preoccupante debolezza strutturale del SSN. Non si tratta solo di ridurre il consumo di tabacco, ma di reperire risorse per un sistema sanitario che fatica sempre di più a stare al passo con le crescenti esigenze della popolazione.

Il SSN, da decenni considerato un pilastro del welfare italiano, si trova oggi di fronte a sfide senza precedenti. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche e la mancanza di risorse adeguate mettono a dura prova un sistema già sovraccarico. Le lunghe liste d’attesa, la carenza di personale medico e infermieristico e i tagli continui al budget sono solo alcuni dei segni evidenti di una parabola discendente che, negli anni, è stata spesso sottovalutata.

Occorre una riflessione profonda su come finanziare in modo sostenibile il nostro sistema sanitario. Il SSN ha bisogno di riforme strutturali, non solo di interventi palliativi. Solo così si potrà garantire a tutti i cittadini il diritto a una salute pubblica, equa e accessibile.

Va ricordato che i tagli al finanziamento pubblico l’aumento della domanda di servizi, stanno spingendo molti utenti a rivolgersi al settore privato per accedere a cure più tempestive; se il sistema pubblico viene spesso criticato per la burocrazia, la lentezza delle procedure, e la gestione non ottimale delle risorse, il privato, con il suo approccio più orientato al mercato, viene per lo più ritenuto in grado di gestire in modo più flessibile ed efficiente le risorse, con un impatto positivo sulla qualità delle cure.

La discussione verte dunque sulla dicotomia fra la teorica garanzia dell’universalità delle cure promessa dal pubblico, e l’efficienza e tempestività offerte dal privato che, indubbiamente, sta guadagnando rapidamente terreno.

In questa corsa di velocità però, sarebbe riduttivo vedere lo scatto in avanti del pubblico come la particolare abilità del settore di sfruttare la domanda di bisogno di salute: non è il privato che sta cannibalizzando il pubblico, ma è quest’ultimo che sta perdendo terreno a causa di mancanza di risorse e della loro gestione non ottimale,

In effetti, in concomitanza con la pandemia da SARS-CoV-2, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha stanziato circa 20 miliardi di euro per la sanità, con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza territoriale e la digitalizzazione del sistema, ma l’effettiva implementazione di queste riforme richiede un miglioramento della governance del settore pubblico per evitare sprechi e inefficienze, governance della quale vedremo, forse, a medio e lungo termine gli esiti.

In questo contesto in cui il pubblico arranca, si rischia però di perdere di vista l’eccellenza che il Servizio Sanitario rappresenta in termini di cura di patologie a oggi molto impattanti nel nostro Paese. Si prenda, a titolo di esempio, proprio l’ambito oncologico.

Il notiziario AIOM indica nel 2023 una stima delle nuove diagnosi di tumore pari a 395.000 unità: 208.000 diagnosi negli uomini e 187.000 nelle donne, con un incremento di 18.400 diagnosi dal 2020, dovuto verosimilmente allo stallo che la pandemia ha imposto agli screening. Si stima inoltre che per i prossimi vent’anni le nuove diagnosi oncologiche aumenteranno, ogni anno, dell’1,3% negli uomini e dello 0,6% nelle donne. Non sono numeri, sono persone che vengono prese in carico dal pubblico, sostenute da un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ben funzionante, nonostante le sfide che il sistema sta affrontando. Ben vengano dunque le iniziative di stampo palliativo, ma che siano utili a chi governa per comprendere che il sistema sanitario va rifondato ora, e in modo strutturale.

Rosaria Iardino
Presidente Fondazione The Bridge

29 Ottobre 2024

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