La mia odissea, di malato spezzino

La mia odissea, di malato spezzino

La mia odissea, di malato spezzino

Gentile Direttore,
meno male che in Italia esiste la sanità pubblica e ne approfitto per ringraziare il personale sanitario della ASL 3 che mi segue in modo eccellente. Un tempo avrei scritto ASL 5 ma all’ospedale Sant’Andrea a quanto pare c’è il tutto esaurito e com’è noto il famigerato ospedale Felettino è scomparso nelnulla. Soluzione: on the road sanitario.

Noi spezzini siamo esperti nell’arte del mugugno e, per carità, c’è sempre chi sta peggio quindi eviterò almeno per il momento di lamentarmi.

Però…
– Sveglia intorno alle 4 del mattino ma non lamentiamoci perché c’è chi si alza prima.

– Viaggio in auto di 100 km circa per fare una terapia, non una visita mordi e fuggi ma una terapia lunga diverse ore, faticosa e protratta nel tempo, molto tempo (o almeno si spera visto che grazie ai tagli non è detto che prima o poi mi caccino anche dal nuovo centro), causa malattia degenerativa.
Ma non lamentiamoci c’è chi sta peggio.

– In autostrada lavori in corso perenni, cessi degli autogrill non sempre limpidissimi, idioti al volante tanto la stradale che paghiamo con le nostre tasse non passa mai, pioggia, sole, caldo, freddo, nebbia, allerte meteo di vari colori, benzina che aumenta, pedaggio con accise ma siamo ancora all’alba quindi troppo presto per lamentarsi. Poi non scordiamo che c’è sempre chi sta peggio.

– Arrivo a Genova in zona ospedale, solita lotta per trovare parcheggio, giusto il tempo per una pisciata e poi ago nel braccio per diverse ore ma non lamentiamoci va bene così.

– Finita la terapia mi rifaccio, stanco morto, dolorante e mezzo rincoglionito dai farmaci, altri 100 deliziosi km circa con rock a manetta per tenermi vigile e non stamparmi contro qualche muro. A coloro che stanno pensando perché non uso i mezzi pubblici ricordo che non viviamo in Germania o in Scozia ed evidentemente queste persone non hanno mai vissuto la gratificante esperienza di viaggiare in Italia, trovandosi in condizioni fisiche precarie, su treni e bus affollati e spesso in ritardo. Almeno usando l’auto posso accostare ed eventualmente in caso di necessità vomitare in libertà.
– Rientro nella giuridisdizione ASL 5 nel tardo pomeriggio, pedaggio, solita lotta per trovare parcheggio, doccia, letto.

E pensare che avrei potuto fare tutto ciò semplicemente prendendo il fottuto bus n.3 direzione Felettino, come facevo anni fa, risparmiando soldi, tempo, rischi di incidenti e soprattutto evitando sforzi per me massacranti, ma oggi al posto di quell’ospedale ci sono progetti, soldi buttati nel cesso e soprattutto tante belle promesse non mantenute.

Oppure ancora meglio avrei potuto fare una passeggiata a piedi fino al Sant’Andrea ma per carità da spezzino non pretendo il privilegio di sfruttare l’ospedale della città per potermi curare.
Ci mancherebbe altro, noi spezzini dobbiamo soffrire il più possibile.

– E pensare che c’è chi sulle sventure altrui ci campa alla grande.
– E pensare che c’è chi afferma la necessità di chiudere i piccoli ospedali per concentrare le cure nei grossi centri.
– E pensare che c’è chi appena è salita al trono del potere si è affrettata a dichiarare che non sacrificheremo più la libertà per la salute. Ora infatti sacrifico sia la libertà che la salute.

Chi comanda non ha la percezione della vita reale oppure ce l’ha eccome ma evidentemente a questi di chi sta peggio di loro non gliene frega assolutamente nulla.

Saluti da un vero spezzino.

Gabriele Grandinetti

30 Ottobre 2023

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